La grande partita di Parigi: costruire multinazionali francesi Paneuropee, contro Berlino, mangiando Roma.

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La grande partita di Parigi: riuscire a creare multinazionali paneuropee capaci di competere vis-a-vis contro quelle di Berlino.. mangiandosi quelle che ha Roma. Quindi si gioca su: Telecomunicazioni. Televisioni. Assicurazioni. Banche. Orange su Telecom, Vivendi su Mediaset, Axa su Generali, SocGen su Unicredit. Benché per chi si sforzasse un pochino il piano fosse chiaro da tempo, si delineano sempre più chiaramente le mire della galassia dell’Île-de-France su quella del Nord Italia. Che, lasciata apparentemente da sola dallo Stato, è allo sbando contro un team specializzato di manager che hanno tesso fili e controfili per creare operatori francofoni ma paneuropei.

Da noi c’è chi però inizia a trovare oltraggioso il silenzio col quale vengono affrontate le materie di questa delicatezza mentre, oltralpe, si fanno le pulci a Fincantieri perché rileva un cantiere fallito, già di proprietà sudcoreana. Giuseppe Vegas, CONSOB, al Senato: la difesa delle aziende strategiche “potrebbe avere senso in questo momento storico. Con una condizione di reciprocità, bisogna sempre trovare un vestito per le cose”.

Hollande e il San Daniele

Hollande e il San Daniele

 Vivendi pensa soluzione Mediaset-Telecom, sponda Orange.

Hollande

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(ANSA)

Idea ridurre quota in Tlc, Vegas per difesa aziende strategiche

L’obiettivo di Vivendi è sempre più chiaro: Mediaset. L’intera Mediaset, non la sola Premium usata probabilmente come chiave d’ingresso. E per raggiungere l’obiettivo il gruppo francese è disposto a cedere tutta o parte della quota di controllo di Telecom Italia: l’interlocutore più concreto non è Fininvest, che non ha alcun interesse a scambiare la società televisiva con una presenza in quella telefonico, ma il gigante delle Tlc francese Orange.

Mediaset, partita con Vivendi

Mediaset, partita con Vivendi

E’ questo l’orientamento prevalente tra gli operatori di mercato e infatti alle ipotesi di alleggerimento dei francesi in Telecom la Borsa reagisce prontamente, anche perché agli analisti non risultano al momento colloqui tra Bolloré e Berlusconi. Anzi, presto i toni potrebbero alzarsi ancora, con Mediaset pronta ad avviare – come ha già fatto Fininvest – una causa per danni contro Vivendi, mentre per ora ha chiesto solo l’esecuzione del contratto e i conseguenti risarcimenti.

Ai rumors su una possibile riduzione della quota in Telecom, Vivendi ribadisce che “siamo investitori di lungo periodo”. Lo dice un portavoce del gruppo da Parigi rispondendo all’agenzia Bloomberg che, citando fonti vicine al dossier, ipotizza la totale o parziale cessione del 24% del gruppo Tlc italiano per facilitare la presa di quello televisivo. Ma il mondo Berlusconi, come ha ribadito anche l’amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio a margine del road show di Londra, non appare interessato a questo “vago accenno”. E Fininvest non ha intenzione di accollarsi quote in un gruppo fortemente indebitato per cedere il controllo dell’azienda di famiglia, che ha qualche problema con la pay tv ma che resta redditizia.

Quindi, secondo fonti convergenti, non è questa la strada cui sta pensando realmente Bolloré, quanto quella da tempo all’esame di un ‘deal’ con Orange per creare un gigante europeo delle telecomunicazioni e avere contemporaneamente mani libere per raggiungere l’obiettivo più appetibile. Il problema è che Vivendi ha speso per Telecom molto più di quanto la quota oggi valga in Borsa, mentre in Francia sono in programma incerte elezioni presidenziali che potrebbero rallentare decisioni su Orange, nel quale lo Stato transalpino è azionista decisivo.

Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

In questo quadro basta poco a smuovere le acque e, non appena sono tornate le ipotesi di progetti di Vivendi sulla quota Telecom, in Piazza Affari è scattata una consistente corrente di vendite sul titolo del gruppo Tlc, che ha chiuso con il modesto rialzo dell’1% rallentando fortemente la corsa del pomeriggio. E sono partiti acquisti speculari su Mediaset, in aumento finale dell’1,5% dopo aver viaggiato in ampio calo per tutta la giornata. L’idea era forse che un Bolloré senza i vincoli di legge italiani ribaditi dall’Agcom possa attaccare più duramente su Mediaset. Ma prima deve uscire senza troppi danni da Telecom e il tempo stringe: la partita giudiziaria con il Biscione è alle porte e nessuno gradisce venir convocato dai magistrati di Milano come accaduto due volte in otto giorni a Tarak Ben Ammar, mediatore del contratto su Premium disdetto dai francesi.

E anche la Consob non appare indifferente: il suo presidente Giuseppe Vegas a margine di un’audizione al Senato spiega che l’idea francese di una difesa delle aziende strategiche “potrebbe avere senso in questo momento storico. Con una condizione di reciprocità, bisogna sempre trovare un vestito per le cose”, conclude Vegas.

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