Scontri Ucraina: guerra aperta Russia Ukraina

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Continuano gli scontri Ucraina. Benché Russia abbia accettato trattato di pace, sarà da qui a mezzanotte che ci saranno gli scontri più duri

Chiunque pensasse che l’accordo di pace posticipato raggiunto da Ucraina e Russia ieri fosse un armistizio, beh, si è sbagliato alla grande.

L’errore della posticipazione

Un cessate il fuoco e zona cuscinetto, se applicate a termine, cioè a distanza dalle trattative, possono avere effetti tremendi nell’acuire gli scontri. Infatti, una volta che entra la tregua fissata, le linee si congelano. Cioè, se una forza riesce a guadagnare terreno entro il cessate il fuoco, quel terreno se lo tiene ed è protetto dai trattati.

Quindi da qui a mezzanotte voleranno bombe come mai nell’est dell’Ucraina.

E infatti i primi risultati si sono visti: il governo di Kiev denuncia scontri aperti e dalla chiusura dei trattati ha registrato ben 120 attacchi solo nelle ultime 24 ore: 5 attacchi l’ora, uno ogni 12 minuti. Lo stesso giorno dei trattati a Minks per la pace, l’Ucraina accusava la Russia di aver inviato 50 carri armati oltre il confine. Non solo, la Russia è stata accusata di aver attaccato i filo-governativi proprio nel momento della chiusura dei trattati. Questi russi!

 L’accordo di Minsk

L’accordo di Minsk prevede che alla mezzanotte di sabato scatti uno stop alle ostilità ed entro 14 giorni vengano ritirate le armi pesanti. Inoltre l’Ucraina sud orientale dovrebbe ricevere uno status speciale regonale, mantenendo così il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di Kiev.

È stata prevista una zona cuscinetto larga intorno dai 50 ai 70 km, in base al tipo di arma presente sul territorio: per l’artiglieria pesante, 50 km, per i lanciarazzi multipli 70. Inoltre i missili balistici a medio raggio dovranno essere messi a non meno di 140 km dal fronte. L’intesa prevede anche il ritiro delle truppe straniere dal territorio ucraino, così come i mercenari.

Un carro armato ucraino distrutto, fotografato il 9 febbraio 2015, 6 km a sud di Debaltseve.

Un carro armato ucraino distrutto, fotografato il 9 febbraio 2015, 6 km a sud di Debaltseve.

Debaltsene

Debaltseve è una città a nord est di Donetsk, in cui si teme una strage: la città sembrerebbe accerchiata e sarebbero stati inviate offerte di resa da parte dei Russi che tengono sotto scacco l’esercito ucraino intrappolato in città, tuttavia rifiutate. Se i militari di Kiev dovessero mantenere la posizione, probabilmente la città finirebbe ai filo-governativi, cosa che a Mosca nessuno vuole.

“Poroshenko non riconosce che l’esercito sia accerchiato – ha detto Putin – e la cosa lascia molti dubbi”.

Kramatorsk

A Kramatorsk intanto si è consumata una strage il 12 febbraio: le immagini, molto forti, non si contano su internet. Una pioggia di missili ha colpito la città provocando 17 morti e altrettanti feriti.

ucrain

Cosa avrebbero dovuto fare Merkel e Hollande?

La prima cosa che salta all’occhio nelle trattative che riguardano il futuro di un possibile membro dell’UE e del suo vicino, la Russia, è che l’Italia manca.

Non solo: manca anche l’UE! Federica Mogherini, lady pesc, alto rappresentante degli esteri dell’Unione Europea, si mostra al mondo per l’ennesima volta come “persona informata sui fatti” e niente più. Non conta. È stata sorpassata da suoi sottoposti (e azionisti), il Cancelliere e il Presidente francesce.

L’altra figura che manca è l’Italia, che vanta da sempre un rapporto sincero e vicino alla Russia. Renzi non ha ricevuto inviti a partecipare al meeting di Minsk né è stato tenuto al corrente. Un grande smacco in una situazione del genere, che sottolinea la maggiore marginalità internazionale a cui è rilegata l’Italia. Dalle stelle alle stalle insomma. Merkel e Hollande paladini dell’Unione, prime figure internazionali all’altezza di Obama e Putin (e Xi Jinping, presidente cinese). I Paesi come Italia, Spagna, UK, messi a sedere sulle tribune.

Dicevamo: cosa avrebbero dovuto fare Molland? La trattativa era complessa. La Russia non è un tipo con cui giochi facile. Sono abili scacchisti, giocano in maniera astuta e calibrano le mosse con precisione millimetrica. Persino Putin, che all’apparenza potrebbe aver agito d’impulso in Ucraina, ha calcolato tutte le mosse con freddezza e puntualità.

Gli obiettivi

Quali obiettivi avrebbe dovuto prefiggersi un trattato del genere?

a) Incompatibilità di interventi militari così vicini all’Europa con la nostra cultura e la nostra sicurezza.
b) Sovranità nazionale
c) Rispetto delle vite umane, niente corsa agli armamenti e cessate il fuoco

Cosa avrebbe dovuto dare in cambio l’Europa per queste cose?

d) Tutele ai russofoni (di carta, perché le avevano già)
e) Gratificazioni personali a Putin

Tutto considerato, quindi, l’accordo di Minsk mi pare un buon punto d’incontro. Bisognava intervenire di più su tematiche come il rispetto delle vite umane ed un cessate il fuoco immediato, anche magari scontando più “costi” per l’Ucraina.

Non dimentichiamoci che, ferme le condanne all’invasione, la Crimea era stata donata nel 1954 all’Ucraina dalla Russia guidata da Krusciov, quando ancora quella stava nell’Unione Sovietica, ed è rimasta al suo interno fino agli anni ’90. La Crimea è quindi Russia, etnicamente e demograficamente parlando.

 

 

 

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