Norma salva Berlu nel decreto di Renzi. Poi la marcia indietro.

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Il Governo tenta di salvare Berlusconi?

«A me non risulta affatto che sia così. Lui ha una condanna definitiva e non mi pare realistico che una nuova legge possa cancellare una condanna passata in giudicato. Ma se davvero dovesse essere possibile sono pronto a bloccare la legge e a cambiarla» ha detto il capo del Governo a Repubblica.

Ma cosa è successo?

Ha fatto scalpore la recente scoperta di una norma nel decreto legislativo emesso da Palazzo Chigi che modifica le pene per reati fiscali (quelli per cui Berlusconi è stato condannato). Il pezzo incriminato è questo:

<<Per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al 3% dell’imposta sul valore aggiunto dichiarato. Per tali fatti sono raddoppiate le sanzioni>>

Non è specificato lì se abbia effetto retroattivo, ma il dubbio serpeggia. Il precedente era stato la depenalizzazione del falso in bilancio, nel 2000, che aveva avuto una dinamica simile: anche lì era stato messo un limite percentuale sotto cui si rendeva non perseguibile il reato e poi una sentenza della Cassazione, la sentenza Giordano, decretò la retroattività delle nuove soglie, annullando pene per coloro che si erano macchiati del crimine.

Teso salva Berlu

Testo dell’articolo approvato dal Governo il 24 dicembre. Se dovesse rimanere così, Berlusconi potrebbe annullare la sua condanna. Giallo a Palazzo Chigi: nessuno l’ha scritta, nessuno l’ha approvata. La norma si è generata e approvata da sola, pare.

Ciò consentirebbe a Berlusconi di ripulirsi la fedina penale e presentarsi alle prossime elezioni. Infatti Berlusconi, condannato per il processo Mediaset, era stato inchiodato dai residui degli ammortamenti non andati in prescrizione, che comunque erano diventati inferiori al 3%. Nel 2013 erano stati lo 0,8%.

La norma inoltre si presta a numerose interpretazioni proprio perché estremamente fumosa e scritta coi piedi. Non modifica l’articolo sulla frode fiscale ma, per <<cause di esclusione della punibilità>>, prevede la soglia del 3%.

 

Berlusconi con una norma del genere eviterebbe, più che i servizi sociali, l’incandidabilità per 6 anni, cosa molto più rilevante per un leader politico.

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Berlusconi ha intenzione di giocare seriamente questa partita

Dopo che questo fatto è divenuto di pubblico dominio, il Governo ha prima traccheggiato, non commentando, poi grazie ad un’intervista rilasciata al telegiornale della rete ammiraglia di Berlusconi, ha fatto macchina dietro.

<<Nessun inciucio.>> ha dichiarato Renzi. <<Questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale, dopo che Berlusconi avrà scontato i suoi servizi sociali>>. Che, come abbiamo detto, è la cosa che gli interessa assai meno. Sono i 6 anni che costituiscono il boccone grosso.

L’intervista prosegue poi con una litania molto elaborata in cui sembra che il documento sia stato emesso dalle opposizioni e non dal Governo stesso. <<Bloccheremo ogni norma ad personam!>>, rassicura.

L’impressione che se ne trae perciò è che Palazzo Chigi licenzi un numero abnorme di testi senza sapere cosa ci sia scritto dentro, il che non è proprio il massimo che ci si attende da un Governo.

L’ex ministro Vincenzo Visco, interpellato sulla vicenda, non ha usato mezze termini: “è un regalo ai grandi evasori“.

In più, sullo sfondo di un regalo da Renzi e Berlusconi, non può non saltare in mente il loro accordo, il “patto del nazareno“. I più critici infatti ipotizzano che a collaterale del patto pubblico, ce ne sia stato uno privato in cui Berlusconi si assicurava salvezza per sé e per le sue aziende.

Infatti, benché in questi tempi si parli di regole giuste, certe, e semplici, poco è stato fatto per correggere alcune voragini lacune del diritto italiano, come per esempio il falso in bilancio, visto che siamo l’unico Paese OCSE ad aver depenalizzato il reato.

 

 

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