F1 Monaco Hamilton: cosa pensa il complottista

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F1 Monaco Hamilton si trova in prima posizione. Ha 25 secondi di vantaggio. Un abisso.

A Montecarlo la gara è serratissima, ma chiusa al 4 giro su oltre 70. C’è Hamilton in testa che dirige, il compagno di squadra Rosberg che lo segue e a chiudere i primi 3 Vettel (chissà Alonso come frigge..). Poi arriva la safety car all’ultimo, e secondo il complottista si consuma un atto che non è altro che qualcosa di improvvisamente pianificato a tavolino, in un contesto preciso. A Hamilton viene richiesto di entrare ai box, quando non ne aveva bisogno. Morale: viene recuperato dal trenino e finisce terzo. “Scusateci per l’errore” dicono dalla Mercedes. “Abbiamo combinato un pasticcio”. “Succede”. Lewis Hamilton arriva sul podio visibilmente girato, e vorrei vedere.



Hamilton, con la testa bassa, visibilmente contrariato

Hamilton, con la testa bassa, visibilmente contrariato

Cosa è successo il complottista?

Molto semplicemente, si cerca di tenere in vita il circus della Formula 1. La Formula 1 sta diventando sempre più noiosa. Prima almeno c’erano i rombi dei motori a tenere svegli i telespettatori, oggi i soffioni dei turbo al massimo coccolano loro le orecchie e li fanno addormentare sul divano. La supremazia Mercedes a livello tecnologico è netta. E vorrei vedere! La Mercedes produce turbo da una vita, Ferrari no. La Mercedes domina in senso assoluto. E a pochi interessa vedere una Mercedes che taglia il traguardo. Forse a Stoccarda, ma nel resto del mondo no. La Formula Uno va avanti grazie a due o tre case automobilistiche, che muovono i giochi. E sarebbe a dire RedBull, McLaren e.. la Rossa di Maranello. È la Rossa quella che smuove gli animi, quella per cui una gara in cui vince accende lo spirito dei telespettatori. Il circus è della Ferrari, non delle altre case. E infatti è quella che riceve più compensi dai diritti televisivi e come premi.  La gente vuole vedere la Ferrari lottare, vuole qualche risultato. E vuole suspance. Il livello di intrattenimento che dà la Moto GP, con un Valentino Rossi che le suona a tutti come fosse al suo terzo anno di campionato, non è paragonabile con le processioni gestite da Bernie Ecclestone. Gli sponsor vanno via. I telespettatori diminuiscono. Non capiscono queste gare. La Formula Uno si trasforma in qualcosa che colpisce per le strategie di muretto, non per le acrobazie dei piloti. Una roba Rossi-Marquez a Laguna Seca, o un Rossi-Stoner al cavatappi in Formula Uno te la sogni. Quegli ultimi giri al peperoncino li puoi vedere solo se piove e qualcuno fa autoscontro. Infatti era venuta fuori la proposta, fatta da Ecclestone, di far correre i piloti su piste artificialmente bagnate: “almeno sbandano”. Serve allora che qualcosa muova le acque, altrimenti affondano tutti. Tutti no: Maranello trasloca a Le Mans e ciaone proprio. Ma Ecclestone sa che il circus si affievolisce. Non ha più l’appeal di una volta. I costi lievitano, la gente si allontana. Diventa sempre più qualcosa di elitario, come il golf. Lo segui se sei lì a vederlo o particolarmente appassionato, ma altrimenti chi se ne frega. Avete mai visto giocare Tiger Woods? Però ha vinto. Questo lo sapete. Bene, uguale: il rischio è che faccia quella fine. D’altro canto, se le gare sono decise dalla prima curva (a meno che uno non vada contro il guardrail, e che l’intrattenimento debba venire da questo è tutto dire), soprattutto quelle cittadine, che gusto c’è?

Allora, ecco la soluzione

Fare artificiosamente in modo di tenere in piedi la competizione perché alla fine la Formula Uno è uno show, e lo Show è tenuto a intrattenere gli spettatori. Con questa mossa, tutti i piloti della cima sono di nuovo in corsa per il titolo (fino ad un certo punto). E lo show avrà il suo ritorno in chiacchericci e discussioni da bar, così come deve essere. Quindi è stata una mossa mirata, anche se Hamilton c’ha rimesso il gradino più alto. E Vettel intanto gongola.

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