Italia Francia: Riassunto della Campagna Francese nel Bel Paese

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M&A. Dal 2006 ad oggi solo 7,6 miliardi di acquisizioni italiane in Francia; M&A, lo shopping francese in Italia vale 52 miliardi in 10 anni

C’è un asse sempre più forte nelle fusioni e acquisizioni. È la direttrice tra Roma e Parigi, tra la finanza transalpina, che ha il suo simbolo nel raider Vincent Bollorè, e quella tricolore, che Oltralpe sta provando negli ultimi anni ad avventurarsi sempre più spesso come dimostra la mega-operazione nell’occhialeria tra Luxottica e Essilor, un affare da 50 miliardi di euro che porterà la holding della famiglia Del Vecchio a controllare tra il 31 e il 38% del nuovo soggetto.

Il 2016 , segnala Kpmg, è stato un anno record per il mercato dell’m&a tra i due Paesi con 34 acquisizioni di aziende italiane da parte di investitori francesi per un controvalore complessivo di 3,1 miliardi di euro: un conto a cui bisogna sommare l’importante cessione di Pioneer ad Amundi da parte di Unicredit, affare da 3,5 miliardi di euro che dovrebbe chiudersi definitivamente nella prima metà di quest’anno. Il bilancio resta comunque a favore della Francia.

Berlusconi Bolloré Mediaset VivendiBerlusconi Bolloré Mediaset Vivendi

Le acquisizioni Oltralpe da parte di aziende italiane, pur raggiungendo un valore record, hanno toccato quota 21 transazioni per un controvalore di 2,5 miliardi di euro.

Se si analizza il trend dal punto di vista qualitativo, si può notare che i raid transalpini riguardano sempre più settori strategici come finanza, Tmt (cioè telecom, media e tecnologia) e lusso. Basti pensare che sempre nell’occhialeria il colosso francese del lusso Lvmh, che in Italia ha già comprato tanto negli anni passati, sarebbe interessato ad entrare nel capitale dell’italiana Marcolin con una quota del 10 per cento. Sempre a fine 2016 si registra poi l’attivismo di Vivendi in Mediaset e Telecom. Il gruppo, controllato dal finanziere bretone Vincent Bolloré, ha in mano rispetticamente il 28,8% e il 23,9% delle due aziende. Un portafoglio che, agli attuali prezzi di mercato vale 4,49 miliardi di euro. Stando a un’elaborazione che Il Sole 24 Ore ha fatto su dati S&P Global Market Intelligence, questa cifra ne fa il terzo investore francese a Piazza Affari dietro Bpce (5,23) e Lactalis (4,94). Sul fronte finanziario c’è poi la citata operazione Amundi-Pioneer. Il risparmio degli italiani rappresenta una delle attività che fanno più gola a Parigi. Prova ne sia che, malgrado le smentite di rito di ieri, anche Axa è data in lizza per le Assicurazioni Generali.

 

Abbastanza differente, al contrario, la filosofia dei gruppi italiani che fanno campagna acquisti in Francia.

Si tratta più di operazioni mirate e in settori meno strategici per lo Stato francese, che è storicamente più protezionista verso le proprie grandi imprese.

Non è un caso che il governo transalpino ha posto una serie di condizioni da quando si è ufficialmente aperta la trattativa per l’acquisizione di Stx France, controllata dalla coreana STX Offshore & Shipbuilding e dallo Stato stesso, da parte di Fincantieri. Parigi ha una quota del 33% nella ex Chantiers de l’Atlantique. Ha diritto di prelazione sulle azioni ancora in mano ai coreani e, in virtù della legge sulle società strategiche, ha il potere di stoppare qualsiasi operazione suscettibile di ledere gli interessi nazionali. Difficile che il governo francese faccia le barricate contro Fincantieri, ma sicuramente cercherà di portare a casa un accordo vantaggioso.

Per il resto le tre maggiori operazioni italiane in Francia sono state quelle messe a segno da Atlantia, che ha rilevato dallo Stato francese l’aeroporto di Nizza per 975 milioni di euro, Lavazza, che ha comprato Cart Noire per 700 milioni e Campari, che ha rilevato il marchio Grand Marnier per 683 milioni.

Se si guarda ai dati aggregati relativi all’ultimo decennio emerge in ogni caso una sproporzione evidente tra gli investimenti fatti. Sempre Kpmg infatti calcola che, a fronte dei 52,3 miliardi spesi dagli investitori francesi in Italia tra il 2006 e il 2016, gli italiani abbiano messo sul piatto appena 7,6 miliardi.

L’industria italiana in questi anni è stata più preda che predatore.

Colpa del capitalismo senza capitali del nostro Paese. Un sistema, quello italiano, che ha sempre fatto perno soprattutto sul sistema bancario e che si è rivelato vulnerabile quando l’emergere del problema delle sofferenze ha costretto queste ultime a concentrarsi più sul rafforzamento del loro capitale lasciando da parte le operazioni di sistema. Il settore bancario peraltro non è rimasto immune dall’attivismo francese. Basti pensare alle operazioni Bnl-Bnp e Cariparma-Credit Agricole. Non esiste nel credito un esempio in direzione opposta, cioè acquisizioni da parte di banche italiane in Francia. Ad oggi le operazioni di Bnp Paribas e Credit Agricole sul suolo italiano stanno generando buoni risultati. Senza grandi sforzi finanziari visto che i due istituti transalpini non hanno voluto contribuire al fondo Atlante.

Nelle Tlc e nei media si attende poi il test più importante quest’anno.

Non è un segreto che il governo italiano e quello francese (malgrado le elezioni politiche imminenti) stiano seguendo con attenzione le operazioni di Vivendi su Telecom e Mediaset. Un riassetto complessivo delle comunicazioni potrebbe portare, con il via libera dei governi, a quella fusione tra Orange (la ex-France Telecom) e Telecom Italia più volte annunciata dai rumors. Reciprocità permettendo.

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