Come togliere le pensioni d’oro, senza violare la legge

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Il governo Monti, tramite la legge Fornero, ha cercato di abbattere (parzialmente) le così dette pensioni d’oro. Non serve un riassunto per vedere ciò che è successo. Il giochino ha tenuto finché la Consulta non si è pronunciata, definendo “incostituzionale” la manovra e obbligando il governo a risarcire coloro che erano stati danneggiati da questa manovra.

Costo: quasi 10 miliardi sui rimborsi, aggravio di 3 miliardi ogni anno come spesa aggiuntiva.

Cosa prevedeva la manovra: bloccava l’adeguamento all’inflazione di tutte le pensioni sopra i 1500 euro lordi (circa 5 milioni gli interessati).

pensionato d'oro

L’annoso problema delle pensioni d’oro

Definire cos’è una pensione d’oro non è molto facile. Non è molto facile perché la percezione di ricchezza varia da individuo a individuo. Chi per esempio incassa 9000 euro il mese di pensione, è sicuramente “d’oro” per la maggior parte delle persone. Ma chi ne incassa 3500? 4000? 2700?

Se ci riferiamo ai pensionati d’oro pesi massimi, troviamo che solo lo 0,04% ottiene una pensione da più di 24 mila euro al mese: 290 persone, per una spesa totale di 114 milioni di euro. Se scendiamo un pochino, sono 540 quelli che prendono più di 20 mila euro al mese. Il Sole24Ore ha fatto due conti. Secondo il quotidiano, i pensionati d’oro vero sarebbero 33000, con pensioni da 90 mila euro lordi l’anno in su, e costerebbero la bellezza di:

3,3 miliardi di euro l’anno.

Se però si scende con l’asticella (perché comunque chi guadagna 70 mila euro l’anno di pensione non è che sia di ghisa, come pensione), e con altri criteri, si può arrivare alla cifra monstre di 45 miliardi. La Stampa ha calcolato che il 5% superiore di pensionati (per reddito dell’INPS) guadagna quanto 7,3 milioni di pensionati in fondo alla classifica.

Se ipotizzassimo le pensioni d’oro come quelle superiori a 4800€ al mese, sarebbero poco meno di 190mila persone, per una spesa complessiva di 15 miliardi di euro. Il 5,6%.

Il grosso delle pensioni però sta nella parte bassa. Oltre 11 milioni di persone ricevono assegni sotto i 1440€ al mese lordi, e costano all’erario 114 miliardi di euro.

Questi, sono quelli che ricevono fino a 3 volte il minimo. Poi ci sono quelli che ricevono tra 3 e 5 volte il minimo, cioè tra 1443,01 e 2405€ al mese e sono circa 4 milioni di individui, per cui lo Stato spende circa 90 miliardi di euro. Insieme, queste due categorie rappresentano il 76% della spesa pensionistica.

L’importanza di tagliare le pensioni d’oro

Le pensioni d’oro vanno tagliate. Vanno tagliate per liberare risorse da usare per A) redistribuire la spesa pensionistica anche a favore di coloro che ricevono pensioni da fame – anche se possono essersele meritate – e B) ridurre la pressione che questo servizio del welfare mette sulle spalle di chi lavora oggi giorno.

Le pensioni d’oro sono tutte col sistema retributivo, per cui nessun pensionato ha veramente versato ciò che gli viene corrisposto. Tendenzialmente ha versato meno, molto meno, e riceve più di quel che avrebbe mai ricevuto con un sistema contributivo (in cui ricevi semplicemente quello che hai versato, più gli interessi che ti sono corrisposti). Quindi tagliarle non sarebbe un furto, sarebbe un problema per i diritti acquisiti, che non si possono toccare. E non si devono toccare.

Come togliere pensioni d’oro

Allora, prima di tutto bisogna scegliere a che livello fissare l’asticella. 100 mila euro? 70? 90? 50?

Una volta scelto e quindi calcolato l’importo che si risparmierà e come verrà utilizzato, si prende il diritto tributario e si scorpora dall’IRPEF tutti i redditi da pensione che vengono percepiti dall’individuo.

Imposta Reddito Pensioni & Affini : IRPA

Questo meccanismo ovviamente dovrebbe valere solo per coloro che hanno ricevuto pensione retributiva, quindi bisognerebbe inventarsi un meccanismo per cui vale solamente per chi usufruisce di questo trattamento. Magari cambiando il nome e tipologia di pensione versata a chi si trova nel contributivo. Per esempio, IRPAR, Imposta sul Reddito da Pensioni e Affini Retributive, e IRPAC, Imposta sul Reddito da Pensioni e Affini Contributive.

Quindi si prende l’IRPAR e si applicano aliquote crescenti che si impennano oltrepassato il limite della “pensione d’oro”. Si ipotizza che una pensione sia d’oro oltre i 4000€ al mese? Bene. Lo scaglione oltre i 4000€ riceve un’aliquota marginale del 98%.

Così è legittimo: non si intacca un diritto acquisito, però di fatto il pagamento di pensioni retributive oltre i 4000 euro al mese si trasforma in una partita di giro per lo Stato.

Attenzione: cosa fare se la consulta dichiarasse incostituzionale questa norma per eccesso di aumento dell’aliquota marginale

Potrebbe darsi che la Corte Costituzionale dichiarasse incostituzionale pure questo, perché l’aliquota crescerebbe in modo anomalo e repentino, violando (mi sembra difficile, ma potrebbe darsi) il principio di solidarietà contributiva.

Che fare?

Beh, innalzare tutte le aliquote, a partire dalla prima e più bassa, prevedendo poi un meccanismo di compensazione che di fatto aggiri questo limite.

Prendi 1000 euro al mese? L’IRPAR è del 75%. Però lo Stato ti corrisponde un “assegno di sussistenza” che riequilibra ciò che ti è stato prelevato fino ad arrivare ad un tasso reale di prelievo simile a quello che avresti avuto con l’IRPEF, come fai oggi. Uguale uguale.

Anzi: tagliando le pensioni d’oro, otterresti anche un aumento. Bello, eh?

 

 

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