Peppa Pig censurata in UK: offende i musulmani

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Paura del terrorismo o semplicemente troppa indulgenza nel trattare le questioni riguardo l’integrazione? Dopo gli attentati di Charlie Hebdo e in Francia, l’Europa e l’Occidente si svegliano scosse da questa brutta vicenda e con la paura dello straniero.

In UK la presenza di musulmani è particolarmente consistente. Quasi il 10% della popolazione si dichiara tale ai censimenti (7,5% nel 2008) e quindi il timore che qualcuno decida di emulare i fratelli Coulibaly serpeggia tra gli inglesi. E si fa così forti che di recente è stata presa una decisione che farà discutere: Peppa Pig è stato censurato dai libri di scuola.

Peppa Pig?

Peppa Pig è un cartone animato per bambini fatto proprio in Inghilterra dalla società d’intrattenimento Astley Baker Davies, che lo disegna e lo produce dal 2004.  La notizia viene dal Daily Mail che ha intervistato la Ofxord University Press, casa editrice tra le più importanti al mondo, che nell’aggiornare le linee guida per i suoi autori è categorica: niente storie su salsicce, maiali e pancetta. E quindi anche Peppa Pig può benissimo abbandonare le pagine dei vari testi. Comprese citazioni e riferimenti: offendono i musulmani.

Apriti cielo.

Innanzi tutto sono partite le contraeree cristiane e atee: non ha senso, è un politically correct oltre i limiti logici della tolleranza. In molti hanno chiesto un intervento del Governo. La OUP si è difesa però. Le sue pubblicazioni vanno in oltre 150 Paesi del mondo e quindi più il pubblico si allarga, più guadagnano. “È interesse dell’azienda avere più pubblico possibile”. Dall’altra parte, però, non si placano le dure prese di posizione: “Ma come può essere ritenuta una parola o un’immagine di un cartone

Peppa Pig?

Peppa Pig?

offensiva o discriminatoria?” si domanda uno del partito dei Tory. “Dipende dal contesto, a prescindere è una censura vera e propria!”

Gli ebrei se la sono presa a male: << anche a noi è proibito mangiare quel tipo di carne, ma mica pronunciarlo o guardarlo!>>. Persino dagli stessi musulmani più moderati si sono alzate voci di critica. Il deputato laburista Khalid Mahmood ha definito la scelta una “totale idiozia, nonsense“: è evidente che una scelta del genere danneggerebbe la loro comunità come prima conseguenza. L’opinione pubblica, molto irritata, avvertirebbe ancora di più differenze tra le culture.

È evidente che in una situazione così tesa per i fatti di Parigi, riuscire a muoversi su queste tematiche è molto pericoloso e chiunque rischia di fare la figura dell’elefante nel negozio di cristalli. Tuttavia una talee precauzione, o semplicemente accondiscendenza da parte di una delle più grandi case editrici del mondo appare come un autogol clamoroso.

 

 

 

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