PT2 – Mediaset Vivendi, si muove la procura. Bolloré scopre le carte. Berlusconi analizza.

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Vivendi ha sborsato 1,2 miliardi di euro giusto nella campagna Mediaset, Credit Suisse lancia l’allarme: il titolo vale troppo per com’è messa ora Vivendi. Al bretone salgono i brividi lungo la schiena: conviene trovare un accordo con Mediaset, che però non ne vuole sapere – ufficialmente – di aprire un negoziato. Dall’altra parte, sempre Vivendi, ha un piede in Telecom e l’Autorità osserva da vicino gli sviluppi. Si dice che una banca d’affari famosa, francese, abbia liquidato il suo pacchetto azionario in Mediaset: che lo abbia venduto proprio a Bolloré?

In ogni modo, la procura indaga i francesi per forti sospetti: Vivendi ha fatto naufragare l’operazione Mediaset Premium (per cui Berlu chiede 2 miliardi di danni) per affossare il valore azionario del Biscione e quindi approfittare della situazione per iniziare la scalata ostile. Solo che sembra, oramai, che a Parigi abbiano esaurito il carburante e quindi Bolloré tende misericordioso la mano.

Bolloré-Berlusconi: in un anno dall’amore all’odio.

Prima la firma del patto poi lo scontro, ma ora serve soluzione

Da sempre in ottimi rapporti, non solo in Mediobanca, Silvio Berlusconi e Vincent Bolloré in meno di un anno sono passati dalla firma di un’alleanza strategica allo scontro anche giudiziario. Ora, al di là dei toni, il mercato si aspetta che trovino un’intesa, ma le tappe del confronto dicono che non sarà facile. E certamente non rapida.

FEBBRAIO 2016 – Vivendi, dopo due anni di analisi, si avvicina concretamente a Mediaset Premium: in Borsa in diverse sedute il titolo del Biscione strappa al rialzo sulle ipotesi di un acquisto imminente da parte di Vivendi.

8 APRILE 2016 – Dopo che da settimane le ricostruzioni giornalistiche danno per fatto l’accordo con Vivendi, arriva l’annuncio ufficiale, con uno scambio paritario del 3,5% tra le capogruppo Mediaset e Vivendi. Nel dettaglio, visto il diverso valore tra i due gruppi, il contratto prevede che il Biscione ceda il 3,5% in cambio dello 0,54% del capitale sociale del gruppo francese: contemporaneamente verrà ceduta a Vivendi il 100% di Mediaset Premium, compreso dunque l’11,11% ancora oggi in mano a Telefonica. Ne consegue una valorizzazione di Premium di circa 756 milioni, con un ‘patto parasociale’ che impedisce a Vivendi di salire oltre il 5% del capitale di Mediaset per tre anni (un segnale che Berlusconi non si fidava pienamente del potenziale alleato), ma anche l’ingresso incrociato di rappresentanti nei rispettivi consigli di amministrazione.

MAGGIO 2016 – I conti del primo trimestre per Mediaset Premium evidenziano una perdita mai emersa prima: oltre 56 milioni, che in proiezione indica un rosso di oltre 200 milioni l’anno. I vertici del Biscione da mesi indicano che la ‘pay tv’ ha superato i due milioni di abbonati, poco dopo da Parigi giungono le prime richieste di rivedere il contratto.

21 GIUGNO 2016 – Bolloré invia una lettera ai dirigenti Mediaset su “divergenze significative nell’analisi dei risultati di Premium”: è l’avvio ufficiale dello scontro mentre Berlusconi è ricoverato per i postumi dell’intervento al cuore.

LUGLIO 2016 – Mediaset invia a Vivendi un richiamo di inadempienza contrattuale basato su tre punti, i francesi rispondono con una proposta che li farebbe salire in Mediaset fino a togliere a Fininvest il controllo di fatto sul gruppo televisivo. La proposta viene respinta al mittente: il Biscione e Fininvest avviano le cause legali per danni (per un importo complessivo molto superiore al miliardo) contro Vivendi.

12 DICEMBRE 2016 – Dopo una battaglia proseguita tutto l’autunno per schermaglie legali e comunicative tra i gruppi, Vivendi comunica di essere salita al 3% di Mediaset e di essere pronta a raggiungere il 20%. Mediaset e Fininvest – che non si sono accorte degli acquisti da parte dei francesi – parlano di “scalata ostile”, con il titolo del Biscione che compie il maggior balzo in Borsa dalla quotazione portandosi sui massimi recenti, che mantiene anche attualmente.

19 DICEMBRE 2016 – Vivendi sale a sfiorare il 30% di Mediaset, Fininvest cresce al suo massimo possibile appena sotto il 40%: entrambi i gruppi si fermano alla soglia dell’Opa obbligatoria, uno stallo che dal punto di vista tecnico rende molto complicata qualsiasi soluzione concordata.

GENNAIO 2017 – Dopo che a fine anno il Governo è intervenuto più volte ‘a difesa’ di Mediaset e l’AgCom ha fatto capire di poter intervenire sulla scalata francese, Mediaset fissa per mercoledì 18 a Londra la presentazione agli analisti e agli investitori internazionali del suo nuovo piano industriale e degli obiettivi al 2020.

Mediaset, Fininvest: nessuna proposta da Vivendi né negoziato

Askanews, 11 January 2017

Lo precisa l’azienda in una nota (askanews) – Roma, 11 gen 2017 – Fininvest precisa “di non aver ricevuto alcuna proposta e che non esistono né mai sono esistite negoziazioni con Vivendi”. Lo scrive il gruppo in una nota.

Vivendi chiedeva il 15% di Mediaset e il 20% di Premium (askanews) – Roma, 11 gen 2017 – Al momento e’ solo un’indiscrezione, ma la proposta che Vivendi starebbe per sottoporre a Fininvest ricalca quella presentata in estate e che ha dato il via alle guerra di carte bollate tra il finanziare bretone e il gruppo italiano. Secondo quanto ha riferito l’agenzia Bloomberg, Vincent Bolloré proporrebbe a Fininvest una partecipazione di peso in Vivendi nel tentativo di trovare una via amichevole e ricomporre lo schema dell’accordo della primavera scorsa. In piena estate Vivendi propose una radicale modifica dell’accordo che prevedeva l’acquisto del 100% di Mediaset Premium. Vivendi avrebbe limitato la partecipazione nella pay tv italiana al 20% ma al tempo stesso avrebbe rilevato il 15% di Mediaset attraverso un prestito convertendo. Da allora la situazione degli assetti societari e’ cambiata, oltre agli esposti in tribunale e alla Consob.

Il mese scorso Bolloré ha effettuato un blitz su Mediaset arrivando rapidamente al 28,8% del Biscione e al 29,9% dei diritti di voto, il limite massimo per non lanciare un’opa. Fininvest ha risposto alzando la partecipazione in Mediaset al massimo consentito senza incorrere nell’obbligo di offerta pubblica, 38,3% del capitale e 39,8% dei diritti di voto. Ma in autunno Bolloré ha stretto la presa anche su Vivendi salendo al 20,4% e al 29,9% dei diritti di voto. Inoltre per effetto del buyback lanciato nel 2015 Vivendi ha in portafoglio oltre il 6% di azioni proprie. Sulla nuova offerta di Bolloré a Fininvest non ci sono elementi di dettaglio. Certamente verra’ presentato uno schema che scongiuri di lanciare un’opa su Mediaset, e che a cascata obbligherebbe all’acquisto delle minoranze anche in Mediaset Espana e Ei Towers, almeno altri 3 miliardi di euro. Inoltre c’e’ Telecom di cui Vivendi possiede quasi il 25%, entrata nella partita per ragioni regolamentari.

Mediaset: Vivendi cerca pace, ma si muove la Procura.

ANSA – Alfonso Neri

Ipotesi è sempre scambio quote, Fininvest smentisce negoziazioni

(ANSA) – MILANO, 11 GEN – Vivendi non cambia linea e dalla nuova posizione di forza sarebbe pronta a un accordo, mentre Mediaset e Fininvest stanno studiando con nuovi consulenti come difendersi dalla scalata dei francesi. In questa situazione di sostanziale stallo, che secondo diverse fonti di mercato durerà ancora almeno fino alla prossima settimana, basta l’ennesima ipotesi di stampa perché la Borsa risponda con acquisti sul titolo del Biscione. Ma per un’intesa, nel vicolo stretto scelto da Vincent Bolloré con entrambi i gruppi a un passo dalla soglia dell’Opa, la strada è ancora lunga.

Le novità potrebbero venire dal Palazzo di Giustizia di Milano, dove per il 21 marzo è fissata la prima udienza sull’enorme causa per danni intentata già in estate da Mediaset e Fininvest contro Vivendi. Ma dove i pubblici ministeri stanno lavorando anche all’esposto presentato sempre dal Biscione sull’ipotesi di manipolazione del mercato da parte dei francesi. Per prima cosa il ‘pool’ sui reati finanziari ha scelto di ascoltare Tarak Ben Ammar, consigliere di amministrazione di Vivendi e di Telecom, mediatore nel contratto di acquisto di Mediaset Premium. L’audizione è durata circa cinque ore – non proprio il tempo per prendersi un caffé – ed è quasi certo che il produttore cinematografico verrà risentito.

Ben Ammar è una figura centrale della vicenda: negli anni scorsi molto amico anche di Berlusconi, è lui che trovò con l’avallo di Mediobanca la soluzione di scambio azionario al 3,5% tra Mediaset e Vivendi per ‘pagare’ Premium. Poi l’affare è saltato tra molte ripercussioni, con i pm che starebbero preparandosi ad ascoltare come persona informata sui fatti almeno anche lo stesso Bolloré. Al momento nella vicenda non risultano indagati e per quanto riguarda l’amministratore delegato dei francesi, Arnaud de Puyfontaine, o anche i vertici Mediaset, per ora i magistrati guarderebbero soprattutto alle carte delle recenti audizioni in Consob.

Quindi Mediaset attende la prima mossa reale di Vivendi, con i francesi che fanno trapelare il quadro della soluzione che da settimane viene delineato: un qualche e ancora non chiaro scambio azionario che faccia entrare in modo consistente la famiglia Berlusconi in Vivendi. Sarebbe lo stesso impianto di meno di un anno fa, quando i promessi sposi sembravano avviarsi verso un’alleanza strategica e vi era sufficiente fiducia reciproca: ora il Biscione sta solo studiando come difendersi, in attesa di proposte concrete. E Finivest in serata conferma “di non aver ricevuto alcuna proposta e che non esistono né mai sono esistite negoziazioni con Vivendi”.

Ma in questa situazione bloccata basta poco per infiammare la Borsa, elemento che tutto sommato al momento va bene a entrambi i contendenti: su una ricostruzione di Bloomberg, il titolo Mediaset ha registrato una forte corrente di acquisti con uno stop in asta di volatilità per concludere in rialzo del 5,8% a 4,36 euro. Sono i livelli massimi da un anno e mezzo, sopra i prezzi obiettivo indicati dalla maggioranza degli analisti finanziari, mentre il titolo Vivendi viaggia del tutto tranquillo a Parigi.

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