Cos’è COP21 e un petrolio basso è un problema?

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Cos’è COP21
e un petrolio basso è un problema?

 

Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici. COP 21CMP 11. La Conferenza sul Cambiamento Climatico è stata un rendez vous internazionale, (21esimo ritrovo come meeting delle Nazioni Unite e 11a sessione successiva al Protocollo di Kyoto), che si è tenuta a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015.

Lo scopo della conferenza era quello di trovare un accordo vincolante sul clima per tutti i partecipanti, obiettivo complesso e difficile. Raggiungere un tale traguardo significa ripensare il modello energetico, che poi alimenta l’economia, continuando la transizione da energie fossili a rinnovabili, che è stata agevolata dai prezzi estremi del greggio. Ma con un petrolio così conveniente, duttile e facile da sfruttare, in un periodo di crisi, quant’è forte la spinta al cambiamento?

Alla fine si è raggiunto un accordo per cui se almeno 55 Paesi (che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra) firmeranno l’accordo, tra aprile 2016 e 2017, allora questo diventerà giuridicamente vincolante. Il target è quello di tenere sotto i 2° Celsius l’aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali.

Prendendo i dati, si vede come il 30 novembre, giorno di apertura dei lavori, il Brent (il costo della miscela europea di petrolio) viaggiasse a 46,47$ al barile. Il 12 dicembre, 39,84.  Un calo secco del 15% del prezzo in nemmeno 2 settimane. E non è finita, visto che è continuato a calare, calare fino a scendere sotto quota 30$ al barile.

source: TradingEconomics, WB, IMF

Il problema delle energie rinnovabili è che non hanno alle spalle tutti gli investimenti di cui ha beneficiato l’industria petrolifera e la redditività degli impianti (quindi la qualità tecnica di conversione dell’energia) è molto deludente. Quindi, cosa potrebbe succedere?

Differenti utilizzi

Gli analisti di Bloomberg si sono posti la stessa domanda. A inizio 2015 si domandavano se il calo (già in corso) del prezzo del petrolio avrebbe avuto un impatto più o meno serio sull’industria delle energie rinnovabili.  La risposta è stata: l’impatto sarebbe stato parziale e non invasivo. Certo, in alcuni Paesi non sarebbe stato così. L’Arabia Saudita, (come già annunciato su Diario di Vic) ha in piano un investimento da 109 miliardi di euro per costruire un impianto solare di 41 GW a partire dal 2032, su cui ora pende un grosso punto interrogativo.

Infatti, benché l’anno scorso il prezzo fosse a 60$ al barile, da 112$ di un anno e mezzo fa, Bloomberg rifletteva sul fatto che le energie rinnovabili sono solo parzialmente concorrenti del petrolio, visto che le centrali elettriche a petrolio sono meno convenienti di quelle a gas naturale. Ciò che un prezzo stracciato del greggio intaccherà, piuttosto, è il mercato dei veicoli elettrici.  Secondo una ricerca di BNEF, con la benzina a 2,09$ al gallone la diffusione delle auto elettriche negli U.S.A. sarebbe stata del 6% entro il 2020, del 9% invece con un prezzo di 3,34$ al gallone.  Chiaramente, a prezzi più bassi, il premium pagato per il motore elettrico non trova ragione economica, e quindi viene scartato a favore dei motori tradizionali. Secondo Michael Liebreich, presidente del consiglio di consulenza su Bloomberg New Energy Finance, “si dovrebbe ragionare di come la crescita delle rinnovabili influenzi il costo del greggio, non viceversa.”

 

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