Perché l’accordo Italia Svizzera sugli evasori è una presa in giro

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Squillano le trombe al Ministero dell’Economia italiano, Roma.

Titola il Sole24Ore:

Italia-Svizzera: accordo fiscale raggiunto.

Il Corriere della Sera:

C’è l’accordo tra Italia e Svizzera

La Repubblica:

Fisco, c’è l’accordo tra Italia e Svizzera

Insomma, un gran successo internazionale per l’Italia, che riesce a bucare il muro di resistenze per ottenere l’accordo con la Svizzera. È servito un grande lavoro di mediazione, ma alla fine ce l’abbiamo fatta a metterci d’accordo. Le resistenze erano innumerevoli, e capite bene il motivo. Resistenze tutte di tipo economico s’intende. Resistenze potenti, nei Palazzi Romani. Eh, sì, perché le resistenze erano tutte italiane: era l’Italia che nicchiava nell’accordo.

Si sfiora il ridicolo, direte voi. Ma come? La Svizzera è quella che ci tiene illegalmente i soldi degli evasori, ed è lei quella che vuole darci i dati?

L’accordo Italia Svizzera viene abbastanza da lontano, ma meno da lontano rispetto agli accordi stipulati dalla confederazione elvetica con Germania, Gran Bretagna e Francia. Parigi, Berlino e Londra si erano mosse con largo anticipo, poco dopo l’inizio della crisi, per stanare gli evasori e augurabilmente incamerare liquidi da investire nel loro Paese.

Il 12 ottobre 2014 la ministra svizzera dell’economia aveva dato in escandescenza perché gli italiani facevano melina sull’accordo. A Washington aveva detto ai giornalisti, dopo aver incontrato il corrispettivo italiano:

Ho fatto l’elenco dei ministri con i quali ho dovuto ricominciare tutto da capo. Mi presentavo da loro, mi facevano tutti le stesse domande e mi mandavano da un loro collega. E questo poi mi diceva di tornare dal precedente, che mi faceva di nuovo le stesse domande. La mia pazienza ha un limite.

Accordo Italia Svizzera

Accordo Italia Svizzera in arrivo al molo Sud

Fa quasi ridere, si parla di 13 ministri: se la rimbalzavano come a pallavolo. La storia però era iniziata prima: l’Italia ha (o aveva?) oltre 100 miliardi detenuti illegalmente in Svizzera, DICONO, che hanno sempre fatto gola ai contribuenti (meno tasse) ma mai alla classe politica. L’urgenza della ministra era anche, e soprattutto, legata alla BlackList italiana, che limita il commercio con la federazione elvetica soprattutto per le transazioni finanziarie. Raggiunto l’accordo, rimossa blacklist. E la Svizzera aveva cercato più volte l’Italia, che aveva staccato il telefono o messo silenzioso.

Allora si trova che 3 mesi prima della scanata, sempre la ministra Widmer-Schlumpf aveva dato un ultimatum all’Italia. Entro primavera 2015 le firme, altrimenti smettiamo di pagare i contributi che i frontalieri maturano in Ticino. Si firmerà tra un mese, solo 30 giorni prima dello scadere del termine. Non è un caso.

Perché i negoziati erano partiti da un bel pezzo!

Si pensi: la Svizzera per prima si era incontrata con Berlusconi (al Governo) per abbozzare e fare un accordo, e già c’era la Widmer. C’era Tremonti dall’altra parte. Quindi incontra Tremonti, ministro dell’economia, stringi gli accordi, fai le bozze e firmale, poi ti fermi, l’accordo segreto naufraga : c’è lo spread. Quindi arriva Monti. Che è anche il nuovo ministro dell’economia. Quindi parla con Monti, presenti le bozze, le rendi pubbliche, parte una trattativa ufficiale, modifichi le bozze, firmi le bozze quando.. ops! Grilli ora è il nuovo ministro dell’economia. Quindi riprendi le bozze, prenditi un valium, riallaccia i negoziati quando.. di nuovo! Saccomanni è il nuovo ministro dell’economia. Stampa di nuovo le bozze, correggile con Saccomanni, facci nuove firme, stringi le mani et voilà! Padoan è il nuovo ministro dell’economia! Allora prendi le bozze, mettile in cartella, mandalo a quel paese e dagli un ultimatum. Per far saltare i nervi agli svizzeri o gli rubi quattrini o li tratti così.

Nel febbraio del 2012, Monti al Governo, la Svizzera si diceva pronta a firmare per aiutare Berlusconi nel suo progetto di abolizione dell’IMU: basta che firmiate! Poi qualche giorno dopo sempre la Widmer aveva ammesso che sarebbe comunque servito un annetto: nel 2013 si conclude i negoziati, aveva sorriso.

A novembre 2012 il Fatto Quotidiano titolava:

“Il sottosegretario all’Economia tira ancora il freno sulla trattativa con Berna sulla regolarizzazione dei conti in nero depositati nelle banche elvetiche: Non è ancora in fase conclusiva e il governo non accetterà un’intesa che favorisca il riciclaggio

Giusto nel 2012 c’era stato un walzer sorprendente:

Febbraio 2012: Accordo con Svizzera possibile; Il deputato ticinese Lorenzo Quadri lo fa pronunciare al Governo di Berna. Marzo 2012: c’è Rubik, un metodo poco trasparente, osteggiato dall’UE. Maggio 2012: verso l’accordo Italia Svizzera su fisco e finanza. Agosto 2012: niente accordo, sorry. Nel mentre UK e Germania hanno stipulato accordi blitzkrieg. Ottobre 2012: Grilli, da ministro dell’economia: si farà prima delle elezioni (quali?). Novembre 2012: Knapp, alto funzionario delle Finanze svizzere, dice entro il 21 dic 2012 si chiude. È fiducioso. Che carino. Novembre 2012: qualche giorno dopo il Governo italiano: “non sarà un condono, tranquilli”. Novembre 2012: iniziano a girare voci di condono. Aprile 2013: l’Italia usa la carta dell’Unione europea e blocca le trattative.

Il discorso presenta ovviamente anche altre sfaccettature, come i contributi dei transfrontalieri, l’ingresso delle banche svizzere in Italia e anche il modo di trasmissione dei dati. Infatti in un primo momento Berna aveva optato per una soluzione che schermasse chi aveva portato i soldi nelle loro banche perché la legislazione penale sulla materia è differente tra Italia e Svizzera. In Ticino volevano di fatto proteggere chi aveva evaso, in Italia no. Sorprende il fatto che però all’Italia siano serviti vari anni mentre agli altri paesi sia bastato un trattato veloce veloce. E comunque, il nocciolo della questione qui è un altro.

Come combatte questo l’evasione?

Sarebbe meglio dire: come recupera lo Stato i proventi dell’evasione stimati dall’Agenzia delle Entrate in 120 miliardi di euro? Semplice, non lo fa.

Primo, perché c’è la voluntary discosure: autodenuncia che ti evita maggioranza delle pene. Paghi quanto avresti dovuto più una piccola multa. La danno a 5 miliardi da rimpatriare, al massimo.

Secondo, perché in Svizzera i soldi non ci sono più. Nel 2010 uno studio di KPMG aveva stimato che i depositi italiani fossero 220 miliardi: il doppio, anche dopo lo scudo fiscale al 5% che varò Berlusconi! Dopo 2 anni, si dimezzano.  Le trattative di molti Paesi europei per il rientro delle somme erano in corso e si annusava lontano chilometri che questa volta l’intenzione di smantellare il fortino europeo (in senso geografico) dei fondi neri era un po’ più seria delle precedenti. C’era di mezzo l’America. C’era di mezzo la Germania. L’Inghilterra. Roba seria.

Qualunque private banker e banca svizzera ha chiamato i propri “correntisti anonimi” suggerendo loro di spostare le somme in altri lidi. Ci pensano loro: le banche avrebbero lucrato dalle transazioni (passa i fondi o a una controllata schermata o cedendo a pagamento il cliente, suggerendogli la banca al momento dell’addio), i private banker avrebbero fatto il loro lavoro.

Il Governo italiano, che è abbastanza tollerante verso l’evasione (forse perché è un fenomeno che sente molto vicino), ha lasciato tutto il tempo necessario, lanciando messaggi a intermittenza.

Hey! Stringo accordi con la svizzera. Ora mi fermo. Ora riparto. Hai visto? Stringo accordi con la svizzera! Ti vengo a prendere, insomma. Hai capito? Stringo un accordo Italia Svizzera per prendere i tuoi fondi eh! Mi raccomando, non muoverli!

Sono stati lasciati passare anni, figuriamoci che mai ci troveranno. Chi porta in Svizzera spesso non si muove da solo, ma sfrutta i servizi di persone nel settore. In USA differenti banche svizzere sono state condannate perché suggerivano ai clienti modi e tecniche per eludere il fisco e navigare i loro dollari a Zurigo. Poi ci si è messo Obama di mezzo, che ha un certo peso, e sono saltati fuori i nomi. Dubito succederebbe lo stesso se provassimo anche noi a fare una manovra del genere.

Che succederà quindi?

La Svizzera è un Paese ricco

La Svizzera è un Paese ricco

Raccatteranno qualche fondo dimenticato, ma niente di che. E la voluntary disclosure non porterà molto, farà muovere solo quelli che oramai non avvertono più il bisogno di evadere. Cioè una minor parte di quelli in ballo: e chi ha pagato, pagherà.

Questa cosa servirà solo a chiudere il pozzo Svizzera, ma per il resto non hanno che chiuso il recinto dopo che le pecore sono scappate.

 

 

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