Italia dichiara guerra all’ISIS: questione di ore?

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Italia dichiara guerra all’ISIS: questione di ore?

Questo è il lancio di agenzia di qualche giorno fa.

“(ANSA) – ROMA, 13 FEB – L’ambasciata d’Italia a Tripoli ha dato indicazioni ai connazionali di lasciare “temporaneamente” la Libia. Lo si apprende alla Farnesina. La situazione della sicurezza in Libia si sta aggravando a causa anche dell’avanzata dei miliziani jihadisti legati all’Isis. Già presenti in Cirenaica, nelle scorse settimane gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio in cui sono morti almeno 5 stranieri.”

A cui è susseguito poi:

“(ANSA) – ROMA, 15 FEB – L’ambasciata d’Italia a Tripoli ha sospeso oggi le sue attività in relazione al peggioramento delle condizioni di sicurezza. Il personale e’ stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati. Lo comunica la Farnesina.”

Chiudere un’ambasciata in un Paese non è un evento molto frequente. Soprattutto quando si invitano i connazionali a rimpatriare e si portano avanti minacce di offensive militari per bocca del Ministro degli Esteri.

L’Italia sembra stia fremendo per portare avanti un intervento armato in Libia.

Ma cos’è successo?

«Ci avete visti in Siria, ora siamo qui, a sud di Roma».  Si chiama «Messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce» ed è stato attribuito a ‘Lo Stato Islamico della provincia di Tripolì’. Sud di Roma.

Il video, raccapricciante, mostra un’azione barbara contro 21 coopti egiziani, la cui fine è delle più tremende, in pieno stile jihadista. Sulle coste libiche.
I due fotogrammi del video lasciano presagire come proseguirà. La minaccia jihadista si manifesta quindi molto più vicino di quanto non pensassimo, e pone seri dubbi sulla sicurezza. In questi giorni sono aumentati a dismisura gli arrivi di clandestini sulle coste, e in molti ipotizzano che tra di loro possa nascondersi qualche affiliato capace di compiere stragi una volta sbarcato sulle nostre coste. La paura cresce, alla luce degli ultimi avvenimenti di Copenhagen. Oggi sono arrivati 2100 clandestini da 12 barconi differenti, un numero eccezionale anche per un fenomeno caratterizzato da sbarchi enormi.

L’ISIS ha già colpito, in Libia. Lo scorso 27 gennaio sono morti almeno 5 stranieri nell’attacco kamikaze all’hotel Corinthia a Tripoli. Il governo egiziano ha detto che aiuterà ad evacuare dal paese tutti i suoi concittadini con un ponte aereo. Sirte, città libica molto importante, già teatro di aspri scontri nel rovesciamento del regime di Gheddafi, sarebbe sotto controllo jihadista, tanto che le radio trasmetterebbero i messaggi di Abu Bakr al-Baghdadi; I miliziani avrebbero preso anche “Libya“, televisione del governo libico. Derna, una città in mano agli jihadisti da aprile, si è convertita al Califfato. Alcuni giovani sono stati puniti per aver consumato bevande alcoliche: “L’Isis, nella città di Derna, punisce “frustandoli” giovani per consumo di alcol”, è il messaggio su Twitter. Nella città erano state segnalate violenze inaudite a danno dei giovani, con condanne sommarie.

L’Italia quindi si muove

Un'operazione militare non è così remota. Italia in guerra con l'ISIS?

Un’operazione militare non è così remota.
Italia in guerra con l’ISIS?

La chiusura delle ambasciate e l’invito ai connazionali di tornare in Patria sono sempre atti formali prima dell’inizio di un’offensiva militare. Se consideriamo che l’ISIS ha dichiarato guerra all’Italia, definendo tra l’altro il ministro “crociato”, il cerchio si chiude.

(“Siamo pronti a combattere” è stata la risposta.)

Vista la particolare fermentazione di Obama verso l’estremismo, a questo punto non è più improbabile che dalla base aerea di Sigonella, NATO, tra Siracusa e Catania, qualche AMX Tornado faccia capolino sulla testa dei miliziani.

“Barack Obama chiede al Congresso nuovi poteri di guerra contro lo Stato islamico: vuole un’autorizzazione limitata nel tempo, che scada dopo tre anni, ma allo stesso tempo che non preveda limiti geografici e non escluda l’uso di truppe Usa sul campo. “Ma non sto chiedendo di aprire una nuova guerra come in Afghanistan o in Iraq”, rassicura, parlando agli americani dalla Casa Bianca, e promettendo che il ricorso a soldati sul campo ci sarà solo se “assolutamente necessario”.” Agenzia

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