Telecom Vivendi, l’offensiva francese e la trincea italiana. La necessità di fare sistema.

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Ci siamo, arrivano le grandi manovre Telecom Vivendi. Si inizia con quasi il 9%, voci parlano di un balzo al 15% a breve.

Mentre Renzi si sta sbarcamenando per cercare di muovere la Cassa Depositi e Prestiti per mettere un piedino(one) in Telecom come Stato, vista la rilevanza che andranno a coprire le telecomunicazioni nei prossimi anni (si pensi alle ICT), i francesi si muovono con celerità. Già l’anno scorso la loro banca statale era entrata in Telecom.

I piccoli azionisti, che saranno piccoli ma non sono scemi, si pongono qualche domanda che si sarebbe dovuto porre anche qualcun altro in quel di Roma.

“I piccoli azionisti nutrono qualche dubbio sugli obiettivi che il Presidente Bollorè e la sua Vivendi intendono perseguire”. “Perché – si chiede – salire fino al 15% in Telecom Italia dopo avere venduto solo poco tempo fa tutte le partecipazioni nel settore Tlc?  È casuale l’interesse dichiarato di Orange? E l’investimento della Caisse des Depots uscita allo scoperto nell’ultima assemblea ? E quale sarà questa volta l’atteggiamento di Mediobanca, regista sia dell’OPA di Colaninno che dell’operazione Telco? E Generali che prima dichiara di voler dismettere un asset no core e poi afferma “vediamo”? È proprio infondato il sospetto che si voglia costruire intorno a Vivendi un nuovo nucleo di controllo, una sorta di Telco 2?”

Telecom-Italia

Oramai la Francia ci considera terreno di conquiste. A ripensare come ci trattarono durante la nostra campagna acquisizioni anni ’90 (vedi: Pirelli, De Benedetti, ENEL, ecc..), viene proprio da dire: siamo una banda di imbecilli.

Giuseppe Recchi, napoletano, classe 1964

Giuseppe Recchi, napoletano, classe 1964

 

Da silurare immediatamente il Presidente della società, Recchi, che aveva avuto il lampo di genio: “Siamo una public company: chiunque può comprarci. Detto di fronte alla possibilità di un takeover ostile, è la lampante manifestazione della mancanza della visione strategica del Paese ai piani alti. Oggi ci siamo, domani vediamo!

Nave senza nocchiero, Italia: ecco cosa sei.  I francesi negli anni hanno portato a casa operazioni da capogiro, riuscendo ad espugnare marchi ed aziende invidiate in tutto il mondo solo perché non siamo riusciti a fare Paese. Certo, se il modo di fare politica punta sul “Dividi Et Impera“, non c’è da sorprendersi che vada tutto a scatafascio. In francia invece adottano il metodo testuggine: fare sistema. Tutti uniti, avanti insieme. “Dividi Et Impera” funzionerà bene nelle aule parlamentari, perché qualcuno a Roma si foga troppo su House of Cards e dimentica che la vita non è una fiction, ma nel mondo dell’economia, del pesce grande che mangia il pesce piccolo, se sei un pesce piccolo d’eccellenza, verrai mangiato. Questione di tempo. O mangi o sei mangiato. A meno che tu non ti unisca ad altri pesci piccoli d’eccellenza e faccia il culo a quadretti a chi ti viene contro. Potevamo farlo, possiamo ancora farlo, facendo pernio su imprese grandi che dovrebbero adottare il metodo holding.

In Francia ci sono grandi holding (Vivendi, per esempio, LVMH, Koering ex-PPR, per citarne alcuni) diversificate ma con economie di scopo (e di esperienza) rilevanti.

Gucci, Bottega Veneta, Loro Piana, Edison energia, Pucci, Fendi, Fiat Ferroviaria, Parmalat, Bulgari, Brioni, Pomellato, Richard Ginori.

Per dirne alcuni. È un problema se i francesi vengono e mettono denaro? No. Ducati dopo che è stata cullata da Audi, tramite Lamborghini, arriva sempre tra i primi nella MotoGp.

Il problema è la quantità, la capacità di un economia di andare avanti da sola e sviluppare personalità nell’ambito dell’economia, imporsi sui mercati internazionali senza passare da un Paese estero. Se guardate, spesso, nelle società acquisite, i direttori vengono dal Paese vincitore. Non è una questione da poco.  

Ci auguriamo però che le operazioni fatte dal governo riescano ad evitare che un altro pezzo, fondamentale, non finisca fuori dai confini e ci releghi sempre di più a una posizione di second’ordine a livello globale. 

Il numero uno di Vivendi, Vincent Bolloré.

Il numero uno di Vivendi, Vincent Bolloré.

L’attacco viene portato avanti da Vincent Bolloré, alfiere dei governi francesi, di qualunque colore. Ha collezionato poltrone importanti in Italia e punta a prenderne di nuove, per l’interesse suo e de là Repùblique. Ha avviato anche business innovativi qui: con Pininfarina ha fatto l’automobile Blue.

 

 

 

 

 

Telecom: Vivendi vuole salire fino al 14,9% per 1,4 miliardi (Les Echos)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 22 giu – Il gruppo francese Vivendi, che diverra’ a breve primo socio di Telecom Italia con l’8,3%, vuole aumentare la sua partecipazione fino al 14,9 per cento. Lo scrive oggi il quotidiano francese Les Echos confermando voci che circolano da giorni sui media. Il quotidiano transalpino aggiunge che per questa operazione la media company d’Oltralpe potrebbe pagare 1,4 miliardi di euro. Vivendi succede a Telefonica nell’azionariato di Telecom Italia a seguito della cessione della brasiliana Gvt al gruppo spagnolo, operazione che le ha portato in dote anche la quota nell’azienda italiana.
Cinque giorni fa si e’ tenuta invece l’ultima assemblea della holding Telco che controllava Telecom Italia e che ha decretato i passaggi dei pacchetti azionari ai singoli soci Telefonica, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Generali. Tassello fondamentale, quest’ultimo, per l’arrivo di Vivendi, al posto di Telefonica, nell’azionariato di Telecom.
Sim (RADIOCOR) 22-06-15 09:18:38 (0167) 3 NNNN

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