Cosa Bolloré in pentola? Vivendi controlla Telecom, secondo.. Telecom. Silvio gongola.

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La Campagna d’Italia di Bollorè sta incontrando più resistenze  del previsto. L’assist all’AGCOM e a Berlusconi arriva dal Collegio Sindacale di Telecom che dice che i francesi controllano la società (e quindi dovrebbero decidere, secondo l’AGCOM, tra Mediaset e Telecom). Inizia l’operazione resilienza del sistema italiano contro le interferenze di Parigi? Attenzione: Vivendi potrebbe cedere la quota nelle telecomunicazioni ad una società molto grossa in Francia, che inizia con la O e finisce con Range. Benché le elezioni tengano sotto scacco la Francia intera, il sistema industriale transalpino sa sopravvivere e sfruttare le situazioni meglio del nostrano (pare!).

Tra l’altro, se salta Bolloré si muoverà anche Unicredit (guidata da un francese – che per ora si mimetizza bene nell’establishment milanese) su Mediobanca. Silvio gongola.

COLLEGIO SINDACALE CONTRO CDA TELECOM: SIAMO DI VIVENDI

 la Repubblica, Sara Bennewitz

 

Il cda di Telecom doveva essere di quelli veloci per approvare il bilancio 2016 chiuso con un utile di 1,8 miliardi. Invece è stato lungo e animato da una discussione sul ruolo del socio francese Vivendi. Secondo il collegio sindacale, infatti, Vivendi controlla Telecom ai fini delle operazioni con parti correlate. Quindi nel caso in cui il gruppo francese volesse stringere un accordo ad esempio con Havas, controllata da Vincent Bolloré ma non da Vivendi, dovrebbe attivare la procedura relativa alle parti correlate.

Al di là delle implicazioni pratiche, la notizia di per sé è suggestiva perché dal 2003, ovvero dai tempi della fusione tra Olivetti e Telecom, nessuno controlla il gruppo che ha sempre avuto soci di maggioranza relativa come Olimpia (18% del gruppo fino al 2007), Telco (22,4% fino al 2015) e ora Vivendi (24,6%). E questa decisione del collegio sindacale potrebbe anche essere uno degli elementi che l’ Agcom sarà chiamata a valutare quando dovrà pronunciarsi (entro il 21 aprile) sulla posizione di Vivendi, che oltre a Telecom possiede il 29% di diritti di voto su Mediaset.

Se però il collegio sindacale è convinto che i francesi controllino il gruppo telefonico ai fini delle parti correlate (non del Tuf), il consiglio di Telecom resta convinto del contrario. Dunque l’ iniziativa dei sindaci è stata bocciata dal cda (si sarebbero astenuti solo i consiglieri indipendenti Lucia Calvosa e Francesca Cornelli) anche dopo aver richiesto alcuni pareri legali pro veritate che confermava l’ influenza dominante, ma non controllo, di Vivendi.

In the photo Vincent Bollore’ and Alberto Nagel

Sempre ieri, inoltre il cda di Telecom ha fatto sapere che in attesa del rinnovo dei vertici che sarà votato all’ assembla del 4 maggio, il consiglio non proporrà un numero dei consiglieri (auspicando una riduzione a 13, ma confermando il buon funzionamento del cda a 16), il che significa che sono il 10 aprile con la presentazione della lista Vivendi si saprà il numero auspicato di componenti del board.

Infine, la società ha annunciato che per accelerare sui tempi degli investimenti nella banda larga (e non appesantire il debito) costruirà la rete nelle aree bianche – quelle meno popolate – insieme a un partner finanziario che avrà la maggioranza della stessa: l’ obiettivo di una copertura del territorio al 95% viene così anticipato al 2018 anziché a fine 2019 come da piano.

 «Oggi Telecom è molto più forte rispetto a un anno fa ed è veramente una buona notizia, un segno dell’ impegno di Vivendi in Italia », ha detto l’ ad di Vivendi e vicepresidente della società telefonica Arnaud de Puyfontaine «Con Mediaset – ha aggiunto – vogliamo creare un progetto fantastico; continuo a vedere il bicchiere mezzo pieno». La vedono in un altro modo a Cologno, dove ieri Pier Silvio Berlusconi ha ribadito che solo «nel 2016 Mediaset ha avuto un danno di circa 100 milioni », ed è pronta «ad andare fino in fondo per farselo riconoscere e risarcire da Vivendi».

 E Berlusconi si è detto anche «favorevole a tutte le riforme della governance che danno stabilità al gruppo», come nel caso di Mondadori che proporrà in assemblea l’ introduzione del voto multiplo. Se così fosse anche per Mediaset, e se Vivendi (che adotta già il voto multiplo), non si astenesse o votasse contro, Mediaset di fatto forzerebbe i soci francesi a una progressiva ritirata, per evitare di essere costretti a lanciare un’ Opa obbligatoria su Mediaset e a cascata su Mediaset Espana.

Ipotesi che per i francesi sarebbe molto più dispendiosa che per la Fininvest della famiglia Berlusconi (socia già al 40%), che invece non sarebbe obbligata a ritirare dal mercato anche la controllata spagnola.

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