Come riorganizzare la spesa pubblica in modo efficiente

By -

Come riorganizzare la spesa pubblica in modo efficiente

In Italia la spesa pubblica questo anno rimarrà abbondantemente sopra gli 800 miliardi di euro.

Nel 2014 è stata di 825,1 miliardi di euro, in crescita del 7,8% sul 2013. La parte da leone nella spesa pubblica sono le uscite correnti, ben 534,9 miliardi di euro, in crescita del 3,4% sul 2013 (dati Ragioneria Generale dello Stato).

Lo Stato, per ottenere le risorse necessarie al suo funzionamento, si avvale principalmente di 2 strumenti: tasse e imposte. L’imposta, come può essere l’IRPEF, Imposta Redditi PErsone Fisiche, è un prelievo forzoso che il cittadino è tenuto ad accettare e serve a pagare le spese dello Stato. La tassa, invece, come può essere la Tassa sui Rifiuti, è un pagamento obbligatorio che il cittadino fa allo Stato secondo il principio della controprestazione. Cioè, la tassa è di scopo. Esistono anche Imposte di Scopo, come le accise, per esempio.

Per riorganizzare in maniera efficiente la spesa pubblica, bisogna capire come funziona.

La spesa pubblica copre tantissime voci. Sarebbe il caso di iniziare a catalogarle in base alla loro natura.

  1. Servizi al Cittadino
    1. Sanità
    2. Previdenza
    3. Pubblica Amministrazione
    4. ecc..
  2. Servizi allo Stato
    1. Forze di Difesa
    2. Funzionamento degli Organi elettivi
    3. Missioni spaziali (ESA)
    4. ecc..
  3. Servizi Finanziari
    1. Copertura degli interessi
    2. Finanziamento Unione Europea
    3. ecc..

In più, in linea generale, le imposte e tasse di scopo dovrebbero finanziare ciò per cui sono state messe, mentre le imposte senza scopo finiscono in un “calderone” da cui vengono poi redistribuite quando serve. Cioè, non sai mai se la tua IRPEF è stata usata integralmente per pagare il debito, oppure per fare benzina a tutte le auto blu del Lazio, oppure destinata a riserva. Questo perché si lascia al Ministero decidere come muoverle.

Il che è corretto, ma lascia molta confusione in giro. È come avere un fiume molto grande da cui, quando serve, si devia un flusso di risorse per irrigare un certo qualcosa.
Ma allora: perché non architettare l’intera tassazione secondo scopo?

Sostituendo quindi tutte le imposte con imposte di scopo e calibrando ogni spesa in base al flusso che gli viene destinato.

 

Per esempio:

L’IRPEF potrebbe essere destinata alla categorie di spese “Servizi al Cittadino”, visto che è un’imposta sulle persone fisiche. Il (cifre a caso) 15% potrebbe andare alla Sanità, il 7% alla Pubblica Amministrazione, il 10% alla Previdenza (perché in Italia la fiscalità generale copre le pensioni che eccedono i contributi ogni anno, sapevatelo). Le Imprese con l’IRES e l’IRAP potrebbero finanziare i Servizi di Difesa o i Contributi all’Unione Europea.

Questo a bocce ferme, senza ricalibrare le aliquote!

Le risorse eccedenti potrebbero essere destinate ad altro: le imprese pagano più imposte di quante spese gli siano state corrisposte? Il flusso in eccesso potrebbe essere destinato alla Sanità, che (per esempio) potrebbe avere qualche deficit.

Così facendo, con una mappa molto semplice, e collegando entrata-spesa in un ottica di servizio/scopo, sarebbe possibile capire velocemente e molto facilmente come dirottare risorse e impostare azioni fiscali.

“Se abbassassi l’aliquota IRPEF, i Servizi al Cittadino sarebbero sottofinanziati. Come fare?”

Questo qui sarebbe il ragionamento che verrebbe fatto, con enorme trasparenza e capacità di comprendere il funzionamento di un bilancio enorme, composto da 12 cifre, da parte del cittadino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.