Perché la benzina cala meno del costo del petrolio?

By -

Qual è, perciò, la composizione prezzo della benzina?

Ieri la notizia che il barile di petrolio è sceso sotto i 50$ al barile ha avuto un effetto dirompente sui mercati. La frana che li sta scuotendo, e che è ancora in atto, non si sa quando finirà, anche se outlook di banche di investimento, come JP Morgan o Citigroup, danno il prezzo medio del barile in risalita.

Questo l’andamento:

 

Una persona allora si aspetterebbe che, così come quando il barile saliva e la benzina faceva altrettanto, ora i prezzi alla pompa calassero.
È successo, ma non in forma così dirompente.  La Stampa titola: Il petrolio ora costa la metà ma la benzina giù solo del 14% (link).  E subito sono partiti gli attacchi contro le compagnie petrolifere, che hanno alzato la contraerea ribadendo il loro corretto operato nel mercato.

Luigi Grassia nell’articolo fa un po’ le pulci al barile, e nota che “un anno esatto fa (6 gennaio) il petrolio costava 0,49 euro al litro (convertendo il barile in litri e i dollari in euro al tasso di cambio di allora) mentre adesso un litro di greggio costa solo 0,28 euro, ma nel frattempo il margine lordo sul prezzo finale della benzina è aumentato da 0,199 a 0,235 euro per litro.”
Quindi, se è vero da una parte che le compagnie sui movimenti del barile ci lucrano sopra, sia il salita, alzano di più i prezzi, che in discesa, abbassandoli meno del necessario, dall’altra ci sono costi nascosti nella benzina che pochi considerano.
In poche parole, una parte del prezzo della benzina è fissa, l’altra è mobile.
La parte mobile si riferisce al prezzo del petrolio.
Ma la maggior parte del costo è semi-fissa. 

Oltre le accise: i costi industriali

Sui carburanti in Italia gravano le accise, che pesano per 0,25€ ogni litro.

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice ;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri
  • 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per l’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012.

Inoltre c’è da considerarci l’imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale a 72,42 cent per la verde e 61,32 cent per il gasolio. Ma se ci si calcola anche l’imposta sul valore aggiunto si passa a 88,35 cent  e 74,81 centesimi al litro.

Per un prezzo della benzina medio di 1,589 (dati Youpetrol.it), vuol dire che lo Stato grava con le sue imposte sul prodotto finale per il 55%.

Ma non è finita qui, perché le spese fisse delle compagnie petrolifere iniziano solo ora.

Ogni compagnia che intende commercializzare carburanti ha importanti investimenti da fare in capitale fisso: impianti di stoccaggio, impianti di raffinazione, impianti di distribuzione, automezzi per spostare il prodotto, capannoni molto grandi, personale, spese amministrative, tasse da pagare e, quando è impegnata anche in esplorazioni e trivellazioni, tutti i costi connessi. Ogni investimento ha poi gli ammortamenti, che pesano su conto economico e devono essere coperti tramite la vendita. Gli ammortamenti generalmente sono fissi e vengono imputati nel prezzo del litro, proprio come le accise, l’IVA e le imposte di fabbricazione. Poi debbono aggiungersi i diritti pagati ai Paesi produttori, i costi per far arrivare la materia in Italia ed altre spese. Se a queste voci ci aggiungiamo anche il costo del barile, che pesa per una percentuale variabile, che va dal 25 al 35%, l’insieme dà tutti i costi che vanno sostenuti per coprire il prezzo del prodotto.

Impianto di raffinazione Eni

Impianto di raffinazione Eni

Per questo, anche una variazione importante del prezzo del greggio può non riflettersi interamente sul prezzo della benzina. Ne influenza il valore, ma non in modo così determinante come si può all’inizio pensare. E se è vero che ora un litro di greggio costa solo 0,28€ (però servono più litri di greggio per fare un litro di benzina, è un derivato ), i margini per le compagnie iniziano ad essere più stretti di quel che uno possa inizialmente pensare. Ciononostante Nomisma Energia ritiene che ci sia un margine di 5,9 centesimi al litro sulla verde e di 6 sul gasolio oltre il necessario, cioè un markup eccessivo (nel senso “che eccede”) dello 3,71% e del 4%.

Quindi, ipotizzando un caso pratico..

Quindi, ipotizzando un caso pratico di calo del prezzo del petrolio del 50%, come in questo caso, il prezzo calerebbe del 50% solo nella quota relativa del 25/35%, cioè alla pompa calerebbe all’incirca del 12,5/17,5% a seconda del peso del barile nella composizione del prezzo.

In Italia è calato del 14%, e da lì sono iniziate le polemiche.

8 Comments to Perché la benzina cala meno del costo del petrolio?

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.