Perché l’Europa non può permettersi di perdere la Grecia

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Dopo gli ultimi sviluppi a Bruxelles, con un nuovo flop che striglia i mercati e mette sempre più suspance nel thriller economico dell’estate, Tsipras sta per arrivare al punto. Dopo aver praticamente fatto innervosire il Fondo Monetario per la lentezza e le posizioni prese, a tal punto da fargli quasi abbandonare il tavolo, la Grecia tenta di portare a casa un risultato e cambiare l’Europa. Perché altrimenti potrebbe cambiare la geografia economica dell’occidente. E i giocatori in campo, Merkel, Lagarde, Juncker, Hollande e Tsipras, nonché quelli alla finestra, Obama, Putin e Xi Jingping, lo sanno bene.

 

Tommaso Rigoli & Vittorio Dini – per Diario di Vic

 

Siamo probabilmente arrivati allo snodo centrale della crisi greca. Da una parte, una nazione – definita in via di sviluppo, da Paese sviluppato che era, dall’MSCI nel 2013 – sull’orlo del default, dall’altro i creditori: l’UE, la BCE e l’FMI. Cosa succede? Innanzitutto facciamo un breve riepilogo: i problemi della Grecia hanno ufficialmente inizio nel 2009, a fronte della crisi che colpisce, più o meno duramente, tutta l’Europa. La soluzione più semplice sarebbe quella di una svalutazione della moneta nazionale, solo che la dracma non c’è più: la Grecia, dieci anni prima, ha adottato l’euro.

Facendo parte dell’Eurozona, il Paese subisce le politiche comuni della Troika, le cosiddette politiche di austerità: si tratta, in sostanza, di aumento delle tasse, tagli dei servizi e contrazioni della spesa pubblica. Perché il legislatore europeo mette in pratica questi interventi? La risposta va cercata nella strategia politico-economica che guida l’Unione Europea: il neoliberismo.

Dagli anni ’80, per farla breve, si è assistito a un cambiamento strutturale nelle strategie economiche: dal neokeynesismo, che perseguiva tipicamente la piena occupazione e il raggiungimento dello stato di benessere, si è passati al neoliberismo, che è invece improntato sulla liberalizzazione dei mercati, la privatizzazione dei servizi, la deregolamentazione. Uno degli obiettivi della Troika è il “pareggio di bilancio”: una frasina così tanto ripetuta da aver quasi perso di significato.

Pareggio di bilancio vuol semplicemente dire che, alla fine di ogni periodo, è necessario che i costi dello Stato non abbiano superato i suoi ricavi. Cioè che non si faccia debiti. E come si raggiunge questo risultato? Con l’austerità! Ricordate? Meno servizi, più tasse.

E allora cosa ha fatto la Grecia? Si è trovata in difficoltà, avendo pochi soldi in cassa (con la crisi i cittadini lavorano meno e quindi si riscuote meno tasse, e i tuoi titoli di Stato valgono meno, e quindi fai meno ricavi sui mercati) e tanti debiti verso le banche estere e gli altri Stati, perché negli anni precedenti aveva avuto una bilancia commerciale perennemente negativa che senza meccanismo di aggiustamento monetario aveva lasciato defluire risorse dal Paese senza ottenere vantaggi.

Con risorse mancanti, il finanziamento sui mercati è diventato ancora più essenziale. Ma soldi sono diventati molto più costosi quando il Paese si è trovato in crisi! Perché? Perché per rispondere di tutti i debiti che aveva contratto Atene ha dovuto prendere nuovamente a prestito, ma a tassi molto alti (se voi doveste prestare soldi a chi non siete sicuri possa pagare, lo fareste a un tasso d’interesse basso? No! Non ne varrebbe la pena) aumentando ancora di più il debito. E lo ha dovuto fare dopo che era venuto fuori che i bilanci approvati erano truccati.  Quindi era un soggetto istituzionale la cui credibilità finanziaria era calata notevolmente.

L’Europa si è trovata – e si trova tutt’ora – di fronte a due strade: continuare a prestare soldi con la speranza di far riprendere l’economia greca e riprenderne in futuro almeno una parte, o lasciare il Paese al suo destino. In questo secondo caso, si determinerebbe l’uscita della Grecia dall’Eurozona e dall’Unione Europea (visto che, a quanto dicono, non si può uscire dall’Euro senza uscire dall’Europa – anche se dovremmo forse ragionarne. Si discute in questi termini perché non è prevista un’uscita dalla moneta unica, e quindi si ritiene come unica via percorribile l’uscita dall’unione).

Tsipras sta cercando, con un discreto successo, di negoziare una posizione più vantaggiosa per la Grecia (cioè di far tagliare una parte di debito). Cosa succederà? La nostra opinione è che l’Europa continuerà il salvataggio. Perché? Per due motivi:

  1. Se così non fosse, perderebbe molti dei soldi che ha investito nella Grecia. Tutti i portafogli contenenti titoli greci si ritroverebbero con titoli tossici, con un valore inferiore a quello iscritto a bilancio. La Grecia, infatti, perderebbe istantaneamente la possibilità di pagare gli interessi che deve e, probabilmente, soffrirebbe di un’ulteriore e peggiore crisi economica, con problemi di approvvigionamento, pagamento delle pensioni, servizi e compagnia cantando.Si determinerebbe, quindi, una crisi senza precedenti che potrebbe portare all’implosione di una nazione, così come alla graduale rinascita di uno Stato. Nessuno sa con precisione cosa accadrebbe col Grexit. Dopo la Grecia, altre nazioni potrebbero decidere di compiere lo stesso passo, ma volontariamente, andando a distruggere l’idea originaria di un’Europa unita.
    Tsipras e Putin hanno avuto punti in contatto

    Tsipras e Putin hanno avuto punti in contatto

    Nonostante il passo di unire i Paesi sotto un’unica moneta prima di aver creato delle condizioni politiche, sociali e strutturalmente favorevoli sia stato un errore, dare un colpo di spugna su tutto questo potrebbe anche essere peggio. Senza contare che la Troika, praticamente, porterebbe 11 milioni di persone alla fame.

  2. La Grecia fuori dall’Europa vorrebbe dire un Paese sviluppato vicino geograficamente e politicamente alla Russia, e questo è molto sconveniente per i decisori europei. Già nei mesi scorsi si è parlato di un possibile accordo Atene-Mosca per la costruzione di un gasdotto in suolo greco in cambio di aiuti finanziari per pagare il debito sovrano.Checché se ne dica, alcune strategie da guerra fredda sono ancora in atto, e questo sarebbe un clamoroso autogol per l’alleanza atlantica. Senza considerare che la Cina è dietro l’angolo che guarda.

Chi crede che la Grecia rimarrà in Europa perché è la culla della civiltà è un disilluso. Se sarà così, sarà per motivi economici e politici convenienti a chi ha il potere di prendere le decisioni. Non è detto che questa sia la cosa più giusta; senza dubbio però è la cosa più vera.

 

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