Come fermare sbarchi profughi in Italia?

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Negli ultimi due giorni, grazie a condizioni meteo favorevoli, solo a Lampedusa sono sbarcati oltre 1000 profughi. Se li sommiamo a quelli dei giorni precedenti, a cui sommiamo quelli delle settimane prima, e a cui sommiamo quelli dei mesi passati, superiamo in tromba le 100mila unità. 100 mila immigrati, infatti, erano stati tratti i salvo dalle onde con l’Operazione (molto umana e comprensibile) Mare Nostrum, ottobre 2013, iniziata dal Governo Letta.

Mare Nostrum

Mare Nostrum era un’operazione per «garantire la salvaguardia della vita in mare» e «assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti». Quindi si mandavano a largo delle coste motovedette e navi da guerra per controllare l’ingresso di barconi e imbarcazioni di fortuna cariche di migranti. Una volta individuate, venivano agganciate e tratte in salvo. Sulle navi era presente personale dell’ufficio immigrazione, personale sanitario e di sicurezza.

Frontex e Triton

Poi è stato ridimensionato e affiancato all’operazione di difesa dei confini di Frontex, promosso dall’UE. Quindi gli è stato cambiato il nome in Triton. Le navi stazionano entro 30 miglia dalla costa e difendono i confini. Che in mare, è un’idiozia a meno che tu non sia in guerra. Arriva un barcone e che fai? Difendi i confini? Li affondi? Li rimandi indietro (affondandoli)? Gli spari? In mare non puoi farlo. Devi prenderteli tutti. Quindi succede che i migranti arrivino lo stesso, solo più malnutriti e disperati. Non ottieni un significativo vantaggio, perché non li puoi rimandare indietro.

Come si risolve?

Prima di risolvere un problema, bisogna comprenderlo. Il nostro problema, in questo caso, è fermare la traversata dei migranti prima che arrivino sulle coste italiane (ed europee). Non ci occupiamo di risolvere i problemi che portano i migranti a tentare il viaggio: quello è un altro discorso, molto più complicato.

Prima di tutto, guardiamo come si muovono i migranti che puntano l’Italia:

migrantis

Partono dall’Egitto, dalla Libia e dalla Tunisia.

Muoversi in mare non è così immediato, ed espone a rischi anche gli scafisti. È tecnicamente possibile partire da qualunque posizione della costa e poi puntare tutto dritta alla destinazione del GPS, ma generalmente vengono scelti punti precisi e veloci per arrivare all’arrivo.
Per intendersi: nessuno, dalla Libia, parte dal confine con l’Egitto per arrivare in Sicilia. Dall’Egitto però partono dal confine con la Libia perché è il punto più vicino che gli scafisti egiziani possono permettersi.

Seconda poi, passiamo ai concetti base: se trovi un migrante in mezzo al mediterraneo, non puoi lasciarlo lì. Ti tocca portarlo a riva in Sicilia. Perché? Perché il migrante è un essere umano spaventato. Sono bambini, sono donne. Che fai? Li lasci annegare nel mediterraneo, sotto i tuoi occhi? Ti volti? Chiunque avrebbe problemi di coscienza tali che durerebbe 13 giorni in missione, dopo di che rassegnerebbe le dimissioni e correrebbe da uno psicologo.

Quindi è necessario fare in modo che una volta partiti dalle coste, possano essere riaccompagnati lì. E come fai?

Disponendo le flotte europee lungo le coste dei Paesi interessati per formare una maglia.

Ipotesi di difesa: le aree rosse sono le zone pattugliate

Ipotesi di difesa: le aree rosse sono le zone pattugliate

Cioè, invece che tenere le navi pattuglia a 30 miglia dalle coste italiane.. le teniamo a 35 dalle coste della Libia, della Tunisia e dell’Egitto.

Così, quando un barcone viene rilevato dai radar, partono due motovedette e lo riportano a terra.

A nessun Paese estero piace ricevere flotte estere nelle proprie acque territoriali. Spesso scoppiano casi diplomatici (e guerre); si pensi che San Marino si infuriò come un cerbero quando, per sbaglio, una camionetta dell’Esercito Italiano che andava in Romagna passò dal suo territorio per arrivare alla base.

Però l’Europa ha un certo peso, e i Paesi interessati si sono sempre tutti detti contro gli scafisti, quindi sarebbe possibile avere una sponda per approvare l’operazione. In altre parole, se i tre Paesi accettassero di collaborare, ospitando le navi nelle loro acque, questa operazione sarebbe utilissima. Risparmierebbe costi di accoglienza, trasporto e di collocamento degli immigrati. Nonché un peso all’opinione pubblica.

I Paesi che metterebbero a disposizione la flotta per questo progetto sarebbero tutti quelli che dispongono di navi: Italia, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Malta, Cipro, Croazia, tutti i Paesi balcani, la Grecia, anche la Turchia se volesse partecipare, più i Paesi nordici. In più, le flotte tunisine, libiche ed egiziane. Di mezzi navali non c’è che sicuramente mancanza.

Tratte alternative che puntano la Sicilia

Tratte alternative che puntano la Sicilia

Le strategie degli scafisti sarebbero allora quelle di spostare le partenze nei luoghi non coperti, come il golfo che in Libia parte da Misurata, passa per Sirte e si chiude a Benghazi. Comunque, in quel caso, per arrivare dall’altra parte dovrebbero avvicinarsi alle pattuglie, e verrebbero individuati. Allungare, per evitarle, farebbe diventare la tratta impossibile per quei barconi.

Così facendo, l’immigrazione clandestina via mare dovrebbe essere fermata sul nascere senza perdite di vite umane e senza danni collaterali.

Questa operazione potrebbe essere estesa anche anche alla Spagna e a Gibilterra, che ricevono sbarchi dalla parte più a ovest dell’Africa, fino alle Canarie.

 I costi 

I costi non sarebbero più elevati rispetto ad una missione come Fontex o Triton. Le risorse sono già stanziate.  Sarebbe meglio, tuttavia, aumentarle a livello comunitario per coprire più aree.

 

10 Comments to Come fermare sbarchi profughi in Italia?

  1. Ciao Vittorio, trovo il tuo contributo un po’ superficiale, non solo nella forma, ma soprattutto nel contenuto.
    Innanzitutto, credo che la soluzione da te proposta al problema, ovvero bloccare le partenze, non tenga conto delle varie dinamiche interafricane, interarabe ed euromediterrannee a cui l’area è soggetta. Bloccare le partenze non risolve infatti la situazione: è necessaria una stabilizzazione e democratizzazione dei paesi della fascia sahelica e del corno d’Africa affinchè coloro che fuggono da guerre e carestie possano smettere di rischiare a loro vita ovunque vadano.
    Ciò che tu proponi è un vero e proprio assedio navale delle coste libiche, tunisine ed egiziane. Premesso che ciò va contro i principi del diritto internazionale, l’idea di riportare i migranti da dove sono partiti è impraticabile. Innanzitutto perchè i paesi non accetterebbero, a ragione, tale violazione della loro sovranità territoriale e politica, ma bensì i cosiddetti respingimenti sono già stati dichiarati illeciti in diverse occasioni (a riguardo vedi il principio di non-refoulement, all’art. 33 della Convenzione di Ginevra).
    Giustamente tu richiedi la cooperazione dei paesi in questione. Ma perchè essi dovrebbero accettare nel loro territorio questi migranti mentre noi li respingiamo? Se si affrontasse la questione con un poco più di profondità, la prima cosa che si capirebbe è che i migranti non provengono assolutamente da Libia, Tunisia o Egitto, anzi questi sono paesi di transito, poichè essi arrivano da Eritrea, Somalia, Africa subsahariana, Siria e altri territori dove imperversano le guerre (nelle quali anche i nostri paesi europei e alleati americani hanno interessi).
    Sull’aspetto “operazionale”, non sono uno stratega del Ministero della Difesa, ma a mio avviso l’eventuale spostamento delle rotte a partire dal golfo di Bengasi non diminuirebbe i flussi, in quanto è evidente che i trafficanti non sono interessanti all’incolumità dei rifugiati, e perciò il risultato sarebbe solo quello di mettere ancora più a rischio le loro vite. Così come è impensabile che essi smettano di partire solo per un aumento del rischio: certamente indietro non tornano, nè vogliono fermarsi in paesi come le Libia dove vengono maltrattati.
    Concordo con te sulla necessità di un aumento delle risorse da parte dell’Unione, così come è necessario un più forte ruolo di questa. C’è però un pò di confusione su quanto hai scritto su Mare Nostrum e Triton: Triton è una missione dell’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne (FRONTEX), e perciò non annovera tra i suoi compiti statutari quello del search and rescue. Mare Nostrum è stata invece un’operazione promossa dal Governo Italiano (e la cui spesa mensile era tre volte maggiore di quella ad oggi sostenuta da Frontex) per il salvataggio dei migranti in mare. Triton dunque, come ribadito dal direttore di Frontex, non sostituiva Mare Nostrum, la quale era appunto una lodevole iniziativa italiana. Il punto è quindi modificare i compiti di Frontex.
    Infine, dal punto di vista metodologico, è intellettualmente onesto citare la fonte della tua cartina (wikipedia).

  2. Ehilà, grazie per la critica ragionata!
    Ti rispondo volentieri nel merito.
    Innanzi tutto, la soluzione proposta riguarda unicamente il traffico navale che parte dalle coste africane e arriva a quelle europee (perché non arrivano solo in Italia).

    Nel testo liquido questa precisazione forse con troppa velocità, ma è presente:

    “Come si risolve?

    Prima di risolvere un problema, bisogna comprenderlo. [..]. Non ci occupiamo di risolvere i problemi che portano i migranti a tentare il viaggio: quello è un altro discorso, molto più complicato.”

    Quindi il ragionamento verte unicamente sul tratto di mare. Il discorso che fai tu sulla stabilizzazione dei Paesi africani è sì fondamentale, ma di sicuro non di breve periodo. Secondo un vecchio articolo di SIPRI che ora non trovo ci sono oltre 20 Paesi in conflitto, su un totale di.. 53? Quindi quasi 1 su 2. La stabilizzazione dell’area è sicuramente un punto fondamentale per bloccare i flussi (so benissimo che i migranti non lo fanno per divertimento di prendere e fare i bagagli), ed è lodevole tu riconosca che alcuni hanno interessi, ma l’emergenza che si registra in Italia, più che in Europa, è il un forte sentimento di ripudio verso questo fenomeno, che è largamente amplificato dalla condizione economica generale.
    In fase di crescita non è un problema aggiungere un posto a tavola, in recessione/stagnazione/stagflazione, non solo non si accetta un altro posto al tavolo, ma non si vuole nemmeno che qualcuno entri o transiti nella stanza, per paura che ci rimanga. So benissimo che questa emergenza è tale (anche) per l’incapacità italiana di gestirla (la Germania, dai conflitti nei balcani, è un caso molto più esemplare di immigrazione) e l’insofferenza è sobillata da servizi tendenziosi e politicanti che ci marciano sopra. Ciò non toglie che questo traffico marittimo vada spezzato.
    E il modo migliore per spezzarlo, a mio avviso, è quello sopra esposto.

    Primo, non va contro il diritto internazionale se i rispettivi governi accettano l’operazione. Noi abbiamo portaerei americane a spasso per le nostre acque territoriali, per fare un esempio. I Paesi in questione avrebbero interesse a cooperare perchè l’Europa, sicuramente lungimirante, potrebbe prevedere investimenti diretti ad aiuto della loro economia. In infrastrutture, per esempio. La Libia ne sente particolarmente la mancanza, sempre per esempio.

    E sarebbe una soluzione anche più sicura per i migranti. Di nuovo, non mi racconti niente di nuovo sulle attenzioni che gli scafisti riservano ai loro passeggeri: che non fossero viaggi di piacere, c’ero più o meno arrivato, ma grazie per avermelo ricordato. Converrai con me che però essere intercettati a 2 ore dalle coste libiche invece che dopo 3 giorni di mare cambi molto il quadro clinico dei viaggiatori. Una volta ospitati in campi di soccorso, curati e vaccinati, l’Europa potrebbe avviare una discussione civile sulla loro ripartizione, perché problema comunitario, in base alle preferenze espresse dagli stessi rifugiati e alle varie “indisponibilità” dei vari goveni ue28. Non, invece, trattenuti in Italia perché qui hanno preso le impronte, costretti a rimanere nei confini nazionali e quindi sfruttati a 3 euro l’ora nei campi di pomodori. Anche perché al momento rischiamo l’empasse, visti i moti francesi del FN, tedeschi con l’AfD e l’UKIP/tories in Inghilterra.

    Per quel che riguarda l’art. 33 della Convenzione di Ginevra, sai benissimo che spesso il rischio che gli accordi valgano meno della carta su cui sono scritti è molto alto. L’UE a Ceuta e Melilla, gli Stati Uniti nel sud, eccetera. Tutti accordi che politicamente funzionano in momenti di prosperità, ma non in quelli di difficoltà.

    Infine, Triton e Mare Nostrum. Mi sembrava di aver specificato la differenza e la differente istituzione che le avviava, e rileggendo.. sì, benché abbia messo “ridimensionato e affiancato” potrebbe non sembrare chiaro.

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