La storia di Charlie Hebdo, il settimanale attaccato da ISIS

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Di fronte a questi atti viene naturale pensare che ciò che noi diamo per scontato, la libertà di parola, di espressione, di pensiero, in realtà non lo sia. Ci sembra tale perché la abbiamo sempre avuta, la libertà, ma qualcuno ha combattuto per ottenerla.

La storia di Charlie Hebdo è la storia di un settimanale satirico estremamente tagliente pubblicato in Francia. Ha la sede nella regione di Parigi Capitale, ed è stato aperto nel 1970.

Il settimanale è noto per le sue vignette poco accomodanti, soprattutto su temi delicati. Sul sito si definisce di tradizione libertaria e repubblicana, ed è uno dei pilastri della libertà d’opinione francese. È stato portato più volte in giudizio da parte di persone che si ritenevano offese dalle pubblicazioni, anche se spesso i processi non sono arrivati a condanna.

Vignetta Charlie Hebdo

Vignetta Charlie Hebdo

È saltato alle cronache per la pubblicazione di alcune caricature di Maometto, nel 2006, probabilmente la vignetta più famosa del giornale, che vendette 400 mila copie quando la sua tiratura media era di 160 mila.

Nel 2011 subì un attentato, quando nella notte del 2 novembre alcuni lanciarono bombe molotov negli uffici e sabotarono il sito internet. L’attentato si è ripetuto il il 7 gennaio 2015. Due persone dal volto coperto hanno fatto irruzione all’interno della sede del giornale, imbracciando armi automatiche. Si sono fatti aprire da una giornalista che lavorava lì. Hanno sparato agli addetti delle pulizie, uno è morto, una è riuscita a salvarsi. Arrivati nella sala al primo piano con tutti i giornalisti che programmavano il numero successivo del settimanale, hanno iniziato a fare fuoco. Durante la fuga in auto, i due hanno incontrato una pattuglia. Un poliziotto è stato giustiziato, colpito al braccio da un proiettile dopo aver ingaggiato un conflitto a fuoco. Quando era a terra i terroristi si sono avvicinati e mentre lui chiedeva pietà non gliene hanno concessa.

Durante la sparatoria a raffiche di mitra, i presenti hanno sentito distintamente – come poi verificato dai video girati, inneggiare all’Islam da parte dei due assalitori, che tuttavia i testimoni dicono parlassero perfettamente francese. Quindi sono rimontati in macchina dopo essersi lasciati 12 morti alle spalle e sono spariti. La polizia ritiene siano reduci dalla Siria e le operazioni sono in corso, con un intervento delle teste di cuoio a Remis.

Charlie Hebdo era finito molte volte al centro delle polemiche da parte soprattutto degli islamici. Erano spesso presi di mira, tanto da far anche innervosire anche i francesi più politically-correct, visto che la rivista proprio non lo era.

Chalie Hebdo oggi, dopo l’attentato, simboleggia un 9/11 europeo, un attacco alla libertà d’espressione e di satira, anche tagliente, avvenuto nel Paese che per primo ha adottato queste novità frutto dell’era dei Lumi. Charlie Hebdo rappresenta agli occhi di molti partiti conservatori la riprova che la coesistenza di più culture come quella occidentale e quella islamica, così differenti a partire dalle basi, è impossibile. I più progressisti cercano di limitare i danni sostenendo che l’islam che compie questi attacchi non è religioso, è fanatico.

Di sicuro questo avvenimento che rimarrà nella storia europea ha consegnato un bel po’ di punti a Marine Le Pen, che guida il fronte conservatore in una Francia sgomenta e impaurita da un nemico che pensava di avere oltre mare e che invece si trova all’uscio di casa.

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