Perché non si può “spendere” il Superenalotto per i terremotati

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Tutto ebbe inizio grazie a lei:

Destinare i (quasi) 130 milioni del Superenalotto ai terremotati. La proposta fa velocemente il giro del web, viene ripresa anche dal Governo:

IL SISMA NEL CENTRO ITALIA

Superenalotto record a 129 milioni
Il web: la somma per il terremoto
Governo: «Studiamo una soluzione»

Anche giovedì nessun «6». Il jackpot sale. Cittadini comuni e politici, da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ad Antonio Boccuzzi del Pd, sollecitano l’esecutivo a stanziare quei soldi per la ricostruzione. Il sottosegretario Baretta: «Proposta sul tavolo»

La verità è che la proposta è sul tavolo, ma.. non è una strada percorribile.

Perché?

“Il SuperEnalotto è un gioco d’azzardo a premi gestito dalla SISAL. Ha sostituito l’Enalotto dal 3 dicembre 1997. Suo ideatore fu Rodolfo Molo, ex presidente di SISAL e figlio di Geo Molo, che fu uno degli inventori del Totocalcio” 

fonte: wikipedia

La SISAL S.p.A. è una società privata italiana, al cui capo c’è una holding Lussemburghese (figurati) che ha la concessione per la gestione dei giochi a premi.

Questo è il primo problema. E’ un luogo comune che sia lo Stato a gestire il Superenalotto o detenere il Montepremi.

La società ha questa struttura:

Quindi, si viene al secondo problema: il montepremi è di chi lo ha giocato.
Sebbene non funzioni direttamente così, la logica è:

Io gioco la schedina. Non va? Aumento il montepremi. Quindi gioco di nuovo la schedina per vincere il montepremi e riprendere la mia scommessa precedente.

Il gioco si basa sulla promessa della vittoria: il giocatore punta una cifra attendendo un ritorno economico con determinate probabilità. Se il ritorno economico viene usato per altri scopi che non siano soddisfare i giocatori, chi ha scommesso ha scommesso per niente. Dunque, la destinazione ad altro uso andrebbe contro i concorrenti che potrebbero fare ricorso a quello che, sia agli occhi del primo, sia agli occhi del secondo problema, è un esproprio bell’e buono.

La Sisal dal canto suo potrebbe destinare una parte della vittoria ai terremotati o prevedere di devolvere una % in beneficenza per ogni scommessa. Ma al momento non sono arrivate proposte di questo tipo e verosimilmente non arriveranno.

Questo è chiaro a chi dà voce, da posizioni istituzionali, a queste trovate solo per avere un po’ di visibilità. 

Di buono c’è da dire che lo Stato, su un bilancio di 800 miliardi di euro, tra qualche voce di spesa e un po’ di debito riuscirà sicuramente a far fronte, con cifre pari o superiori a quei 130 milioni di euro, all’emergenza. Agitare le persone con proposte impercorribili però non fa che complicare la situazione.

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