Petrolio, Nuovo Disordine Mondiale – produzione ai massimi per USA e non solo

By -

Ci eravamo (più o meno) lasciati con la notizia che l’OPEC avrebbe operato una riduzione della produzione per sostenere il prezzo. Questo a novembre. E’ passato però metà anno e c’è chi se ne infischia del cartello e punta a fare cassa. Quando ad aprile il barile ha toccato quota 55 dollari, qualcosa si è rotto. Dagli Stati Uniti alla Nigeria, la produzione è cresciuta velocemente, cercando di monetizzare l’onda di prezzi favorevoli per fare cassa: morale? Prezzo previsto in picchiata.

Probabilmente l’impressione che molti hanno – redazione di Diario di Vic compresa, è che il paradigma energetico stia virando con una repentinità inattesa da parte dei produttori di petrolio e che quindi il barile sia previsto in lento ed inesorabile calo. Quindi meglio vendere oggi che domani.

Alla fine, i trasporti stanno cambiando con forza. Le ultime auto elettriche consentono di fare 600 km con una ricarica (cioè si va e si torna da Milano, partendo da Firenze, senza toccare una presa di corrente), i rendimenti del solare sono in ascesa, i costi in picchiata, la Cina e l’India stanno investendo nelle rinnovabili e i produttori di shale hanno tutto l’interesse a estrarre tutto e subito prima che il brent voli di nuovo sotto quota 35$ a barile. Ma alla base c’è la cultura, che vede sempre più l’utilizzo di combustibili fossili come una pratica analogica, novecentesca, mentre oggi col digitale l’energia si vuole pulita. Per fortuna, direi.

Petrolio USA spiazza OPEC, produzione ai massimi da 13 mesi e scorte record

Petrolio in crescita negli USA, dove salgono produzione e scorte, neutralizzando in parte gli sforzi dell’OPEC.

di Giuseppe Timpone per InvestireOggi

Il Dipartimento dell’Energia di Washington ha confermato ieri l’aumento delle scorte di petrolio, ma in misura notevolmente superiore alle attese degli analisti. Al termine della settimana scorsa, risultano salite di 1,6 milioni di barili al nuovo record di 533,977 milioni, quando ci si aspettava un aumento di appena 200.000 barili. Allo stesso tempo, la produzione è tornata ai massimi dal febbraio 2016, anche se l’ultimo dato risale ancora al 24 marzo scorso, quando risultava salita a 9,147 milioni di barili al giorno.

Dall’inizio dell’anno, le scorte di greggio accumulate sono aumentate di quasi 48 milioni di barili (+10%), mentre la produzione quotidiana è cresciuta di 381.000 barili, ovvero del 4,3%. Continuano a crescere anche i siti estrattivi attivi sul territorio americano, arrivando a 662 unità alla fine di marzo, segnando un aumento di 137 quest’anno (+26%).

Gli USA rimpiazzano i tagli dell’OPEC

Numeri, che ci spiegano come la produzione di petrolio negli USA si stia riportando molto più velocemente delle attese ai livelli massimi di sempre, toccati a metà di due anni fa, quando il numero dei siti estrattivi attivati erano una trentina in meno di oggi e segnalando un calo, che sarebbe durato fino al maggio dello scorso anno. L’unica differenza è che allora le scorte erano un centinaio di milioni di barili in meno di quelle odierne.

Riassumendo: il rialzo delle quotazioni petrolifere sopra i 50 dollari ha spinto negli USA produzione, riattivazione dei pozzi e sostenuto l’accumulo delle scorte. Dalla fine del novembre scorso, le compagnie petrolifere americane hanno accresciuto la loro offerta per un terzo di quanto l’OPEC abbia concordato al suo interno di tagliarla. Se dovessero riacciuffare i record di metà 2015, avrebbero neutralizzato i tre quarti degli sforzi di Arabia Saudita e gli altri 9 membri del cartello

Petrolio, Nigeria: la produzione deve aumentare

 


Il ministro del Petrolio della Nigeria Emmanuel Kachikwu ha le idee molto chiare su quelli che saranno gli sviluppi del mercato del greggio: nella prossima estate le operazioni di riparazione e manutenzione degli impianti saranno portate a termine e la produzione aumenterà

Il ministro del Petrolio della Nigeria Emmanuel Kachikwu ha le idee molto chiare su quelli che saranno gli sviluppi del mercato del greggio: nella prossima estate le operazioni di riparazione e manutenzione degli impianti saranno portate a termine e la produzione aumenterà in un contesto complessivo caratterizzato da un’estensione del periodo soggetto a produzione limitata.

Il secondo maggior produttore dell’africa concluderà le operazioni di riparazione sulla pipeline Forcados nel mese di giugno e, nel mese di luglio, termineranno i lavori nel giacimento di Bonga.  L’output della nazione è precipitato ad 1,27 milioni di barili giornalieri nel corso del mese passato e l’obiettivo delle autorità è il raggiungimento di una produzione di 2,2 milioni di barili giornalieri.

 

Mappa Nigeria

 

La violenta contrazione produttiva che ha attinto la Nigeria è stata indotta dagli attacchi alle infrastrutture messi a segno dai ribelli locali e proprio a seguito della delicata situazione geopolitica interna la nazione (membro OPEC) è stata esentata dal prendere parte agli accordi di Vienna del 30 novembre 2016.

La Nigeria si unirà all’azione congiunta di OPEC ed altri produttori esterni al Gruppo nei mesi di ottobre o novembre 2017, periodo in cui si prevede che l’output sarà riportato ai livelli consueti e, nel frattempo, ci si attende che le controparti estendano i tagli oltre il mese di giugno 2017 mantenendo i prezzi del barile al di sopra dei 50 dollari.

“Non sono sicuro che ci sia un’alternativa – spiega Emmanuel Kachikwu – si parla molto di una proroga di sei mesi degli accordi e potrebbe essere facile raggiungere un’intesa a questo proposito nel meeting di fine maggio”.

Le operazioni di manutenzione hanno ridotto la produzione della Nigeria di circa 250000 barili e se è vero che i timori relativi agli attacchi dei ribelli sembrano far parte del passato, ora la minaccia arriva dal settore fiscale, con la Petroleum Industry Governance Bill (riforma fiscale di settore a lungo ritardata) che a fine mese sarà presentata ai legislatori.

La Nigeria inizierà inoltre le operazioni di pagamento dei debiti contratti con le aziende internazionali operanti in loco, debiti attualmente stimati in 5,1 miliardi di dollari.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.