PARIGI CI PROVA ANCHE IN GERMANIA MA PRENDE USCI IN FACCIA – Merkel boccia il matrimonio Peugeot Opel.

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PARIGI CI PROVA ANCHE IN GERMANIA MA PRENDE USCI IN FACCIA – Merkel boccia il matrimonio Peugeot Opel.

 

Parigi cerca di prendersi un pezzo di industria tedesca (in mano agli americani, però) che consentirebbe di mettere insieme due imprese europee che si sono distinte per non concludere niente negli ultimi 10 anni. Se però per gli americani Opel rimane sempre un ponte eccellente per il mercato europeo (anche se durante l’era Obama hanno cercato di sbolognarla a qualcun altro, visti i conti spesso in rosso), un matrimonio con Peugeot vorrebbe dire “razionalizzazioni forti”, concentrazione di competenze e trasferimento di risorse a favore della Francia, visto che Peugeot siede in una posizione migliore.

In sostanza: rileviamo l’azienda, cerchiamo di far fruttare le sinergie (risparmi), tentiamo la scalata al mercato europeo contro VW e FCA.

Questo però non va bene alla Germania, che non accetta che queste decisioni non passino dalla Politica. Quindi si blocca tutto. In Germania non si può rilevare l’enne-sima società automobilistica ma in Italia si può fare scalate alle principali imprese del Paese.

Non è questione di latitudine, è questione di qualità della classe politica.

Tonia Mastrobuoni per la Repubblica

OPEL PSA

I negoziati sono già ad uno stadio avanzato. PSA Peugeot sta trattando con gli americani di General Motors per acquistare e fondersi con la concorrente Opel. Fin qui, parrebbe, niente di strano. Un proprietario vende una controllata, oltretutto con i conti in profondo rosso da anni, qualcuno la compra.

Ma quando si tratta di un’azienda basata in Germania — come sa bene la Fiat — nulla è mai semplice.

Appena la notizia, anticipata da Reuters, è stata confermata dai francesi, la ministra tedesca dell’Economia, Brigitte Zypries, è andata su tutte le furie.

A ruota, sono seguiti i politici dell’Assia e della Renania- Palatinato, i Land che ospitano gli stabilimenti dell’azienda. Ma l’irritazione è schizzata alle stelle anche nel consiglio di fabbrica e tra i sindacati. La possibile fusione, festeggiata dalle Borse con rialzi del 5%, garantirebbe a due imprese che occupano mercati analoghi e producono modelli simili, il 16,3 per cento del mercato europeo.

Per Zypries, però, la logica non è quella del mercato. Le trattative, ha tuonato ieri, sarebbero avvenute «senza avvertire il consiglio di fabbrica, il governo dell’Assia (sede del quartier generale di Opel, ndr) e l’esecutivo federale». Per la ministra socialdemocratica, una mossa «inaccettabile». Zypries ha ricordato che General motors, che possiede l’azienda tedesca dal 1929, «si è presa la responsabilità di lasciare il centro di ricerca in Germania».

In sostanza, il governo federale pretende che gli americani e i francesi passino per la politica, onorino le intese locali e tutelino i posti di lavoro.

MERKEL HOLLANDE

Altrettanto indignati, nella patria della “Mitbestimmung”, della cogestione, si sono mostrati infatti i sindacati. Alcuni rappresentanti del consiglio di fabbrica hanno fatto sapere di ritenere l’eventuale intesa «una lesione senza precedenti dei diritti di cogestione tedeschi ed europei». Irritazione trapela anche dalla IG Metall, il potentissimo sindacato dei metalmeccanici tedeschi. I rappresentanti dei lavoratori, che in virtù della “Mitbestimmung” siedono nei vertici di molte imprese tedesche, lamentano in questo caso di essere stati lasciati all’oscuro della trattativa.

Peugeot

A far sentire la sua voce è intervenuto anche il governatore dell’Assia, Volker Bouffier (Cdu), che ospita il quartier generale e il centro per la ricerca di Opel, a Ruesselsheim. «Non ci interessa che il proprietario sia negli Stati Uniti, come accaduto sino ad oggi, o in Francia. La cosa importante è cosa succede qui». Anche il politico conservatore ha insistito sull’importanza che il centro di ricerca resti in Germania. La sua omologa della Renania Palatinato, Maly Dreyer, che ospita lo stabilimento di Kaiserslauten, si è augurata che l’eventuale fusione non abbia ricadute occupazionali negative. Dei 35.600 lavoratori che Opel impiega in tutta Europa, la metà è in Germania.

OPEL

L’ultimo tentativo di GM di liberarsi dell’azienda tedesca risale al 2009. Travolta dalla crisi finanziaria ed economica, salvata l’anno prima insieme alle altre big di Detroit dal governo Obama, General Motors fece un primo tentativo di liberarsi della controllata tedesca.

Tra gli altri, si fecero avanti Sergio Marchionne e gli austro-canadesi di Magna insieme alla russa Sberbank. Pur incassando il via libera del governo tedesco, gli americani rinunciarono allora alla vendita e si tennero il marchio.

Stavolta sembrano voler andare fino in fondo. Sempre che il robustissimo “sistema Germania”, con il suo intreccio di potere incestuoso tra governo federale, politica locale e sindacati, glielo consenta.

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