Risposta a Renzi in merito all’intervista di Repubblica

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L’intervista a LaRepubblica inizia così:

“I DUE pesi e le due misure non esistono. “Ma stiamo scherzando? Ho sempre detto che un avviso di garanzia non può giustificare le dimissioni. E lo confermo”. Significa che Matteo Renzi non chiederà ai sottosegretari indagati di lasciare il governo. E non lo farà con il candidato in Campania De Luca, condannato in primo grado. Dopo la settimana dell’inchiesta Grandi Opere che ha travolto Lupi, il premier e segretario del Pd risponde alle accuse di doppiopesismo nel rapporto tra politica e giustizia.”

In una intervista che è la solita sviolinata con domande graffianti come cotton fioc, GOFFREDO DE MARCHIS (giornalista di Repubblica) inizia con una domanda apparentemente in salita:

(Matteo Renzi risponde)

Dopo le dimissione di Lupi, non tocca anche ai sottosegretari indagati? Cinque sono del Pd (Barracciu, Del Basso De Caro, De Filippo, Bubbico e Faraone) e uno del Ncd (Castiglione)?
“Assolutamente no”.

Fa la faccia feroce con gli esponenti di altri partiti e perdona quelli del suo?
Ho sempre detto che non ci si dimette per un avviso di garanzia. E se parliamo di faccia, le dico con sguardo fiero che per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato. Del resto, è scritto nella Costituzione. Se si dice che è la più bella del mondo, poi bisogna almeno leggerla, altrimenti non vale. Quindi perché dovrebbe dimettersi un politico indagato? Le condanne si fanno nei tribunali, non sui giornali: è un principio di decenza oltre che di buon senso “.

Questa è la linea del governo. Si aggrappa come un primate al ramo della non colpevolezza fino alla condanna, benché intercettazioni, indagini, situazioni facciano concludere che le indagini si concluderanno con condanne. Sempre che la legge non le depenalizzi, è chiaro.

Ora rispondo io a lui

Matteo caro, tu hai studiato giurisprudenza, quindi hai ben chiari i meccanismi della giustizia e ancora di più il principio a cui ti aggrappi, che è la base della democrazia. Sono d’accordissimo con le tue dichiarazioni riguardo le sentenze da fare sui tribunali e non sui giornali. È corretto e giusto, soprattutto.
Tuttavia, non ti puoi dimenticare che non vivi sotto una cupola di cristallo, in un Paese limpido e cristallino. Abiti in Italia, un Paese dalle enormi potenzialità ma che negli decenni, per colpa non sicuramente tua, è stato bacato fino al midollo da clientelarismo e corruzione.

Abiti nel mondo occidentale. Nel blocco occidentale. Fai parte della NATO. Fai parte dell’UE. Sei membro fondatore dell’UE, lo siamo tutti. Il nostro Paese soffre di enormi carenze di credibilità; perché, per colmarle e per cambiare passo, non inizi col copiare le best practices degli altri? Sulle dimissioni per esempio.

Leggendo che tu non chiederai mai le dimissioni per un avviso di garanzia, beh, ecco.. sale un po’ l’amarezza. Non ti distingui in alcun modo dai tuoi predecessori, e sicuramente non sei tu che farai decollare la prossima Repubblica. Sei nella seconda. All’estero le dimissioni sono cose serie. Atti dovuti per il bene collettivo.

La macchina della giustizia è composta da uomini, e quindi fallibile per natura. E non importa evocare il caso Tortora: la giurisprudenza è piena di esempi. Questo però non significa che tu debba difendere chi viene raggiunto da avvisi di garanzia, chi iscritto al registro degli indagati e chi viene fatto oggetto di sospetti su attività illecite: i rappresentanti delle istituzioni devono essere limpidi. E per essere limpidi non basta apporre una autodichiarazione patrimoniale.

Come puoi pretendere che i cittadini poi assumano comportamenti onesti e corretti se siete voi, come classe dirigente, i primi che li disattendete?

Un sacco di gente, in Italia, non è mai stata raggiunta da avvisi di garanzia. Né indagata. Che siano fortunati? Che chi copre incarichi di potere abbia una certa dose di sfortuna? Non accade all’estero questo. Come mai?

Sappiamo entrambi la risposta, non è vero? Perché nell’amministrazione ci sono erbacce, che continuate a non estirpare. Perché è difficile, perché tieni famiglia, perché alla fine è una così brava persona. Ma se non te la senti di far fronte agli obblighi che spetterebbero a chi vuole salvare un Paese dalla deindustrializzazione e dalla povertà dilagante, allora alzati e torna a casa. Nessuno ti obbliga. O, altrimenti, agisci. Dai segnali: la gente ne ha bisogno. Tu parli, parli, parli. Passi le giornate a parlare. Poi, stringi stringi, si scopre che per ogni cosa che hai fatto, il precedente governo Letta ne aveva fatte 4. Berlusconi era più produttivo di te! E loro non è che brillassero per attivismo.

Comunque, non era questo il punto: ora ti dico per cosa ci si dimette all’estero, e giudica se non è una questione “politica, morale, etica”, come dici tu.

Germania:

Annette Schavan (ministro istruzione Merkel), accusata di aver copiato la tesi di dottorato. Dimissioni presentate da lei stessa.
Karl-Theodor zu Guttenberg (ministro difesa Merkel) si è dimesso dopo essere stato accusato di aver presentando un lavoro copiato per il 70 per cento con copia-incolla.
Lutz Bachmann, leader movimento extraparlamentare di estrema destra, si traveste da Hitler, probabilmente provando anche un po’ di piacere. Furbescamente, posta la foto sui social network. Di lì a poco non solo si dimette lui, ma anche il suo team, tra cui il portavoce e principale volto, Kathrin Oertel.

Inghilterra:

Chris Huhne, ministro dell’Energia, viene processato per una multa per eccesso di velocità: aveva detto che era stata la sua ex moglie, aveva interferito con le indagini: t’immagini, per 200£ di autovelox? Dimissioni presentate dopo che la notizia è venuta fuori. UNA MULTA!

Brooks Newmark, sottosegretario, viene tratto in inganno da una giornalista. Questa gli propone sesso online e lui invia delle foto osé. Dimissioni arrivate appena è stata pubblicata la notizia.

Sayeeda Warsi, ministra degli affari esteri, si dimette perché non in linea con le scelte di Cameron sulla striscia di Gaza. Non avrebbe svolto il suo ruolo al meglio.

Svezia:

Marie Cecilia Stego Chilò, ministro della cultura, si dimette quando si scoprì che aveva arretrati sul canone tv e aveva pagato in nero la babysitter.

Corea del Sud:

Chung Hong-won, primo ministro Coreano, si dimette dopo che è affondato il traghetto in cui hanno perso la vita decine di studenti e persone. Lui non era indagato. Non era sul traghetto. Era a lavorare nel suo ufficio. Si è dimesso perché  “As I saw grieving families suffering with the pain of losing their loved ones and the sadness and resentment of the public, I thought I should take all responsibility as prime minister,” Chung said. “There have been so many varieties of irregularities that have continued in every corner of our society and practices that have gone wrong. I hope these deep-rooted evils get corrected this time and this kind of accident never happens again.”

Stati Uniti:

Aaron Schock, con una poltrona nel congresso, si dimette per come ha arredato il suo ufficio (in uno stile ispirato a Downtown Abbey), dopo che i media l’avevano preso di mira.

Chuck Hagel, capo del Pentagono, si dimette in seguito a dissidi con Obama.

Eric Shinseki, segretario degli Stati Uniti per gli Affari dei veterani, si dimette a seguito di uno scandalo che coinvolgeva gli ospedali dove si curano i veterani di guerra.

Anthony Weiner,  si dimette dalla Camera dei Rappresentanti, dopo che ha inviato una foto di se stesso in mutande a una studentessa. E per farlo ha pensato bene di usare Twitter. Era finito al centro degli scandali anche per una relazione con una pornostar (tutto legale, sia chiaro).

Eliot Spitzer, governatore dello Stato di New York, si dimette perché aveva incontri sessuali a pagamento.

Giappone:

Minoru Yanagida, ministro della giustizia giapponese, scherza coi giornalisti sulla banalità del mestiere di ministro: dimesso.

Seiji Maehara, ministro degli esteri. Riceve 500€ di finanziamento della campagna da una donna, che si sarebbe scoperto poi essere sud coreana. La legge giapponese vieta di ricevere finanziamenti dall’estero per l’attività di propaganda: dimesso.

Finlandia:

Ilkka Kanerva, ministro degli affari esteri, invia privatamente degli sms ad una ballerina erotica. Il punto è che lo fa col telefono di lavoro: dimesso.

anche l’Italia ha però alcune best practices:

Josefa Idem (ministro sport gov. Letta) si dimette in seguito alle accuse di non aver pagato l’IMU.

 

Giusto per ricordare:

Barracciu: accusata di aver speso almeno 70mila euro per fini personali usando i fondi pubblici.
Faraone: indagato per aver speso a fini personali oltre 3000 imputandoli alla Regione.
Del Basso De Caro: indagato per peculato con la bufera sui rimborsi delle Regioni.
De Filippo: condannato dalla Corte dei Conti a rendere quasi 3000 euro di spese non giustificabili, è di nuovo sotto tiro.
Bubbico: indagato per spese sospette, 23mila euro. Ha già passato una assoluzione su un altro processo.

Inutile dire che all’estero si sarebbero dimessi.

È curioso notare come nessuno abbia paura del processo: si dichiarano tutti sereni. 

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