L’Italia cresce o no?

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Ma l’Italia cresce o no? Perché ogni settimana arrivano notizie buone e cattive, insieme. Per cui non si capisce se c’è stato un miglioramento della condizione economica generale o meno.

Partiamo da un quadro d’insieme, che spieghi la situazione macroeconomica.

Al momento la situazione è leggermente favorevole:

  1. Abbiamo un costo basso dell’energia, grazie ad un petrolio in calo.
  2. Quindi anche risparmi da parte dei consumatori sulla benzina e sui consumi energetici.
  3. L’euro indebolito avvantaggia l’export.
  4. tassi di interesse bassi aiutano gli investimenti.
  5. tassi di interesse contenuti assicurano risorse al governo.

Poi, che succede? Succede che in Italia ci sono una marea di problemi, a partire da una disoccupazione al 12/13%, che decolla al 30/40% se si parla di giovani. C’è un sistema bancario che ha difficoltà a capire chi dovrebbe ricevere finanziamenti e chi no. C’è una tendenza a risolvere i problemi superficiali e non quelli nevralgici, con conseguenze nefaste.

L’ultimo dato che viene fuori è quello Istat, che certifica che nel mese di agosto la frenata della produzione industriale è stata più marcata del previsto. In poche parole, è successo questo: a luglio la produzione industriale ha mostrato vigore e tutti si sono spesi a celebrare l’avvenimento con toni trionfalistici. Ad agosto, però, si è capito che ciò che era successo era più o meno un fenomeno isolato, casuale, e che il trend non era sostanzialmente migliorato. Quindi anche tutto l’ottimismo espresso da Palazzo Chigi è stato retorico, fritto.

Secondo l’ultimo bollettino dell’ISTAT la produzione industriale ha segnato un -0,5% rispetto a luglio, risultando addirittura peggiore rispetto allo -0,3 previsto dagli economisti.il dato tendenziale corretto per il calendario però ha mostrato un aumento dell’1%, anche se c’è da far notare che i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 dell’anno scorso.

I trimestri non hanno segnalato variazioni, indice di immobilismo (sempre meglio che niente), ma la media dei primi 8 mesi dell’anno ha segnato un +0,8% YOY. Il settore che più di ogni altro ha trascinato la crescita è stato quello della fabbricazione dei mezzi di trasporto.

In un’altra pubblicazione però l’ISTAT ha certificato che il problema donne/lavoro/gravidanza è molto serio. Il 30% non è rientrata dopo ed è rimasta, nel 60% dei casi, almeno 5 anni fuori dal lavoro.

Poi, se a parole a parlare di ripresa sono tutti buoni, coi numeri risulta un po’ più difficile. Il governo dopo aver incassato +325mila posti di lavoro nel 2015, ha ricevuto il bollettino Eurostat in cui si dice che gli italiani sono i più “sfiduciati” di tutta Europa. 3,3 milioni di persone non cercano un impiego: sono il 13% della forza lavoro. A questi si aggiungono 3,1 milioni di disoccupati.  In EU28 solo il 3,7% non cerca lavoro.

Poi ci si è messa Confesercenti: 727 mila negozi sono sfitti perché non c’è più chi li prende. Cioè il 25%, uno su quattro. Per ultima si è presentata Bankitalia, che ha detto che i prestiti si sono ridotti dello 0,5% su base annua.

Quindi, l’Italia cresce o no?

Crescere, l’Italia ufficialmente cresce. Lo dice l’FMI, lo dice l’OCSE, lo dice il governo. E’ sulla buona strada, quindi? Non proprio. Il fatto che cresca non significa che lo faccia bene o abbastanza, nelle dosi necessarie a riprendersi dalla crisi. L’Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% di produzione industriale. Secondo i forecast dell’FMI bisognerà attendere il 2033 per tornare ai livelli pre-2007. La domanda è: noi, ipoteticamente, sperando che tutto rimanga così com’è (tassi bassi, energia a buon mercato), nel 2033 potremmo essere ai livelli pre-crisi. Ma gli altri dove saranno tra 20 anni?

 

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