Come la Germania e la Francia hanno fregato la Grecia

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Quando venne fuori lo scandalo dei conti truccati di Atene, che molti sostengono fosse cosa nota a Bruxelles e Berlino, Angela Merkel si erse a paladina della moneta unica invocando l’unità:

<<L’Euro non prevede una via d’uscita.>>.

Serve la Troika. La Troika è un termine per definire un board di 3 membri, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, per riportare la Grecia sulla retta via, facendole praticare l’espiazione con l’austerity.

A niente sono serviti gli appelli per fermare il piano, e la Grecia ha dovuto accettare obtorto collo un piano di salvataggio. Ne andava della salvezza dell’euro.

Il Wall Street Journal suggeriva ci fossero forti divisioni nel consiglio dell’FMI:

Past Rifts Over Greece Cloud Talks on Rescue
Confidential Documents Reveal Deep Divisions at IMF Over 2010 Greek Bailout

Il piano, che prevedeva una austerity espansiva, era stato oggetto di molti interrogativi nelle riunioni del Fondo Monetario Internazionale a Washington: i rappresentanti di molti Paesi avevano notato che la potata del piano e la sua consistenza non erano tollerabili in una fase di crisi e avrebbero provocato danni rilevanti. Tuttavia Christine Lagarde, Direttrice del Fondo, non volle sentire scuse.

Dopo due anni di Troika, la Grecia è passata, secondo le stime della Banca Mondiale, da Paese Sviluppato a Paese in via di Sviluppo.

Durante questo lasso di tempo, in molti hanno ipotizzato che forse per la Grecia la cosa migliore sarebbe stata semplicemente tornare alla dracma, la loro vecchia moneta, abbandonando l’euro, che era una moneta di fatto straniera e troppo forte per la loro economia. Ma di nuovo Angela Merkel ha stoppato ogni iniziativa di petto: Atene rimane nell’euro.

Perché così tanta premura? Paura di rovinare una moneta che garantisce una rendita di posizione all’europa del nord? No. Il problema era che la Germania, così come la Francia (che infatti ripeteva a pappagallo ciò che Berlino diceva), era esposta verso la Grecia per decine di miliardi.

Dobbiamo fare un passo indietro per capire la storia com’è andata.

Quando viene introdotto l’euro, le carte dell’economia sono state mescolate. Alcuni Paesi si sono trovati una moneta più forte da un giorno all’altro, altri più debole, e quindi a rischio inflazione.

Germania – Prendiamo il passaggio dal marco tedesco all’euro, per  esempio.

Il marco è più forte dell’euro, e quindi in Germania i beni stranieri (comprati scambiando marchi per moneta straniera) costano, poniamo, 100. Acquisendo una moneta più debole, i prezzi delle merci straniere salgono perché al posto del marco c’è una moneta più debole per fare lo scambio, quindi costano 130. I prezzi salgono: questo fenomeno viene chiamato inflazione in economia. Le Maserati costano di più con l’euro, per i tedeschi, che non col marco.

Quindi la Germania sconta inflazione (punto essenziale del ragionamento).

Grecia – Prendiamo il passaggio dalla dracma all’euro, come secondo esempio.

La dracma è più debole dell’euro, quindi in Grecia i beni stranieri (comprati scambiando dracme per moneta straniera) costano, poniamo, 100. Introducendo l’euro, che è più forte e compra più monete straniere, i prezzi dei beni importati calano. Le Mercedes costano meno da comprare rispetto a prima!

Quindi è più conveniente comprare Mercedes, ora. Grazie euro!

Quindi i Greci iniziano a comprare Mercedes, BMW, Audi, champagne, spumante, pasta e mobili italiani, vestiti milanesi e scarpe fiorentine. Ma soprattutto merce dalla Germania. Iniziano ad accumulare un deficit delle partite correnti. Cioè, spendono più soldi all’estero di quanti non ne incassino, e quindi buttano euro fuori dalla Grecia. Con una moneta loro, con la dracma, quest’effetto si sarebbe compensato perché ci sarebbe stata una progressiva svalutazione del cambio. Ma essendo la moneta la stessa, tra Grecia e Germania, non c’è svalutazione alcuna, e i Greci mano mano si trovano sempre meno euro in tasca.

(È  successo lo stesso in Italia, anche se in maniera minore)

Nel mentre in Germania si facevano le tanto adorate (in Italia) riforme del lavoro, Hartz, che hanno creato i lavori part time e mini-jobs, impieghi da 300 o 500 euro il mese. I tedeschi quindi sono stati vittime di una polarizzazione fortissima dei redditi, che ha fatto sì che le fasce più basse smettessero di consumare e raffreddassero l’inflazione avuta con l’euro.

Le banche tedesche allora dovevano abbassare i tassi di interesse, perché la gente non faceva mutui, e abbassa abbassa non ci guadagnavano più. Poi si sono accorti che i Greci consumavano un sacco di prodotti tedeschi e hanno deciso di finanziarli, riversando in Grecia enormi capitali.

I Greci non credevano ai loro occhi: ci fanno finanziamenti ovunque, ci comprano i titoli di Stato, questo Euro è stato un affarone! In un cima di ottimismo così forte fioccavano investimenti e spese, le persone si indebitavano per comprare case e beni e quindi l’inflazione cresceva.

Queste sono i due andamenti: l’inflazione greca è sempre sopra quella tedesca.

Quindi la Germania ha finanziato la Grecia nel suo processo di crescita perché i greci “rendevano” di più. Che poi acquistassero case o consumassero piatti in costosi ristoranti italiani, poco importava. Ha fatto lo stesso con la Spagna, il Portogallo, anche l’Irlanda. E pure l’Italia.

Poi arriva l’imprevisto. La crisi: i nodi vengono al pettine. La Grecia ha perso competitività a causa dell’inflazione: paga i dipendenti più di quanto dovrebbe (in euro), le merci costano più di quanto dovrebbero (in euro), e i rendimenti sono in calo.

Movimenti del costo del lavoro in ogni Paese UE

Movimenti del costo del lavoro in ogni Paese UE

La Germania invece l’ha guadagnata! Produce, esporta, ha una bassa inflazione e accumula riserve. I prodotti costano poco, gli operai vengono pagati poco, si possono tenere i prezzi più bassi. Alcuni lo chiamano dumping commerciale.

 

Tassi disoccupazione

Tassi disoccupazione

 

Se la Grecia uscisse dall’euro, tirerebbe una bella suola a tutti i suoi creditori, che si ritroverebbero sicuramente con perdite in conto capitale.

Se la Grecia rimanesse nell’euro, dovrebbe piano piano abbassare il costo del lavoro, il costo della vita, e ridimensionare l’economia fino a tornare ad una dimensione che consentisse di rimborsare i debiti esteri.

Sappiamo com’è andata.

La Grecia al momento soffre di una disoccupazione intorno al 25%, la disoccupazione giovanile oltre il 50%, le famiglie hanno perso oltre 5000€ di reddito procapite (a testa) annuo. Però la Germania ha avuto indietro quasi tutti i suoi soldi. Al momento, solo 3,5 milioni di persone su 11 totali lavorano in Grecia.

 

 

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