Il petrolio non tira più? Barile cala di nuovo sotto 50$, si teme crollo

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Quando l’OPEC ha trovato un accordo, c’era chi vedeva già il barile oltre soglia 50$ e si erano tutti gasati (vedi immagine sotto). Dopo qualche mese però, col prezzo del brent che è rimasto più o meno dov’era, qualcuno ha iniziato a dubitare e liquidare le posizioni lunghe in borsa. Se non dovessero esserci fatti imprevisti che rinvigorissero il prezzo, potrebbe ripartire una valanga di vendite che riporterebbe verso i 40$ il prezzo di un barile.

Accordo Opec per il taglio alla produzione, il petrolio vola

tutti gasati

Petrolio perde anche quota $49. Saxo Bank: se buca questo livello si torna ai minimi di novembre

Laura Naka Antonelli per Finanza Online

Le vendite scatenate sul petrolio hanno portato il WTI scambiato a New York a crollare al di sotto della soglia di $49 al barile, per la prima volta nel 2017. Le quotazioni si avviano a chiudere al minimo dalla fine di novembre. L’accelerazione ribassista in giornata ha portato i prezzi del contratto con scadenza ad aprile a scivolare del 3% circa, fino a $48,88 al barile, dopo il massimo intraday testato a $50,84. Anche il Brent scambiato a Londra – contratto con scadenza a maggio – ha azzerato i guadagni iniziali, e ha perso fino a -2,7% circa.

Caduta libera per le quotazioni del contratto WTI

I trader hanno difficoltà a comprendere le reali motivazioni di questo improvviso sell-off. Secondo Ole Hansen, responsabile della strategia di materie prime presso Saxo Bank, le vendite sono scattate a causa della decisione degli stessi trader di fermare le scommesse su prezzi più alti e, dunque, di vendere le proprie posizioni long.

Hansen ha sottolineato che “la psicologia del mercato è cambiata, e chi detiene posizioni long è pronto a ridurle o a uscire. Si cercava un rimbalzo per vendere ma, visto che ciò non è accaduto, i trader sono tornati a smobilizzare. Alcuni buyer di breve periodo in cerca di rimbalzi si sono fermati, nel momento in cui i prezzi (del WTI) sono scesi al di sotto della soglia di $50″.

L’esperto ritiene che se scivolassero al di sotto del livello chiave in prossimità di $47,18, i prezzi potrebbero crollare anche ai minimi di novembre, ovvero a $42,20 al barile. 

“Guardando al rialzo, terrei sotto osservazione il valore di $51,90, il cui superamento potrebbe rimuovere parte del pericolo di ulteriori perdite nel breve termine”.

Sia il WTI che il Brent sono crollati nella giornata di ieri di oltre il 5%, dopo la diffusione dei dati sulle scorte settimanali di petrolio degli Stati Uniti. I dati dell’EIA hanno rivelato che la scorsa settimana l’incremento delle scorte di crude è stato di ben 8,2 milioni di barili, portando il valore commerciale totale al livello record, su base settimanale, pari a 528,4 milioni di barili.

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