La miglior figura di m. che ho fatto all’Università (fin’ora)

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Questo è un diario. Quindi è giusto che ci annoti avvenimenti che mi riguardano. Questo in particolare è così eclatante che ho pensato di doverlo condividere. Perché non ricapiterà mai più!

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Succedono. Sai che possono capitare. Magari perché sei distratto, magari perché è distratto l’altro. Fanno parte dell’imponderabile. Di belle figure ne ho collezionate differenti. Una, è quando mi è capitato di abbracciare la sorella gemella di una ragazza che non vedevo da anni (e non sapevo avesse una gemella). E questa ha avuto una reazione “allergica” a tutta questa confidenza da uno sconosciuto.

Capitano. Così come capita che ti trovi in ascensore, stretto tra una ragazza che non conosci, molto discreta, con la quale hai scambiato due sguardi, e un ragazzo che dietro si rimette a posto la cartella dopo aver preso il libretto. Starà andando a verbalizzare: questo è il piano professori.

La ragazza invece deve far giurisprudenza: profuma, è tutta tenuta e sugli occhi ha un po’ di trucco; non mi dilungo sulle sue qualità fisiche perché capita, appunto, che nel rimestare nella sua pochette le cadano le chiavi. Senti il suono tipico dell’ascensore di quando arrivi ad un piano e mancano ancora pochi secondi prima che si aprano le porte. La ragazza mi dà le spalle, ed è stretta tra me e le lamiere. Quindi per non dare disturbo piega di corsa la schiena in avanti tenendo le gambe dritte. Tu sposti lo sguardo, per cortesia.

Il ragazzo dietro invece ha litigato con la tracolla e nell’aggiustarsela ti urta il bacino, spingendoti in avanti. Ma in avanti c’è il fondo schiena della ragazza che prende le chiavi! Per evitare la “botta” (nel senso letterale del termine, s’intende) cerchi subito un appoggio di fronte: la porta! Ci appoggi la mano che non tiene la spallina dello zaino ma non riesci a non sbilanciarti. E finisce che glielo appoggi lì preciso preciso.

Il silenzio. Lei, che non si aspettava mosse così eclatanti, rimane un attimo interdetta. Mi guarda un attimo, bassa, mentre afferra le chiavi e diventa rossa in viso come un semaforo. Io mi spingo indietro e.. che devi dire? Scusa, al massimo!

Scusa!

Fortunatamente mi viene in soccorso quello che mi aveva spinto che, non avendo probabilmente inteso la gravità della situazione, si scusa con me.

La porta dell’ascensore si apre. La ragazza sguscia via e io mi rendo conto di aver fatto una delle f.d.m. più eccezionali (per natura, s’intende) di tutta la storia dell’Università degli Studi di Firenze.

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