Ferrari Olanda? Vi spiego perché Ferrari finirà in Olanda

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FERRARI OLANDA: LA GRANDE PARTENZA

L’accoppiata Ferrari Olanda ogni tanto spunta nelle cronache, probabilmente per testare quanto l’opinione pubblica ribolla ancora sulla questione.

Non che a Detroit freghi particolarmente di quel che pensano gli italiani dei marchi FCA e EXOR, ma comunque FCA vuole mantenere una cerca etica nel comportamento, una Corporate Social Responsability. Quindi ci si va piano, anche se oramai il sentiero è stato individuato.

Niente di sentimentale,  gli impianti a Maranello rimarranno gli unici e inimitabili, sarà spostata la sede legale. La bandierina, ecco. Netherlands. Paesi Bassi. Holland. Olanda.
La mossa rientra all’interno di una strategia di blitzkrieg finanziaria che Marchionne ha messo a punto, probabilmente più per caso che per intenzioni, durante la scalata a Chrysler. Ha dato FIAT Group agli americani, che gli hanno dato le spoglie di Chrysler. Da bravo chirurgo ha tirato su un Frankenstein che, ammettiamolo, ha un look molto appealing e ora tenta il colpaccio per scalare la classifica dei gruppi mondiali. Come? Con una Ferrari, a Wall Street.

 

Marchionne

Marchionne

C’è fermento in questi giorni in casa FCA. In effetti, da quando Marchionne è arrivato al timone del gruppo FIAT, poi fusosi con Chrysler, per finire a essere una multinazionale con sede legale in Olanda, sede fiscale in Gran Bretagna e Quartier Generale tra Torino e Detroit (così dicono eh!), di roba bollita in pentola ce n’è stata tanta.

Ora sembra che sia il turno di Maranello, dopo Maserati, Alfa Romeo, che ha presentato la nuova Giulia con 510 CV e la famiglia 500, la condanna di Lancia e l’espansione sui mercati orientali.

Cosa attende il Cavallino rampante?

Jhon Elkann, Yesman di Marchionne?

Jhon Elkann, Yesman di Marchionne?

Una quotazione in borsa. Su un articolo della Gazzetta dello Sport recente, Marchionne dichiara che il valore di Ferrari è di almeno 10 miliardi di euro. Questo significa che quotandone una parte,
mettiamo il 30%
, otterrebbe ben 3 miliardi di euro freschi freschi. L’Olanda ha una legge particolare che consente di controllare le società anche detenendo quote di minoranza ma di controllo effettivo, per cui i voti di quella partecipazione valgono il doppio. Cioè, a conti fatti, una partecipazione del 30% consente un controllo di almeno il 60% dei voti in assemblea. Di più se alcune azioni sono privilegiate!

Sergio, che è stato definito come un abile finanziere prima che un buon produttore di auto, potrebbe così quotare parte della Ferrari, magari tirando su 6 miliardi cedendo il 60%, mantenendone il controllo tramite EXOR, la finanziaria degli Agnelli, e investire la liquidità in un takeover aggressivo di un altro car maker. Unendo le forze insieme a FIAT potrebbe mettere 10 miliardi di liquidità sul piatto e salire al 20% di, per esempio, General Motors, a cui FCA aveva inviato una lettera di intenti per una eventuale fusione, rimandata al mittente però.

Ponendo una liquidità “aggressiva” di 7/10 miliardi, si può vedere che le prede che Marchionne avrebbe intenzione di acchiappare potrebbero essere:  (capitalizzazione mld)

  • GENERAL MOTORS (55)
  • FORD (59)
  • KIA (19)
  • TATA (1,4, ma detenuta da Ratan Tata)
  • TESLA (35)
  • MAZDA (1,45)
  • MITSUBISHI (1)

Oppure qualche gruppo cinese con cui FCA fa già affari. La voglia di Marchionne di accorpare GM e FCA è anche legata al fatto che i gruppi sono potenzialmente complementari e una fusione consentirebbe di avere risparmi di capitale enormi, sugli impianti, dipendenti, e compagnia. Lui la chiama “consolidamento“. Fortunatamente, un eventuale consolidamento avrebbe effetto potenzialmente miracoloso in Italia (a differenza che in America) saturando gli impianti.

Una volta scalato il 20% di General Motors, basterebbe un po’ di moral suasion e proxy fight per deliberare nell’assemblea di una Public Company una fusione con effetti benefici per tutti gli azionisti.

E magari gli Agnelli potrebbero essere abbastanza furbi da rimettere la sede legale in Olanda, per detenere il controllo di un gruppo che a quel punto sarebbe il primo al mondo, in assoluto, per numero di veicoli venduti. Oltre 10 milioni. E a quel punto il sogno di Sergio di produrre 6 milioni di veicoli sarebbe no compiuto, di più.

Se solo la sede fosse rimasta in Italia..

 

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