In Brasile golpe sì o golpe no?

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I recenti sviluppi in Brasile fanno sorgere dubbi circa la veridicità di certe accuse e, in un momento di forte stress economico per uno di quei Paesi che erano i BRICS, c’è chi vede nelle manovre giudiziarie un golpe morbido, soffice, per levare dal potere una fazione che lo governa dal 2002 e lo ha fatto arrivare dov’è.

Andrea Torrente scrive una veloce indagine sull’accaduto facendo un recap generale.

Scritto da Andrea Torrente per il sito Scappo in Brasile.

Written by Andrea Torrente. Posted in Dilma Rousseff, giustizia in Brasile, Lula, politica brasiliana

dilma rousseff spada

Non è ancora chiaro se ci sia dietro una chiara strategia, ma alcuni elementi emersi in questi giorni nel bel mezzo della crisi politica fanno pensare all’ipotesi che possa esserci in atto un golpe in Brasile. Niente carri armati per le strade o generali che rovesciano il potere con la forza, sia chiaro.

Il fatto è che il malcontento popolare aggravato dalla crisi economica ha fatto credere ai poteri economici e ai grandi gruppi di comunicazione come Globo che il momento sia propizio per liberarsi della sinistra che governa il paese ininterrottamente dal 2002 e tornare al potere. A questo aggiungiamoci la voglia di protagonismo di alcuni giudici che si ispirano apertamente a Mani Pulite.

Sono questi i componenti per un colpo di stato morbido, che all’apparenza prova a salvaguardare le forme della democrazia.

La narrazione predominante è quella propagandata dalla Rede Globo e dai principali mezzi di comunicazione del paese: un giudice-eroe, Sergio Moro, conduce da due anni l’operazione Lava Jato (la Mani Pulite verdeoro), un’indagine contro la corruzione nella Petrobras che ha già portato a numerose e pesanti condanne contro politici e imprenditori.

Il Partito dei Lavoratori di Dilma e Lula, va detto, vi è dentro fino al collo. Per di più, Lula sarebbe proprietario di un appartamento e di una casa di campagna intestati però a prestanomi. Su Dilma non pendono indagini, ma l’idea nell’opinione pubblica brasiliana è che, essendo la delfina di Lula, c’entri anche lei, in un modo o nell’altro. Anche perché risponde ad un procedimento di impeachment portato avanti dal presidente della Camera Eduardo Cunha, anche lui coinvolto nello scandalo Petrobras. Su di lui tra l’altro le prove sono schiaccianti visto che gli hanno trovato diversi conti svizzeri con milioni di dollari intestati a suo nome e con la sua firma. Eppure rimane indisturbato al suo posto.

Nel frattempo, movimenti popolari nati nelle manifestazioni di piazza, come Vem Pra Rua e Movimento Brasil Livre, soffiano sul fuoco della protesta, così come l’opposizione moderata (PSDB) e l’estrema destra de l deputato Jair Bolsonaro. Il governo Rousseff è ormai alle corde e l’impeachment a questo punto sembra inevitabile.

Ma come si è arrivati fin qui? Almeno 5 elementi nelle ultime ora fanno pensare che quello accaduto finora sia avvenuto ai limiti delle legalità o perfino, in alcuni casi, al di lá delle regole democratiche e legali.

Ecco cosa non torna:

LULA PRELEVATO DALLA POLIZIA

Dopo la perquisizione nella sua casa l’8 marzo scorso, Lula è stato prelevato a forza dalla polizia per deporre nell’indagine Lava Jato. La misura del giudice Sergio Moro è stata vista da molti come un abuso visto che di solito è applicata a chi si rifiuta di testimoniare e non era questo il caso. Come riporta la BBC, sulla vicenda si sono espressi anche giuristi importanti, tra cui l’ex ministro del governo di Fernando Henrique Cardoso (di opposizione) che hanno bollato l’azione dei giudici come esagerata e non necessaria. È stato l’inizio dell’escalation che ha fatto infiammare gli animi.

RICHIESTA D’ARRESTO PER LULA

La perquisizione e il prelievo a forza hanno irritato Lula che in una conferenza stampa tenutasi lo stesso giorno ha annunciato di essere pronto a viaggiare per il paese per manifestare contro il tentativo di golpe e si è detto pronto a ricandidarsi nel 2018. Quello stesso giorno viene ripreso in un video a sua insaputa da una collega deputata in cui dice che i giudici devono “infilarsi il processo nel culo” (video qui sopra). Due giorni dopo, il 10 marzo un giudice di São Paulo chiede la custodia cautelare di Lula per “attentato contro l’ordine pubblica”. Il documento (potete leggerlo qui) usa un tono molto politico e per nulla giuridico, cita articoli di stampa ed arriva a dire che il comportamento dell’ex presidente “farebbe vergognare Marx ed Hegel”. Si scoprirà poi che il giudice ha confuso Hegel con Engels.

INTERCETTAZIONE ILLEGALE

Ieri, 16 marzo, il telefono di Lula è stato intercettato dalla polizia federale su mandato del giudice Sergio Moro che però alle 11.12 chiede di interrompere la registrazione. Due ore dopo però, alle 13.32, il telefono di Lula era ancora intercettato senza autorizzazione. Ed è in questo momento che Lula telefona alla presidente della Repubblica, la quale dice che gli sta inviando il documento da firmare per assumere la poltrona di ministro (audio qui sopra).

Nella conversazione non c’è nulla di penalmente rilevante (tra l’altro la notizia che Lula era stato invitato a diventare ministro era nota da giorni), ma la trascrizione viene inserita nel fascicolo della procura e poche ore dopo passata alla stampa. Alle 18.38, il sito G1, della galassia Globo, pubblica l’intercettazione sottolineando che Dilma ha offerto a Lula la poltrona di ministro affinché l’indagine venga sottratta al giudice Moro e passi ai giudici della Corte Suprema. Il paese esplode in una protesta.

LULA NOMINATO MINISTRO

Questa mattina, 17 di marzo, Lula viene nominato ministro della Casa Civil (una specie di superministro) per mettersi al riparo da un eventuale arresto (non si garantisce l’immunità, ma guadagna tempo visto che il suo caso passa alla Corte Suprema). Pochi minuti dopo la nomina però il giudice Itagiba Catta Preta Neto sospende la decisione della presidente della Repubblica sostenendo che così facendo Lula sta cercando di sfuggire alla giustizia. La mossa politica è senz’altro vergognosa, ma non illegale (infatti la decisione del giudice Preta Neto in serata verrà invalidata dalla Corte Suprema). Nel corso della giornata, viene intanto a galla che il giudice Preta Neto aveva una pagina su Facebook, poi cancellata, in cui prendeva di mira il governo e che domenica scorsa era pure stato alla manifestazione per chiedere l’impeachment della Rousseff.

L’OPPOSIZIONE RISPARMIATA 

Sebbene anche partiti ed esponenti dell’opposizione siano coinvolti nella Lava Jato ed in altri episodi di corruzione, pare non esserci la stessa attenzione da parte dei magistrati e dei media su tali fatti. Prova è che Aecio Neves, leader del PSDB e sfidante della Rousseff alle elezioni del 2014, nonostante sia stato citato in varie occasioni nelle confessioni di alcuni arrestati per aver ricevuto tangenti, per il momento non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. La domanda è d’obbligo porsela: dietro l’attuazione dei giudici della Lava Jato c’è un disegno politico?

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