Quantitative Easing Italia: Banca Centrale Europea stampa soldi! Quali sono le conseguenze?

By -

Quantitative Easing Italia: la domanda che gli operatori si pongono ora è: “ma la montagna ha partito un topolino o lo sembra e basta?” In giornata ANSA, l’Agenzia nazionale principale in Italia, ha titolato:

“Il consiglio della Bce è stato “unanime” sul fatto che il Qe sia un vero strumento di politica monetaria mentre sulla necessità di lanciarlo “adesso” è stato deciso “a larga maggioranza”. Lo ha detto il presidente Bce Mario Draghi.”

Mario Draghi , Presidente della Banca Centrale Europea, ha dato avvio al piano più ambizioso che la BCE abbia mai visto dalla sua creazione: un QE per agire sui debiti degli Stati. Grandi oppositori, uno: la Germania, e questo si sapeva. Si parla di 1140 miliardi di euro. L’equivalente del 60% del debito pubblico italiano.

Come funziona?

Il Quantitative Easing è una cosa molto semplice, in pratica. La banca centrale stampa moneta dal nulla e compra titoli sul mercato azionario. Che titola compra? Titoli di Stato. Questo per dare una mano alle Paesi che si riforniscono di liquidi peggio di altri, e per far risparmiare sui tassi. Stamperà 60 miliardi di euro al mese, ogni mese, fino al 2016.

Ha anche altri vantaggi: aumentando la quantità di banconote, sic stantibus rebus (a bocce ferme) la moneta perde valore. Ce n’è di più, l’offerta supera la domanda, il prezzo cala. L’euro si svaluta. Da inizio anno ha già perso il 15% nei confronti del dollaro e si appresta a fare un altro salto verso il basso. Borse in tensione.

Bazooka di Draghi: Quantitative Easing Italia

Bazooka di Draghi: Quantitative Easing Italia

Diminuiscono i tassi d’interesse, quindi sarà più conveniente finanziarsi (soprattutto per le imprese, anche se in maniera marginale in Italia visto che la maggior parte passa sempre dalle banche, che fanno pagare dazio). La BCE li ha comunque mantenuti allo 0,05%. Il livello più basso di sempre.

Reazioni da Davos

In questi giorni a Davos, in Svizzera, si sta svolgendo il WEF, il World Economic Forum. Un meeting per banchieri, miliardari, Capi di Stato e di governo, dirigenti di grandi imprese. Ad oggi sono stati calcolati  1700 tra jet privati e voli charter di lusso per arrivare al forum (fonte). La notizia dell’annuncio di Draghi non è arrivata inaspettata; più o meno tutti sapevano che era nell’aria, ma non si conoscevano i dettagli (rilevantissimi in finanza).

Ebbene, di nuovo ANSA titola:

“La Bce “ha un doppio limite” negli acquisti di titoli, pari al 33% per il debito di ciascun emittente e al 25% per ciascuna emissione. Lo ha detto il presidente Mario Draghi, spiegando il funzionamento del QE.”

Forte sgomento tra i presenti. Sempre dalla Svizzera, i primi commenti sono stati abbastanza pesanti. Parlando a La Stampa, un banchiere italiano di peso si è augurato che il Governatore di Banca d’Italia non accettasse l’offerta di Francoforte: “si finisce di nuovo come nel 2012, sotto attacco spread”.

Caratteristiche del Quantitative Easing

Questo Quantitative Easing è stato osteggiato dalla Germania. In Germania ci sono due organismi che si occupano di “economia estera“: sono la Bundesbank, chiamata amichevolmente Buba, la Banca Centrale tedesca guidata da Jens Weidmann, e il Governo tedesco, presieduto da Angela Merkel. Nei mesi scorsi si sono avvicendate ipotesi di un QE europeo, visto che l’America ne ha concluso uno da poco da 80 miliardi al mese, e mentre la Buba si mostrava sempre molto contraria (pro domo loro) la Merkel si teneva in disparte, quasi a dare avallo alle proposte di Draghi. Recentemente però la linea è cambiata, probabilmente per la paura delle minacce in Grecia e dell’inaffidabilità italiana. Angela infatti ha dichiarato: «come politico, per me è importante che sia evitato ogni segnale che possa essere percepito come un indebolimento della necessità di cambiamenti strutturali e di una più stretta cooperazione tra i paesi dell’eurozona». Cioè, comprando BOT e BTp, gli italiani non faranno più le riforme necessarie [aggiungo io: per fare del bene ai Länder tedeschi].

Quindi la Germania ha imposto delle condizioni, il “doppio limite”. Inoltre solo il 20% degli acquisti da parte delle Banche Centrali nazionali sarà a “risk-sharing”, cioè le altre Banche Centrali saranno solidali solo per il 20% dell’importo preso dalla singola Banca Centrale, cioè al massimo il 33% del debito dello Stato in cui ha sede. Pare difficile, detto così, ma non è niente di complicato.

Bazooka di Draghi: Quantitative Easing Italia

Bazooka di Draghi: Quantitative Easing Italia

Un esempio: Quantitative Easing Italia

Bankitalia, la Banca Centrale italiana, decide di acquistare il 33% del nostro debito, il massimo consentito. Ogni volta acquista il 25% dell’emissione (un limite è questo) finché non arriva al tetto imposto.

Il nostro debito è di, poniamo, 2000 miliardi (è più alto, ma non ci interessa per la dimostrazione): 33% di 2000 è 660 miliardi. Poi l’Italia fallisce: alle altre banche centrali europee potranno essere chiesti aiuti per soli 132 miliardi, il 20% di 660, gli altri li caccia l’Italia intera.

Qual’è il problema? L’Italia rischia di fallire? No. Il problema è la divisione sul risk sharing. Gli speculatori non aspettano altro che prede separate per portare avanti i loro attacchi speculativi, e il banchiere intervistato da La Stampa si preoccupa proprio di questo:

«Se la Bce architetterà un quantitative easing scaricando il rischio dei default dei Paesi sulle singole banche centrali, mi auguro e mi aspetto che Ignazio Visco voti contro; così il Qe rischia di diventare un terribile boomerang».

La crisi dello spread fu infatti resa possibile da una frammentazione dei vari debiti nazionali che così finirono in balia dei vari speculatori ( e c’è chi sostiene che l’attacco del 2012 sia partito proprio dalla borsa di Francoforte). Inoltre il banchiere sottolinea un altro punto molto rilevante: cioè che la moneta unica ha portato vantaggi e svantaggi a ogni Nazione coinvolta. E ci sono alcuni Paesi che hanno accettato molto volentieri i vantaggi, ma si rifiutano di accettare la contropartita.

Contropartita che, secondo l’anonimo banchiere, «sarebbe il rifiuto di mettere insieme i rischi, che è il fondamento della moneta unica». Infatti. Solo condividendo i rischi (e i debiti, evidentemente) l’Europa può trovare serenità monetaria; la Germania sapeva a inizio millennio quali fossero i dati dell’Italia, e il fatto che continui a nicchiare sulla questione è segno di miopia politica.

 

9 Comments to Quantitative Easing Italia: Banca Centrale Europea stampa soldi! Quali sono le conseguenze?

  1. Se si può risolvere il problema tramite il qualitative easino
    In Italia per diminuire o meglio abbattere il debito pubblico
    Quali sono gli ostacoli che non fanno partire il sistema?
    Sono politiche europee o sono legate al sistema italiano
    Legate alle banche italiane che non riescono a gestire il problema legate a banchi Talia?
    Io politicamente cosa debbo dire al governo italiano?

    • è un discorso molto ampio e complesso. Quando si dice che l’economia è estremamente interconnessa, significa che da sistemi chiusi che interagivano limitatamente l’uno con l’altro (limitatamente fino a un certo punto..), le economie nazionali oggi sono incastrate l’un con l’altra come meccanismi di un orologio. Quando si muove una ruota dentata (l’economia di un Paese), tutte le altre si mettono in moto e hanno delle reazioni possibilmente differenti ma simultanee. Per coordinare un movimento del genere non basta chiaramente una scelta nazionale, ma sovranazionale (europea). E per forza di cose, la scelta deve essere condivisa. Il dramma e il blocco sta lì. Se per esempio si aumenta in un Paese la quantità di moneta circolante (ITALIA), si verificherà un processo di inflazione. Questa inflazione farà da una parte svalutare i debiti, compreso quello pubblico, ma farà perdere competitività all’interno di un sistema come la moneta unica a vantaggio di un altro Paese, come la Germania, che non vedrà quest’inflazione e già trae tutti i benefici possibili da tale squilibrio.. e che soprattutto non ha intenzione di rinunciarci. Al momento la cosa migliore da fare, a mio avviso, sarebbe “imporre” per vie pol alla Germania una redistribuzione del surplus commerciale e un innalzamento degli stipendi, scontando un po’ di inflazione all’interno del Paese, ravvivando il mercato interno. Cosa di cui, però, hanno una paura blu.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.