Gorbachev all’attacco lancia un assist a Putin sul Time

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Gorbachev all’attacco lancia un assist a Putin sul Time

 
Mikhail Gorbachev è ancora vivo: non è morto con l’URSS e il TIME ha deciso di intervistarlo. Il tema è presto detto. La nuova tensione tra Russia e Stati Uniti è l’incipit di una nuova Guerra Fredda?
Putin con il suo ingresso a gamba tesa in Crimea ha di fatto mostrato quanto valgano gli accordi internazionali di un certo tipo, meno della carta su cui sono scritti, scatenando le ire di coloro che invece ci facevano affidamento.
Gorbachev è sicuro:”Indeed we are”, certo che ci siamo [in una nuova Guerra Fredda]!


But in the course of this year those feelings seem to have been subsumed in a rising sense of animosity, as Russia and the West enter what Gorbachev calls a new Cold War. “Are we in the middle of a new Cold War? Indeed we are,”

E’ bene ricordare che il Time lo nominò Person of the Year 1987 ( e quattro anni dopo dovette rassegnare le dimissioni ), lo nominò Man of the Decade nell’89 e dopo qualche tempo gli scoppiò la grana del muro di Berlino, gli concesse un’intervista e dopo poco gli morì la moglie, quindi benché il rapporto lungo, Mikahil era un sacco che non si faceva trovare da quei giornalisti.

Nell’intervista, Gorbachev non ci sta a dare la colpa a Putin: la colpa è degli Americani. E allora inizia ad inanellare un ragionamento logico molto sottile nel quale ricorda, con una certa amarezza, che quando l’URSS si dissolse gli americani non tesero loro la mano ma cercarono di lasciarseli alle spalle, facendoli contare poco sul profilo politico, facendoli passare da superpotenza a provincia di confine. “E questo è successo ancora più recentemente con la rivoluzione pro-occidentale in Ucraina, e non rimprovero a Putin di aver cercato di recuperare una certa influenza internazionale, anzi! Lo ammiro.”

Il discorso poi verte sulle questioni interne, apparentemente. Il Time ricorda come solo 2 anni fa Gorbachev rimproverasse a Putin di azzerare l’opposizione interna (lo disse alla BBC): “non dovrebbe aver paura del suo stesso popolo, dovrebbe creare un dialogo tra le parti.”
Oggi Gorbachev rettifica: “Sono ancora presenti tratti autoritari nella gestione del potere in Russia, ma questa è una risposta fisiologica al decentramento della Russia dallo scacchiere internazionale: è servita come misura di controsterzo fatta per rispondere ai nostri “former allies”, “former friend”.”


“Our nation could not let that pass. It’s not just about pride. It’s about a situation where people speak to you however they want, impose limitations, and so on. It’s America calling the shots in everything!”

Questi rilievi passano sotto tono al giorno d’oggi: “la Russia è pur sempre una superpotenza nucleare: non conviene farci arrabbiare.”
“La corsa alle armi che portò la Guerra Fredda”, nota, “non si è fermata dopo il muro e la sensazione generale è che si vada verso un periodo caldo, molto caldo, invece che freddo. Il mondo sta rotolando nella direzione sbagliata”.
“I Russi non sono facili da sminuire. Conosciamo il nostro valore: non è un caso che Putin, dopo l’annessione della Crimea, dopo la risposta con le sanzioni internazionali e la situazione difficile, abbia un consenso quasi totale nella popolazione. Un’ottanta per cento pieno. Mica male. Ciò che dovremmo fare è tornare alla situazione in fondo alla Guerra Fredda, cioè dialogare e cercare un compromesso sulle questioni. Ma non è facile con l’America. Gli americani si possono ascoltare bene, ma ho imparato che non bisogna fidarsi. Se si mettono qualcosa in testa, fanno girare la Terra al contrario pur di farla.”


“When they get an idea to do something, they’ll turn the world onto a different axis to get it done.”

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