Crescita petrolio 2015? Alcuni dicono di sì. Ma hanno considerato tutti gli attori?

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Il prezzo del petrolio è visto in crescita nei prossimi mesi. Nella seduta di ieri il petrolio ha toccato i 51,99$ al barile, oltre +5% in una sola seduta (Brent).crescita petrolio 2015

Nell’ambiente si respira un’aria profondamente differente rispetto a quella di giusto qualche mese fa. Il CEo di Shell, il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia e il segretario generale dell’OPEC hanno descritto ad una convention londinese un mercato che inizia lentamente a riprendersi, dando per scontato che prezzi alti dell’energia aiutino la ripresa. crescita petrolio 2015

In effetti c’è stato un calo enorme della produzione di petrolio americana, stando ai documenti dell’Energy Information Administration (EIA). La produzione USA è calata di 120 mila barili al giorno a settembre e le previsioni dicono che continuerà questo trend per i prossimi tempi, almeno fino alla prossima estate, quando da 9,1 mbg (il picco è stato 9,6) si arriverà a 8,7 milioni di barili al giorno. Nel mentre, la domanda dovrebbe aumentare.

Il motivo del calo della produzione viene attribuito allo stop di investimenti, calati del 20%: sono scesi di 130 miliardi,rispetto ai 650 miliardi del 2014 si legge nei documenti dell’AIE e dell’OPEC. Poiché tuttavia i prezzi tornino a correre sarà necessario che l’eccedenza di 200 milioni di barili presenti oggi sul mercato spariscano. crescita petrolio 2015

Alla convention sembra quindi oramai segnato il nuovo aumento dei prezzi, che potrebbe provocare danni a macchia di leopardo. Prima tra tutti la flebile crescita europea sarebbe messa in serio pericolo. Seconda poi, un petrolio alto consentirebbe alla Russia di rifinanziarsi agevolmente, portando avanti i suoi piani di sviluppo militare: da quando il petrolio è calato, il Cremlino ha bloccato ogni azione belligerante. La crescita in Cina potrebbe risentirne. E non è detto che gli investimenti in petrolio e nuovi pozzi partirebbero necessariamente. Ecco perché.

La questione dello shale

Lo shale oil è il petrolio ricavato con tecniche particolari e molto costose, non solo da ingegnerizzare ma anche da eseguire. Con un petrolio basso e i pozzi “pieni” potrebbe essere più conveniente aspettare tempi migliori e diminuire la produzione fino a coprire i costi, così da fare più profitto quando i prezzi saranno più favorevoli. Per questo non è detto che ad una risalita dei prezzi gli investimenti tornino a correre come prima.

La questione dell’Iran

C’è l’Iran che vorrebbe vendere il suo petrolio a tutto il mondo. Non lo ha fatto fino ad ora, causa embargo. Ma non appena il suo petrolio toccherà il mercato, quanti milioni di barili arriveranno sulla piazza? C’è chi ipotizza 700 mila al giorno, una cifra monstre. All’Iran potrebbe accordarsi la produzione dell’Iraq.

La dinamica dei prezzi crescita petrolio 2015

Chi ha intenzione di ridurre i propri guadagni per avvantaggiare gli avversari? A prezzi bassi, chi smette di produrre riduce già gli scarsi margini che ha. I paesi arabi hanno problemi con i sistemi di welfare impostati sulle rendite petrolifere e sono a corto di liquidità. Con l’ISIS alle porte l’ultima cosa che vogliono è la radicalizzazione. La Russia ha enormi problemi di approvvigionamento. I produttori sudamericani anche. Tutti sperano che sia una crescita dei prezzi demand pull, ma come già spiegato sembra che il consumo complessivo di petrolio sia rimasto stazionario e abbastanza inelastico alla diminuzione del prezzo. Motivo per cui i sauditi hanno investito nelle rinnovabili.

Il prezzo del petrolio non è mai matematica, un incontro tra domanda e offerta di contratti. C’è molto altro dietro. Chissà cosa ci riserveranno le quinte questa volta.  Personalmente, una crescita del greggio la vedo ancora molto distante.

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