Vi presento Battel, il nazista che salvò gli ebrei

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La storia in breve: Albert Battel, un ufficiale tedesco di servizio presso la Wehrmacht durante la Seconda Guerra Mondiale, diede l’ordine alla sua intera divisione di proteggere gli ebrei e minacciò le SS di aprire il fuoco su di loro se si fossero azzardate a oltrepassare il ponte che collegava il ghetto ebreo con la città.

Siamo nel 1942, il 26 luglio. Battel sta nella città di Przemysl, nella Slesia prussiana, d’istanza come ausiliario al comando. Cinquantunenne, annua l’inizio dell’operazione tedesca delle SS di ripulire i ghetti ebrei “liquidando” gli abitanti. Quando intravede le camioncine cariche di soldati armati che si avvicinano, ordina di chiudere il ponte, unica via di accesso al ghetto, circondato da un fiume. Le SS non comprendono l’atto, continuano ad avvicinarsi e lui intima loro di fermarsi o avrebbe aperto il fuoco. Dichiarò che gli ebrei erano sotto la protezione della Wehrmacht  e che non sarebbero stati oggetto di trasferimenti, esecuzioni e deportazioni.

Questo bastò a fermare immediatamente il gruppo di pulizia etnica che aspettava a quel punto ordini da Berlino.

Durante la giornata, diversi camion dell’esercito tedesco entrarono nel ghetto, caricarono 100 ebrei e riuscirono a salvarli dai campi di concentramento. Coloro che non ci salirono e che non potettero, vennero deportati il giorno successivo a Belzec.

Quando i fatti vennero comunicati ala Gestapo, si aprì un’indagine a suo carico, che si chiuse con la revoca della tessera del Partito Nazista e l’espulsione, avvenuta nel 1944 con rimozione dall’esercito anche per cause di salute. Himmler, noto gerarca nazista, in lettere riservate invitava al suo arresto alla fine della guerra.

Battel non venne giustiziato, ma visse solo fino al 1952, a causa di una malattia cardiaca.

 

Battel

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