Italia senza rappresentanti nell’UE: marginalità irreversibile?

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C’è qualcosa che i media italiani hanno mancato di sottolineare ultimamente. La mancanza di italiani nelle stanze dei bottoni europee.

Non parlo del Parlamento Europeo. Parlo della Commissione Europea.

Capisco ci sia un po’ di confusione sugli organi dell’Unione: Commissione Europea, Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Consiglio d’Europa, Consiglio dell’Unione Europea, Ecofin, ecc.. cercherò di descrivere brevemente questi per farvi una panoramica.

Parlamento Europeo:

Fin qui è abbastanza facile. È l’equivalente del parlamento italiano. Fai l’elezione, i candidati vengono mandati nella grande sala a forma di anfiteatro con 751 scranni. Gli eurodeputati stanno lì. Ha tre sedi, (perché una è poco trendy) a Bruxelles, a Strasburgo e in Lussemburgo. È l’organo legislativo. Il Parlamento Europeo è una delle due camere che compongono il parlamento (inteso in senso generale; il Parlamento, in Italia, è composto da Camera e Senato: in Europa il parlamento è composto dal Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea.)

Consiglio Europeo:

È una istituzione dell’Unione e si occupa di integrare l’europa. Non solo tra i popoli, ma anche dal punto di vista economico e normativo. Si elegge ogni 2 anni e mezzo da Strasburgo. Il presidente è il presidente del consiglio europeo. Che però non va confuso con una funzione analoga a quella del presidente del consiglio italiano, per esempio.

Consiglio d’Europa:

Ha sede a Strasburgo, ma non fa parte dell’Unione Europea, quindi ciao.

Consiglio dell’Unione Europea:

Ha sede a Bruxelles, è l’altro ramo del Parlamento Europeo. Ha potere legislativo e di bilancio. Qui però non ci si accede per elezione diretta: il Consiglio si compone di rappresentanti di ogni Stato membro, di ministri, che possano rappresentare i vari governi nazionali.

Commissione Europea:

È qui che si trovano i pezzi da 90. La Commissione Europea è l’equivalente del Governo Europeo. Organo esecutivo. Al timone si trova Jean-Claude Junker, lussemburghese. È composta da un delegato per Stato membro. L’Italia ha la Mogherini (segnatevi questo nome): Alto Rappresentante, Lady Pesc, cioè il ministro degli esteri dell’Unione. È considerata la seconda carica europea. I commissari devono agire nell’interesse dell’Unione e non dello Stato che li ha nominati.

Jean-Claude Juncker

Jean-Claude Juncker

EcoFin:

Riunione dei ministri delle finanze europei per decidere le linee guida.

Torniamo al discorso principale: grande assente l’Italia

La Commissione Europea è, abbiamo detto, il termometro europeo di influenza. Più uno Stato ha potere sulla Commissione, più i suoi interessi sono tutelati.

L’Italia ha piazzato Federica Mogherini ad Alto Rappresentante degli Esteri, dopo un lungo braccio di ferro con chi ci voleva altre figure, soprattutto di altra nazionalità. Che però ha fatto come una stella di carnevale: la fiammata e poi si è spenta.

Francesca Mogherini

Federica Mogherini

Si è spenta, intendiamoci: non si è accesa (o l’hanno tenuto spenta..) nel momento in cui, più di ogni altra, la sua figura era rilevante. La crisi ucraina e la crisi libica.

Sulla crisi ucraina, la Mogherini è finita su “Chi l’ha visto”. Merkel e Hollande l’hanno estromessa di forza. Loro rappresentavano l’Unione Europea all’estero. Anzi, non l’Unione Europea: l’Europa proprio.

Sulla crisi Libica la Federica nazionale non ha avuto nemmeno modo di intervenire. Giusto il tempo di giustificare la sua assenza al meeting con Putin (“l’importante è il gioco di squadra”, molto nobile) che Junker, il Presidente della Commissione, l’ha fermata. Anzi, meglio: è stata sorpassata da destra da un uomo di sua fiducia (di Junker, eh), Michel Barnier, francese, veterano della Commissione, come consigliere speciale per la Difesa e la Sicurezza europee.

Avere una delega alla Difesa e alla Sicurezza vuol dire occuparsi direttamente di, in ordine: Ucraina, Libia. Cioè gli unici temi caldi del momento che competono ad un responsabile degli esteri. Il che vuol dire che è stata di fatto tagliata fuori dai giochi. E vuol anche dire perdere l’unico uomo (donna) in campo per rappresentare praticamente il nostro Paese. E considerando la marginalità di cui sta soffrendo Matteo Renzi in ambito internazionale, non invitato a trattare con Putin a Milano benché ospitasse tutti, non invitato a trattare con Putin, Merkel e Hollande e Obama dopo, considerato solo dall’Egitto sulla questione ISIS in Libia, i nostri interessi (benché in molti casi parzialmente compromessi), rischiano di infrangersi un’altra volta contro le bordate francesi e tedesche.

Non solo: Renzi, che si vocifera stia organizzando un incontro con Putin a marzo per recuperare peso, rischia di fare più danno così che stando fermo. Infatti, incontrando Putin istituzionalmente, riapre un ponte di comunicazione con l’Europa che Merkel e Hollande avevano blindato e sbarrato a pochi, seri, incontri in cui si sarebbe deciso gli esiti di un conflitto armato. Rischiando, cioè, di farsi buttare ancora più fuori dai prossimi giochi.

 

 

 

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