Google evade: ora tratta col fisco. Ecco come ha fatto.

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Google evade: ora tratta col fisco. Ecco come ha fatto. È un metodo noto nell’attività di tax planning, la dubbia attività di..

Il lancio di agenzia è il seguente:

“”La notizia non è vera, non c’è l’accordo di cui si è scritto. Continuiamo a cooperare con le autorità fiscali”: così un portavoce di Google commenta all’ANSA le notizia stampa secondo cui l’azienda di Mountain View avrebbe raggiunto un accordo col fisco italiano.”

“Secondo le indiscrezioni sull’intesa riportate dal Corriere della Sera,  il gigante californiano della rete pagherà circa 320 milioni di euro di tasse su 800 milioni che riconosce come imponibile prodotto in Italia dal 2008 al 2013. La contestazione nasceva dal fatto che “i profitti della raccolta pubblicitaria nel nostro Paese venivano registrati in Irlanda e a Bermuda”.”

“La decisione del gigante del web appare come un colpo di scena in quanto non gli sarebbero mancate le armi giuridiche per provare una resistenza a oltranza, né l’opportunità di attendere a maggio l’atteso decreto legislativo fiscale che sottrarrà “l’abuso del diritto, cioè le operazioni che, pur nel rispetto formale delle norme, realizzano vantaggi fiscali indebiti”. Invece, dopo una riunione tra penalisti, tributaristi, magistrati e Gdf, è stata raggiunta un’intesa. Ha trionfato la volontà di distensione nei confronti di uno Stato.”

“Anche il procuratore della Repubblica di Milano, Bruti Liberati, precisa che “allo stato delle attività di controllo non sono state perfezionate intese con la società”. In una nota Bruti Liberati  conferma che sono in corso indagini fiscali nei confronti del gruppo, all’esito delle quali “saranno tratte le valutazioni conclusive”.”

Cioè? TL;DR – Too Long Didn’t Read

Google ha deciso spontaneamente di pagare le tasse, sembrerebbe, circa il 40% del contestato dalla Guardia di Finanza, e avrebbe deciso di farlo per generosità, visto che avrebbe avuto tutti gli strumenti per ricorrere. Google nel 2014 ha fatturato 66 miliardi di dollari e 2 miliardi di euro in Italia.

320 milioni di tasse equivalgono ad una aliquota del 16%.
320 milioni sono lo 0,5% sul fatturato complessivo.

Probabilmente Google ha deciso di collaborare perché il danno d’immagine che ricaverebbe dal contestare la sanzione sarebbe di gran lunga maggiore rispetto al costo (tutto sommato irrisorio per un colosso del genere) del procedimento. Questo perchè per Google l’immagine è tutto.

Google è l’antitesi di Apple. Apple è elitaria. Esclusiva, nel senso proprio del termine: tende a escludere; se non hai un iPhone, non hai un iPhone. Sei fuori. Google invece è inclusiva. È una azienda dal marketing sofisticato, che dà un’immagine di se di una impresa gioiosa, aperta, curiosa. Investe sui robot, dà la carica agli smartphone, gratis, con il sistema operativo, cerca il futuro con la realtà aumentata. È l’amico che ti presta i programmi, perché sono gratis: offre Google. Si finge ancora la piccola enterprise da garage avviata con gli amici, e per questo ingenua, buona. E per questo non può evadere le tasse, ufficialmente. Ufficiosamente, si comporta come Apple, Amazon, Yahoo, Facebook e compagnia.

Come fanno queste compagnie a evadere così tanto?

In gergo finanziario “evadere” suona brutto. Non è conforme all’etichetta. Ottimizzazione fiscale, questo sì che suona bene. Tax Planning. Pianificazione delle tasse da pagare. Anche questo suona bene.

Sono attività contabili internazionali che consentono di spostare flussi di ricavi (ingenti) in Paesi dalle aliquote basse per trattenere più ricavi. Apple ha alle bermuda oltre 100 miliardi di dollari liquidi.

Col fatto che spesso queste società non hanno negozi o spazi fisici dedicati ai consumatori, simulano che le vendite online siano effettuate da sussidiarie estere, con sede legale in Paesi dalla fiscalità agevolata, come Olanda o Irlanda. infatti il modello più noto è quello del “Double Irish with a Dutch Sandwitch”.

I soldi vengono pagati alla controllata irlandese, che li gira a quella olandese. Questo perché, per la legislazione irlandese un’operazione del genere è tax free. Quindi per ora i ricavi non sono tassati.

La controllata olandese, poi, non fa che fare l’inverso, cioè girarli nuovamente all’irlandese, sotto forma di passaggio di liquidi intra azienda, non di ricavi, e quindi non pagherà tasse. Dall’Irlanda, poi, verranno mandati a un’ultima controllata in un paradiso fiscale, in cui potranno rimanere.

Quindi i passaggi di una vendita di una app in Italia sono:

Italia – Irlanda – Olanda – Irlanda – Bermuda

I passaggi dal New York Times

I passaggi dal New York Times

 

Un altro metodo è quello della vendita del marchio a una società estera, Olandese per esempio.

Io vendo il marchio “Diario di Vic” alla Diario di Vic BV, società di diritto olandese. Il suo unico asset è il marchio, ed è partecipata interamente dalla Diario di Vic S.p.A., società di diritto Italiano. Quindi la società olandese “vende” alla italiana il marchio Diario di Vic, lo dà in affitto. Dall’Italia, la S.p.A. pagherà regolarmente alla B.V.: in questo modo i ricavi delle vendite verranno deviati come costi in Olanda, dove pagheranno aliquote più favorevoli e Diario di Vic S.p.A., alla fine dei giochi, risparmierà in tasse.

 

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