Democracy – la strategia di Roma per portare a casa il risultato

By -
Il ddl di Roma

Il ddl di Roma

Tutto è iniziato, diciamo, con la prima lettura delle legge a voce alta. Io sono stato l’impaginatore, oltre che quello che ha scritto le coperture finanziarie. 1,5 miliardi ottenibili in modo tutto sommato facile, andando a dirottare risorse dalle scuole private e dalle spese regionali, tramite un meccanismo di compensazione (che forse però poteva essere spiegato meglio).  E il resto a deficit di bilancio. Investire sulla scuola, di questo si tratta. Il deficit è consentito se il ritorno dell’investimento è più alto del costo del debito: lì non si sbaglia mai.

Il testo si articolava su 6 punti: il primo ribadiva il valore legale del titolo di studio, il secondo che il voto di maturità non poteva essere considerato affidabile nei concorsi pubblici, e quindi non faceva punteggio (troppa differenza tra istituto e istituto), idem quello di laurea (nel terzo). Il quarto riguardava il sistema di accreditamento universitario, mentre il quinto sulle borse di studio e meccanismi di finanziamento per gli studenti. L’ultimo articolo, che chiudeva, era sulle risorse, il mio.

Il testo è stato presentato con la firma degli On. Olga B.B., Ylenia B., Arianna De C., Vittorio Dini, Enrico M.(Vicecapogruppo), Anna M., Irene M., Giorgia M., Alessandra T.(Capogruppo), Silvia Z.

Nella Camera, l’importante è riuscire a portare il testo all’approvazione: come riuscire ad approvare un testo in modo più fedele possibile a quello per primo scritto avendo solo il 10% dei voti?

Alleandosi, è ovvio. È successo così che il gruppo Roma ha deciso prima di inglobare all’interno di sé il gruppo Bari, con gli on. Leonardo L, Domenico N. e Salvatore S., da cui è riuscito a prendere una loro idea geniale, cioè valutare gli atenei in base ai loro miglioramenti, non ai risultati assoluti (per incentivare la produttività), che si sono subito integrati e hanno agito nell’interesse del gruppo. Poi alleandosi con un gruppo parlamentare di dimensioni considerevoli, Catanzaro (con un peso del 31%), che aveva preferito rimanere da solo dopo.

A questi, poi, si era aggiunto un gruppo di dimensioni minori, di Napoli, al cui interno c’era l’on. Vincenzo R., un vicecapogruppo acuto, intelligente e simpatico, che son molto contento di aver conosciuto, Danilo T., Debora A., e altri 3 onorevoli. Tramite una stretta collaborazione, il testo di legge ha iniziato a mutare forma, sempre rimanendo però sulla struttura di quello presentato dal gruppo Roma. Con l’aiuto degli on. catanzaresi Luca S., Umberto F. e Francesco M.,  nonché quello di Salvatore S., il gruppo era giunto ad un testo condiviso e molto apprezzato.

La coalizione era di tre gruppi, quindi, ma era possibile formarne solo di 2: come risolvere?

Lì la sterzata che avrebbe cambiato l’esito del testo di Roma.

Un gruppo doveva finire fuori dalla coalizione e andare nel gruppo misto, dal quale poi avrebbe votato il testo come appoggio esterno, un testo che non sarebbe più stato possibile modificare in modo sostanziale.
Napoli non voleva finire fuori, benché fosse il più piccolo; Catanzaro era il più grosso, non aveva senso. Roma aveva tutto il diritto di rimanere dentro, viste le dimensioni. Dopo una situazione di stallo, ho suggerito ai miei colleghi che fosse Roma ad uscire, a patto che Catanzaro e Napoli presentassero il nostro testo rinunciando al loro. Condizione che è stata accettata.

Roma è finita nel gruppo misto, ma è riuscita a mettere il suo testo su binari sicuri che lo hanno portato il giorno dopo all’approvazione, con una percentuale di favorevoli del 51%.

Fìn.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.