Cos’è il contratto a tutele crescenti?

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Il contratto a tutele crescenti è un nuovo istituto giuridico introdotto con il decreto lavoro, il Jobs Act, e rappresenta una novità per l’Italia.

 

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Lo sponsor principale, nonché promotore, è stato Pietro Ichino, già PCI, PD e ora eletto con Monti al senato, che a sua volta aveva ripreso una proposta di Boeri (ora presidente INPS)  e Garibaldi, di lavoce.info. Il contratto prevede l’istituzionalizzazione del rapporto di lavoro sùbito come indeterminato, ma nei primi 3 anni di impiego il datore di lavoro può licenziare in qualunque caso il dipendente, anche senza motivo. Inoltre il contratto, essendo a tempo indeterminato, non presenta scadenza e non necessita di rinnovo.

È in caso di licenziamenti illegittimi che la norma cambia in modo sostanziale.

 

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Pietro Ichino, deputato dal 1979-83 del Partito Comunista, senatore dal 2008 al 2013 del Partito Democratico, e senatore dell’ultima legislatura eletto con Monti

I licenziamenti illegittimi possono essere definiti o discriminatori, o disciplinari o economici.

Disciplinari:  il reintegro si applica solo quando le accuse sono palesemente false, cosa complessa da dimostrare. In tutti gli altri casi, si procede con un indennizzo.

Economici: il reintegro non è previsto. Al massimo, in caso di illegittimità, l’azienda sarà tenuta a corrispondere un indennizzo.

Discriminatori: la legislazione non cambia e rimane come era prima, col reintegro e i risarcimenti, nonché il pagamento degli arretrati.

Quindi, in linea generale, a differenza di prima se il lavoratore dovesse fare ricorso per un licenziamento disciplinare o economico, e vincesse la causa, l’azienda non sarebbe più tenuta a reintegrarlo ma solo a corrispondergli un indennizzo economico. Prima la legislazione prevedeva il reintegro sul posto di lavoro. Inoltre è stata introdotta la possibilità di fare la conciliazione, cioè un accordo fuori dalle aule di tribunale tra datore di lavoro e dipendente, che riconosce un risarcimento, dalle 2 e le 18 mensilità, senza contributi. Qualora si facesse, il licenziamento si dichiarerebbe perfezionato e non sarebbe più possibile fare ricorso.

I risacimenti: Con questi cambiamenti, i risarcimenti sono stati ricalibrati. il lavoratore licenziato ingiustamente ha ora diritto a 15 giorni di retribuzione/indennizzo ogni 3 mesi passati a come dipendente.  Cioè, se un lavoratore fosse licenziato dopo un quattro anni, avrebbe diritto a 15 giorni retribuiti ogni 3 mesi. Che significa 1 mese retribuito ogni 6, cioè due mesi retribuiti per ogni anno lavorato e quindi, avendo lavorato per 4 anni, 8 mesi di risarcimento.

 

Tutte queste novità, definite anche “rivoluzione copernicana” in realtà rischiano di essere il solito specchietto per le allodole, come ha recentemente ipotizzato questo articolo del Corriere [link].

Infatti, con la precedente e vituperata riforma Fornero, il lavoratore licenziato ingiustamente aveva diritto ad un risarcimento minimo di 12 mensilità, a prescindere dalla durata del rapporto. Con il nuovo contratto, per avere 12 mensilità di risarcimento saranno necessari 6 anni di rapporto. Si è, in sostanza, semplificato e reso meno oneroso il processo di licenziamento.

Inoltre non si è fatto niente per tutta una serie di rapporti di lavoro diffusi e mal regolati. Si è agito solo sui rapporti di lavoro subordinato, molto presenti nel manifatturiero (infatti si fa spesso riferimento all’operaio)  e poco sugli altri.

 

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