Terza guerra mondiale: è appena iniziata in Siria?

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(In diretta dall’ESC School of Business)

Chissà se nel 1914 e nel 1939 i vari Paesi in conflitto avessero cognizione delle conseguenze delle loro azioni. Erano coscienti o no del meccanismo che avrebbero messo in moto? Avevano una benché minima idea della carneficina che si apprestavano a compiere?

Probabilmente, nel 1939 sì. Quando gli Alleati dichiararono guerra all’Asse, nessuno in realtà si mosse per mesi. Durante la guerra fredda, tutti si spiavano e tiravano gomitate sotto il banco, ma nessuno ebbe il coraggio di iniziare (fortunatamente).

Oggi siamo in una situazione simile. Cambia lo scenario, ma gli ingranaggi che muovono nazioni le une contro le altre sono i medesimi. Ci troviamo in Siria, Paese stravolto dalla Primavera Araba, movimento che chiedeva più diritti e democrazia, ferocemente represso dal regime dittatoriale di Bashar Al-Assad. Si è mossa allora la comunità internazionale, in un complicato girotondo di veti contrapposti.

Poi è arrivato l’ISIS, nato dalla fusione di due gruppi terroristi (Al Nusra e ISIL), che cerca di conquistare territori per lo Stato Islamico. Al momento, in Siria, ci sono:

  1.  i filo governativi, che combattono per Bashar Al-Assad
  2. i loro antagonisti
  3. l’ISIS che vuole ammazzarli entrambi.

In più, a combattere l’ISIS ora ci sono:

4. USA
5. Russia

Stati Uniti e Federazione Russa si sono impegnate nell’abbattimento dello Stato Islamico, perché minaccia profondamente gli equilibri in Medio Oriente. Tutto bene, quindi? Non proprio.

Recentemente, le operazioni militari hanno destato qualche sospetto. Da occidente arrivano accuse alla Russia di aiutare i filogovernativi, più che abbattere l’ISIS. Dall’altra parte invece si attribuisce agli americani gli aiuti agli antagonisti.

Poi ci si è messo di mezzo l’IRAN, a supporto di Bashar Al-Assad, che ha spedito due giorni fa le truppe di terra. E Reuters racconta il tutto con un certo stupore.

Sembra che aerei da guerra russi abbiano bombardato un campo di addestramento truppe antagoniste istruite dalla CIA.

Citando Reuters: “Iran troops to join Syria war, Russia bombs group trained by CIA

L’America e la Russia quindi si trovano con un nemico dichiarato in comune ma con amici molto differenti, ed è lì il nocciolo della questione.
Mosca tiene a mantenere Assad al suo posto in quanto ultimo alleato in medio oriente di rilievo, per cui si è mossa anche Teheran; Washington invece punta ad aiutare (e armare) i ribelli.

Il meccanismo che potrebbe innescarsi con l’invasione iraniana è molto pericoloso e contagioso. Bisogna fare attenzione; Ma l’eminenza che più di ogni altra rimane alla finestra, osservata a stretto giro, in attesa di sviluppi è la Cina.

Occidente contro Oriente

Se è vero che nel blocco occidentale quelli più attivi sono gli americani, a est troviamo di nuovo il Cremlino come contrappeso, ma molto depotenziato. Questo calo del petrolio gli ha letteralmente levato la terra da sotto i piedi, facendo passare l’Orso Russo da una crescita del 4% ad una recessione del 2% nel giro di un estate. Questo perché la sua forte dipendenza di bilancio dalle materie prime che esporta l’ha reso estremamente vulnerabile all’aleatorietà del mercato. Sempre più a Est, però, c’è la Cina pronta a raccogliere il testimone. Sa bene che gli USA sono la potenza egemone e deve trovare un modo di salire sul podio senza provocare fratture o crisi diplomatiche che potrebbero costarle caro.

Non per questo però ha intenzione di tenere il capo chino: si guardi cosa compie con le propriee fregate “in esercitazione” lungo le coste siriane o come si comporta la sua aeronautica sulle isole Senkaku/ dayodao, oggetto di disputa territoriale con il Giappone.

Infatti la Siria potrebbe essere l’incipit di un più grande conflitto

Le Guerre Mondiali sono diventate tali per una ragione: i paesi belligeranti coprivano quasi tutti i continenti. E ora, con questo conflitto in Medio Oriente? Siamo nella stessa situazione. Si muove l’America, la Russia, la Cina, l’IRAN e forse l’Europa. Se dovesse iniziare un conflitto tra gli ultimi delle alleanze, anche i primi sarebbero tirati dentro. E si andrebbe verso la trappola di Tucidide, tra USA e Cina.

La trappola di Tucidide: USA e Cina si faranno la guerra?

La situazione, stilizzata, è questa. Una potenza egemone ha tutto l’interesse che si mantenga lo status quo. Chi cresce in questo status quo e diventa abbastanza forte da cambiarlo, ha tutto l’interesse a farlo.
Come si conciliano questi interessi? Spesso con la forza. Un esempio? Atene e Sparta. Da cui il filosofo trasse le massime per la sua trappola. Sparta era potenza dominante, Atene crescente. Atene si costruì una flotta enorme per gestire il traffico marittimo e il commercio, Sparta alla fine le dichiarò guerra. In questo caso la vinse, ma si rese preda (apparentemente) facile dei persiani.
Negli ultimi 500 anni si sono riproposte 15 volte queste situazioni. E in ben 12 casi lo sfogo delle tensioni diplomatiche è stata la guerra, che ha ristabilito – a caro prezzo – gli equilibri.

Nell’analisi di Harvard Belfer Centre si ripercorrono tutti gli eventi:

Per quel che è dato sapere dai dati ufficiali (che in Cina sono moderatamente affidabili, pare), Pechino ha superato Washington in numerosi campi: manifattura, export, commercio estero, risparmi, detentore del debito pubblico stesso degli Stati Uniti, nazione ricevente IDE, utilizzatore di energia, importatore di petrolio, produttore di carbone (emissioni) e acciaio, produttore di automobili, mercato per gli smartphone, per i beni di lusso, per utenti internet, per il computer più veloce, per essere il motore dell’economia globale, economia. In tutti questi campi la Cina ha (ufficialmente) sorpassato gli Stati Uniti. E sta avanzando in progetti ambiziosi di nuove tecnologie militari, a cui il Pentagono risponde con programmi DARPA altamente riservati. E che i cinesi cercano di leggere ogni tanto, dato il numero di attacchi che Washington è costretta a subire e che ogni volta lamenta.

L’NSA è riuscita anche ad invidividuare lo stabile di numerosi hackeraggi a compagnie e siti dell’amministrazione: è una cosa pubblica, si trova a Shangai, l’unità 61398.

L’aggressività cinese è anche supportata da una crescita enorme:
(dati IMF)

Nel 1980 l’economia cinese era inferiore a quella dell’Olanda. L’anno scorso l’incremento è stato pari all’intera economia dei Paesi Bassi.

La Cina quindi da potenza crescente minaccia lo status quo statunitense, ma non è detta l’ultima parola. Gli americani sono un popolo sostanzialmente rozzo, senza storia. Ma non sono affatto stupidi: benché abbiano di fatto dato da mangiare alla Cina per anni, facendola diventare quello che è diventata, non gli hanno concesso molto a livello di tecnologie core, di cui gli Stati Uniti continuano ad essere leader (con l’occidente). Computer, informatica, tecnologie smart: gli USA continuano a mantenere il primato e ad investire. Inoltre gli USA investono ogni anno una parte enorme del bilancio federale in difesa e armamenti: l’equivalente dell’80% dell’intero bilancio dello Stato italiano va solo al Pentagono. Si parla di centinaia di miliardi.

In più, la Cina sta attraversando un periodo molto complesso e non è affatto detto che ne esca bene. L’economia rallenta e non riuscirà a mantenere i “ritmi occupazionali” che la popolazione si aspetta. Un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori comporta costi aggiuntivi e rende la Repubblica Popolare meno attraente per gli investimenti. Anzi: molte compagnie cinesi delocalizzano verso paesi ad ancora più basso costo. La recente mossa della Banca Centrale di Pechino di tagliare il valore della moneta, dalla detta alla fatta, è sinonimo di nervosismo e di mancanza di alternative, in una situazione molto complessa. La Cina è andata avanti negli ultimi 20 anni grazie ad una valuta tenuta scientificamente bassa, facendo di fatto concorrenza scorretta (ma accettata in tutto il globo) a tutti gli altri paesi.
In più, la classe dirigente profondamente corrotta (soprattutto quella di medio livello amministrativo) le pone seri problemi, così come le disuguaglianze e la crisi demografica che si appresta a flagellare l’ex impero celeste. Insomma, si prevedono fuochi d’artificio.

Per tornare quindi al punto principale, la Siria può essere un detonatore molto pericoloso. USA e Cina si studiano da tempo e l’unica cosa sicura è che un conflitto del genere probabilmente sarebbe, parafrasando Einstein, l’ultimo fatto con armi tecnologicamente avanzate. Quello dopo sarebbe fatto nuovamente con sassi e bastoni.

 

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