Putin Tsipras, love story pt.2: la fuga a Mosca

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Toh! Tsipras vola a Mosca. Che fosse rimasto un ponte, aperto, dopo l’elezione del greco?

Ne ho parlato per la prima volta qui [LINK], ipotizzando che tra l’Orso russo e Atene ci fosse un possibile accordo di natura finanziaria, con cui fare leva sui partner europei per ottenere aiuti a costo zero.

E così è accaduto!

Di ieri la notizia che ho dato qui [LINK], cioè che la Grecia l’8 aprile avrebbe avuto cassa vuota. E quindi non sarebbe stata in grado di ripagare i debiti dell’FMI, 450 milioni da versare il 9 aprile.
Figuriamoci i 2,4 miliardi da dare indietro il 14.

Per questo vorrebbe che l’eurogruppo sbloccasse una tranche da 7,2 miliardi di euro sull’unghia. Ve la immaginate la Merkel di così larghe maniche? Nein, nessuno. Ci vuole un degno do ut des che torni comodo alla Germania, che dirige i lavori in quanto “capo” d’Europa, anche se ha scaricato l’eventuale rischio di default greco sulle spalle degli altri Paesi partner (Italia, 20 miliardi), ripulendo le banche dei vari Land dai titoli di Stato greci.

“Alexis Tsipras vola da Vladimir Putin per parlare di Europa: ecco cosa c’è dietro la nuova alleanza”

titola oggi Liberoquotidiano.it. Diario di Vic aveva anticipato  qui [LINK] il 29 gennaio scorso.

L’articolo, che riporto anche per la semplice cronaca, dice:

“Lo stesso giorno in cui i viceministri delle Finanze dei paesi dell’Eurozona hanno convocato una riunione d’emergenza per discutere del “caso Grecia” in vista della data (9 aprile) entro la quale Atene dovrà rimborsare 450 milioni di euro del Fondo Monetario Internazionale, il premier greco Alexis Tsipras volerà a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. Il vertice fissato per l’8 aprile, rivela un portavoce del Cremlino, avrà come tema centrale le sanzioni decise dall’Unione europea contro la Russia. Mosca punterebbe infatti sull’aiuto di Atene per convincere Bruxelles a boicottarne il rinnovo previsto per maggio visto che in sede di Consiglio Ue serve l’unanimità.

Da parte sua Tsipras non chiederà aiuti, assicura il portavoce, ma sicuramente cercherà di portare a casa una sponda ad est per eventuali aiuti sotto forma di investimenti diretti in Grecia. La stessa tecnica usata con i cinesi che hanno già annunciato investiranno in infrastrutture e nel settore turistico. Accordi che, rivela Affari Italiani, hanno fatto sbottare Manfred Weber, eurodeputato tedesco e presidente dei popolari europei al Parlamento di Strasburgo, che ha chiesto a Tsipras di “smettere di flirtare con Mosca e Pechino”.”

Putin Tsipras, immagine da LiberoQuotidiano

Putin Tsipras, immagine da LiberoQuotidiano

 

Cosa succede, quindi?

Succede che Tsipras è un nanetto che gioca con giganti che si prendono a schiaffi, nel tentativo disperato di far muovere un macigno chiamata Troika. Il timing non è casuale, è un messaggio esplicito e pubblico, anche se, parzialmente, velato. E i tedeschi lo hanno ricevuto. Lo ha ricevuto anche la Casa Bianca.

Obama non può permettersi ora di trovarsi di nuovo la magagna russa tra i piedi, gli conviene che stia a bada, e perché succeda serve che Putin abbia i suoi problemi economici legati alle sanzioni e al petrolio.
Le sanzioni europee, per statuto, devono ricevere l’unanimità.
Se Grecia dissentisse e si opponesse, queste cadrebbero immediatamente (cosa che cerca Putin, dopotutto), facendo riprendere il normale commercio e dando una mano all’export (e dando una mano anche al nostro, di Export, visto che le sanzioni alla Russia ci sono costate).

Ovviamente, la Grecia non ha interessi particolari a fare amicizia coi russi, se non per muovere i partner europei in suo favore. Avesse fatto una cosa del genere il Portogallo, l’avrebbero lasciato affondare.

Quindi si risolverà con una mossa a favore di Atene, una concessione europea (do), e un mantenimento delle sanzioni (ut des). Non il do ut des che sarebbe piaciuto di più alla Merkel, ma d’altro canto il Dipartimento di Stato americano e quello tedesco sono in stretto contatto e collaborano. Quindi meglio soldi ai greci che ai russi. Tanto troveranno, se vorranno, un modo di farla pagare agli ateniesi.

E coi cinesi?

Un’altra spina sono i cinesi, che rilevano infrastrutture e acquistano partecipazioni strategiche come se giocassero a monopoli. In Grecia acquistano porti interi, in Italia (caso unico, per questo sotto silente osservazione) Enel (2,071%), Eni (2,10%), FCA (2,001%), Telecom (2,081%), Prysmian (2,01%),Generali (2,014%).

La cosa curiosa è che in Borsa bisogna dichiarare di essere azionisti solamente al di sopra di una certa soglia: il 2%. Tutte di un pelo sopra il limite. Come mai? Esibizionismo cinese? Se solo si sapesse..

 

 

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