Guida ai Millennial e le imprese: come comportarsi?

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Chi trova un Millenial trova un tesoro. 

Esigenti, tecnologicamente evoluti, informati e con un buon potere d’acquisto. A dispetto dell’immagine che spesso si ha quando se ne parla (alto tasso di disoccupazione e difficoltà nel trovare la propria indipendenza), i giovani sono un pubblico potenzialmente interessante dal punto di vista economico.

Dalla ricerca “Discovering Millennials” realizzata da Nielsen per Yahoo emerge infatti che il 55% dei Millennials vive ancora in casa con i genitori anche se non tutti lo fanno per reali esigenze economiche: il 26% sceglie di rimanere con i genitori per assicurarsi uno tenore di vita più alto, mentre il 17% lo trova più comodo per non occuparsi della gestione della casa. Il 16% vive invece da solo, un altro 16% ha formato una nuova famiglia senza figli e solo il 13% ha uno o più bambini.

 

Il consiglio alle imprese è preciso: ascoltate i millenial.

Ok, ma chi sono i millenial? Studenti, giovani di età compresa tra i i 18 e i 30 anni. Sono 150 milioni in Europa, hanno un rapporto strettissimo con le tecnologie che usano con approccio multitasking e social sia per motivi professionali che personali.

Questa generazione “sta” per entrare in azienda portando con sé un carico di conoscenze legate alle nuove forme di collaborazione e comunicazione online. Ma le aziende sono pronte ad accoglierla? La domanda se l’è posta CA Technologies e per rispondere ha incaricato Netconsulting di provare a misurare il gap che le aziende devono (possono) colmare. A confronto 280 studenti delle facoltà di Economia e Ingegneria e un campione di circa 150 aziende in diversi settori.

Punto di partenza le attese di chi si appresta a entrare in azienda: ritrovare anche nel contesto lavorativo gli stessi strumenti e le stesse modalità applicati all’uso delle tecnologie nella vita privata e nello studio. Per le aziende la propensione che hanno i millennials a portarsi “da casa” le proprie tecnologie rappresenta un vantaggio perché le alleggerisce dall’onere della formazione, del trasferimento di know-how che oggi – si legge nello studio «è in larga misura già assimilato dai giovani e pronto a essere reindirizzato in termini di maggiore efficienza e produttività aziendale».

Più complicato portare in azienda la scarsa attenzione che i più giovani mostrano nei confronti della privacy.

Nel 40% dei casi la sensibilità è nulla o bassa. Così come rappresenta una sfida per il responsabile dei sistemi informativi “accettare” la pratica di affidare i propri documenti digitali ai servizi di archiviazione online, gratuiti in rete, utilizzati non solo per la conservazione ma soprattutto per lo scambio.

Oltre il 70% dei millennials, si legge nel rapporto, ritiene auspicabile che l’azienda consenta l’uso di spazi virtuali di storage il che impone, dal punto di vista aziendale, una adeguata strategia di prevenzione della perdita dei dati e conformità alle normative.

Altro fattore da tenere in considerazione è la vicinanza ai social network anche come strumento di lavoro. E l’esigenza di poter lavorare anche al di fuori dell’ufficio grazie a dispositivi mobili e tecnologie di rete. Imparare a mettere a fattor comune questa “caratteristiche” può essere per Netconsulting un bene.

 

«La forte familiarità con gli strumenti applicativi e l’estrema propensione alla mobilità, unita alla capacità di autogestione e alla flessibilità, possono tradursi in concreti vantaggi in termini di riduzione dei costi fissi e snellimento dei processi produttivi». Insomma, i millennial lavorano in modo diverso, più anarchico ma non meno produttivo. Tuttavia, la flessibilità e forte propensione a lavorare in modo collaborativo si scontra con l’organizzazione rigida e gerarchica di parte delle azienda.

Tuttavia, rivela la ricerca, la consapevolezza del cambiamento «Le imprese intuiscono i vantaggi che i Millennial possono portare in termini di maggiore produttività – ha spiegato Annamaria Di Ruscio, direttore generale di Netconsulting – ma faticano a introdurre strumenti che consentono la creazione di un ambiente di lavoro collaborativo e virtuale.

 

È una cambiamento culturale di organizzazione, per questo è più difficile».

Come risulta dall’indagine, molte imprese innalzano degli ostacoli quasi insormontabili tra le abitudini digitali del millennial e le regole di conformità aziendali, negano l’accesso ai social media assimilandolo ad attività non produttive. Tuttavia, gli analisti sono convinti ci siano segnali di cambiamento.

Ad esempio, secondo le aziende intervistate le tematiche su cui l’It dovrà focalizzarsi riguardano prevalentemente lo sviluppo degli strumenti di collaboration. Tuttavia, meno avvertiti – critica lo studio di Netconsulting – sono temi nevralgici come la gestione e la sicurezza del cosiddetto posto di lavoro virtuale. Come anche poco sentita è la necessità di creare una connettività separata o gestire e monitorare le performance delle rete. Detto ciò, se un dialogo è ancora iniziato. Aziende e millenials ora si guardano davvero da vicino

Maria.Kristina

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