Come combattere l’evasione fiscale al dettaglio

By -

Di evasione fiscale in Italia se ne è sentito parlare in tutte le salse e oramai da decenni.

Sembra essere qualcosa legato intrinsecamente legato all’economia da noi, qualcosa di cui non puoi fare a meno perché ottieni meno benefici di quanti non ne otterresti a lasciare tutto com’è. Non solo, ma benché continui a esserci e a rappresentare un danno per la Nazione intera, la questione è completamente sparita dai radar di Governo, lasciando abbastanza sorpresi i partner Europei che ci fanno notare, giustamente, che non sono loro ad essere severi: se l’Italia abbattesse metà della sua evasione fiscale, rientrerebbe entro i parametri di deficit e di riduzione del debito pubblico.

L’evasione fiscale in effetti può essere vista come un lusso che un Paese si permette, il lusso di non far pagare le tasse a certe categorie di cittadini. Perché, ovviamente, questo rende dal punto di vista elettorale.

L’evasione fiscale in Italia è difficile da stimare, per ovvie ragioni. È nascosta, è liquida, è di difficili contorni. Le ipotesi più avvalorate sono che il totale dell’evaso sia tra i 150 e i 280 miliardi di euro.

Le stime più recenti danno l’ammanco per l’erario a 180. 180 miliardi di euro l’anno sono una cifra molto importante, considerato che spesso si sono dovute alzare le tasse (a coloro che le pagano) per finanziare manovre in extremis da 2 o 3 miliardi.

150 miliardi equivalgono alla somma di IRAP, trasferimenti fiscali a favore dell’INPS, dei bolli auto e gabelle medievali come le imposte di registro e bolli e bollini. E avanzerebbero abbastanza soldi per finanziare le Olimpiadi di Roma, i Mondiali e anche gli Europei.

Nel resto del mondo non è così, come spiegato in questo articolo.

Come si combatte l’evasione fiscale?

Innanzi tutto c’è la necessità che vi sia intenzione politica di abbatterla, che poi è lo scoglio principale. Gli evasori votano, come abbiamo detto, e sono abbastanza intelligenti da sapere chi conviene loro votare per continuare a farla franca. Non dimentichiamoci che sono anni che siamo il Paese con più yacht che milionari, con più auto di un certo valore che persone che se le possono permettere.

Seconda poi, il problema va analizzato in termini scientifici.

L‘evasione non è fatta esclusivamente da coloro che non possono evadere, come erroneamente si ritiene.

Anche quelli che non potrebbero evadere in realtà hanno strumenti per farlo. Una volta si portava l’esempio del notaio, che benché libero professionista era tenuto a dichiarare tutto. E infatti si è visto.

Non è possibile evadere sulle somme versate a titolo di emolumento o di pensione, come per i dipendenti o i pensionati, ma niente vieta che un dipendente prenda una certa somma in busta paga e una cert’altra somma direttamente in tasca: questo perché conviene al datore di lavoro che si evita i contributi e conviene al dipendente perché magari così entra in certe fasce contributive per accedere ad aiuti e sussidi, come gli assegni del Governo. Succede, non dico sia la norma ma nemmeno un caso raro.

Si può evadere dappertutto, e per cercare di arginare un fenomeno così dilagante bisogna per forza agire con strumenti efficaci, non terroristici e con giudizio. E analizzare un aspetto del problema alla volta.

 

L’evasione al dettaglio

Un tipo di evasione molto comune, e che contribuisce a fare quel montepremi di oltre 100 miliardi di euro annui, è sicuramente l’evasione al dettaglio. Lo scontrino non battuto. L’incassare sotto banco.

Consegna o non consegna dello scontrino.  Questo è il problema.

Consegna o non consegna dello scontrino.
Questo è il problema.

L’emissione dello scontrino fiscale è a volte obbligatorio, altre volte no. Dopo i blitz della Finanza a Cortina, Portofino, Milano, che scovarono gente che dichiarava 1 scontrino su 10, è iniziata in Italia una sorta di psicosi, che lì per lì ha portato tutti ad emetterli ma che piano piano, quando gli addetti ai lavori si sono accorti che erano solo manovre di facciata, ha perso ogni vigore. E siamo tornati alla situazione in cui lo scontrino o lo chiedi o non te lo fanno.

Però chiederlo è una scocciatura. C’è imbarazzo. C’è timore. Se poi il commerciante reagisse male? Perché prendersi questo onere? Non c’è un vantaggio immediato né tangibile nel richiedere uno scontrino. Mica sono uno della Finanza. Poi dentro al caffè mi ci mette acqua ragia. Lo faranno gli altri. No?

No. No perché nessuno se ne assume la responsabilità, perché è faticoso. Non c’è ragione. Per combattere l’evasione al dettaglio però è necessaria la collaborazione di chi compra. Perché le transazioni sono troppe per poter essere controllate tutte dalla Finanza, che non può che fare blitz a macchia di leopardo.

E come si ottiene la collaborazione del cittadino, volontariamente? Proponendogli un vantaggio.

Il vantaggio dell’emettere scontrino

Se il cittadino avesse un vantaggio nel ricevere lo scontrino, un vantaggio tangibile, monetario, a quel punto sarebbe tutto suo interesse chiederlo e il commerciante sapendo che il cliente lo vuole lo farebbe subito.

Il vantaggio è facile da trovare: l’IVA.

L’IVA è l’imposta sul valore aggiunto, e funziona così: Tu compri un prodotto e paghi l’IVA al venditore, che a sua volta la paga allo Stato. E lì il cerchio si ferma, senza chiudersi. Ma se noi aggiungessimo un altro passaggio e chiudessimo il processo, l’evasione al dettaglio si annullerebbe all’istante.

Cioè: lo Stato la paga a te l’IVA e tu torni in possesso dei tuoi soldi.

Il trucco sta nel portare la dichiarazione allo Stato che tu hai sostenuto una certa spesa. Lo scontrino fiscale riporta chi te lo ha emesso, quindi chi ha già versato l’imposta. Tu consegni lo scontrino, loro ti ridanno l’IVA. Lo Stato così si rende conto del reale volume d’affari che chi opera con i consumatori ha, e immediatamente tramite un semplice algoritmo può scovare chi non fa tornare il fatturato.

Inoltre, usando le carte invece che i contanti, non servirebbe più nemmeno avere lo scontrino, in quanto basterebbe stamparsi da casa il resoconto delle spese e poi consegnarlo all’Agenzia delle Entrate più vicina. O direttamente inviandolo per mail!

Nella realtà

Nella realtà lo Stato non potrebbe rinunciare all’IVA, in quanto ci paga dipendenti, servizi e prodotti. Però potrebbe renderne un po’ ai suoi cittadini, per avviare questo processo. Basta poco, con due conguagli semestrali, e la gente potrebbe portare a casa un assegno da diverse centinaia di euro. Lo Stato potrebbe mantenerla così com’è e poi rendere il 2%, portando l’aliquota reale dell’IVA al 20%, che oggi è 22%. Ma c’è di più e non si capisce come mai non sia mai stato fatto..

 

Evasione in Italia, report Corriere della S

Evasione in Italia, report Corriere della S

 

Non si capisce perché non l’abbiano ancora fatto! Questo abbassamento dell’imposta si pagherebbe da solo e anzi, renderebbe qualcosa alle casse dello Stato, perché automaticamente diverrebbe imponibile un montante oggi nascosto al fisco.

Ci guadagnerebbero tutti, in equità sociale, fiscale e morale.

La semplificazione della moneta elettronica contro gli evasori seriali

L’introduzione di una norma del genere porterebbe seri problemi logistici ed organizzativi. Poniamo che una signora pensionata vada a fare ogni giorno la spesa dal dettagliante e prende uno scontrino, poi prende il caffé al bar, due scontrini, poi prende il giornale, tre scontrini, quindi va a comprare un paio di scarpe, quattro scontrini, prende il pane, cinque scontrini, compra due fiori e torna in edicola per una penna, altri due scontrini e siamo a sette. Rientra a casa con un rotolo di carta. Ogni giorno fa operazioni di vario genere, e dopo un mese si trova con 500 scontrini da far registrare all’agenzia territoriale del fisco. Che a sua volta va nel panico. Registrare 500 scontrini a persona, copiando codice fiscale dell’acquirente, codice del venditore, partita iva, scorpora iva, ecc.. è qualcosa di impossibile.

Verrebbe in aiuto la moneta elettronica. Paghi con la carta ( bisognerebbe far abbattere le commissioni sulle transazioni prima! ), ritiri lo scontrino, lo porti a casa, lo pieghi e lo lanci nel cestino. Infatti tutti i pagamenti sono registrati dal gestore (CartaSi, VISA, la tua banca, ecc..) . Poi quando vai all’agenzia a depositare le spese, o porti nome utente e password di un sito dedicato a questo tipo di rendicontazione ( ci vogliono 20 minuti a metterlo su per una finanziaria ), oppure porti una penna usb/mandi una email/ti logghi sul sito dell’agenzia fiscale, consegni il file e firmi di aver depositato. Dopo di che il computer processa il documento e ti arriva conferma della registrazione dove viene calcolato l’importo che potrai richiedere tra qualche mese come rimborso IVA.

Quindi si porterebbe avanti il progetto di progressiva limitazione della moneta cartacea a favore di quella elettronica per la contentezza dei pirati informatici.

 

Se questo procedimento fosse preso e attuato, l’evasione al dettaglio scomparirebbe nel giro di qualche mese.

Questo non significa che il problema sarebbe eradicato del tutto. C’è l’evasione dei liberi professionisti che non emettono IVA, gli affitti a nero (che si potrebbero risolvere in modo simile), l’evasione internazionale con le triangolazioni sui paradisi fiscali, che muovono somme importantissime, il lavoro non regolare.

Poi senza dubbio una mano non la dà la legislazione compiacente che, come si può vedere tratta con molta dolcezza i reati fiscali. In più il sistema italiano è improntato alla complessità, per cui mentre in America l’amministrazione ha 90 giorni per segnalarti un errore nelle dichiarazioni, in Italia la situazione ha fatto sì che si debbano tenere i documenti per 5 anni. E ha fatto sì che venisse istituita una agenzia di riscossione come Equitalia, che benché dai modi poco accomodati ed irruenti, riesce a essere forte solo con i piccoli ma non coi forti e grandi evasori, recuperando in media solo il 5% dell’evaso.

Però, detto tutto questo, se da qualche parte non si comincia, non si finisce.

 

 

Paesi in EU per evasione

Paesi in Europa per evasione

 

 

 

6 Comments to Come combattere l’evasione fiscale al dettaglio

  1. SONO SICURO CHE SE COL 7/30 SI SCARICASSERO TUTTE LE SPESE DEL 50 X CENTO OGNI CITTADINO HA L’OBBLIGO DI CHIEDERE LO SCONTRINO E TUTI I COMMERCIANTI LO DEVONO RILASCIARE CATEGORICAMETE COSI FACENDO TUTTO E’ TRACCIABILE, I CITTADINI RISPARMIEREBBERO UN PO’ E LO STATO RIDURREBBE L’EVASIONE DI TANTO

  2. Giuseppe Vitali

    Mi fa piacere che qualcuno ora sostenga che portando in detrazione l’I.V.A. si sconfiggerebbe l’evasione fiscale e non solo, evidentemente aver inondato il Paese in questi ultimi 20 anni con la proposta di legge di permettere al lavoratore dipendente ed ai pensionati (anche altre categorie potrebbero essere autorizzate a detrarre l’I.V.A. esempio le cosiddette partite I.V.A.) comincia a dare i suoi frutti.
    Tanto per cominciare facendo una seria lotta all’evasione fiscale non solo si recupererebbero risorse per risolvere tutti o quasi i problemi di questo Paese, ma si annullerebbe anche la corruzione che per la Corte dei Conti era stimata in 60 miliardi di euro nel 2010, mentre agenzie internazionali ora la stimano in Italia tra i 70 e gli 86 miliardi di euro l’anno. ORMAI ANCHE I MENO “DOTATI” HANNO CAPITO CHE LA CORRUZIONE SI PAGA CON FONDI NERI CREATI CON L’EVASIONE FISCALE.
    L’evasione fiscale, benché molti “esperti” e politici ci continuino a raccontare che è di 120.000.000.000 di euro l’anno (studi fatto da Confindustria tra il 2009 e 2010) questa è molto più alta, oltre i 300 miliardi di euro l’anno.
    in ogni caso per i più scettici che vogliono ancorarsi alla barzelletta dei 120 miliardi anno, almeno a questi gli dovrebbero aggiungere i 60 miliardi per corruzione dichiarati nel 2011 ( per l’anno 2010) dalla Corte dei Conti.

    Pensate cosa si potrebbe fare con 300 miliardi di euro recuperati:
    300.000.000.000 : 4.000.000= 75.000 ossia si potrebbero dare qualcosa come 4.000.000 di nuovi posti di lavoro (veri) con uno stipendio di 75.000 euro lordi l’anno, che ridarebbero nelle casse dell’INPS ulteriori 84.000.000.000 di euro l’anno e circa 60.000.000.000 di euro l’anno di ulteriori soldi come IRPEF. Più 40.000.000.000 di euro come TFR.

    Sempre per i più scettici con 200 MLD recuperati si darebbero 2.666.666 (numero periodico) nuovi posti di lavoro sempre con 75.000 di stipendio lordo annuo, che ridarebbero nelle casse dell’INPS ulteriori 56.000.000.000 annui e circa 40.000.000.000 di euro l’anno come IRPEF ulteriori. Più 27.500.000.000 come TFR.

    Per finire con 100.000.000.000 di euro l’anno recuperati si potrebbero dare 1.333.333 (numero periodico) nuovi posti di lavoro sempre con uno stipendio di 75.000 euro lordi l’anno che ridarebbero nelle casse dell’INPS ulteriori 28.000.000.000 e di ulteriori 20.000.000.000 come IRPEF. Più 13.500.000.000 come TFR.

    Quindi come la si vuol guardare in ogni caso si risolverebbero tutti i problemi o quasi di questo Paese: lavoro, pensioni,deficit pubblico, corruzione, etc. etc.

    Tra l’altro questo metodo di permettere la detrazione dell’I.V.A. ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati non costerebbe nulla allo Stato in quanto i circa 30.000.000.000 di euro da restituire ogni anno sarebbero compensati dall’attuale I.V.A. evasa, 36.000.000.000 di euro l’anno come dichiarato nel 2012 dalla Corte dei Conti, e da me sempre sostenuto nel corso di questi 20 anni.
    Perché non si usa un modo così semplice per eliminare l’evasione fiscale? Forse perché con l’evasione fiscale si pagano le mazzette e corruzioni varie ai politici come ha dimostrato in questi ultimi 20 anni la magistratura? perché i finanziamenti illeciti ai partiti provengono anche loro dall’evasione fiscale?
    Mentre, in questo Paese di naviganti, poeti etc. guarda altrove i suicidi sono aumentati negli ultimi 3-4 anni del 44.7%, gli italiani sono sempre più poveri e le condizioni generali del Paese sono sempre peggio.

    Giuseppe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.