Come aumentare investimenti esteri in Italia pt.2

By -

[Leggi prima la parte 1, come aumentare gli investimenti esteri in Italia pt.1]

Abbiamo detto che il mercato del lavoro flessibile in Italia non attira gli investitori. La flessibilità del mercato del lavoro è un pregio, evidentemente, in Paesi in cui la manodopera non è necessario sia particolarmente specializzata e il valore aggiunto che un lavoratore può apportare è marginale tanto quanto è marginale il costo di tenerselo in azienda.

L’Economist, sempre vigile sulle graduatorie, ha pubblicato una tabella in cui elenca i Paesi europei più appetibili dagli investitori (anche quelli non finanziari, che, di nuovo, è quelli che gli IDE vorremmo fossero).

Ease of doing business, si chiama. Facilità di fare business. La tabella va letta così: più bassi si è, meglio è. E che cosa si scopre?

Tabella Economist di fine 2014, dati World Bank

Tabella Economist di fine 2014, dati Banca Mondiale

Si scopre che: A) l’Italia è il penultimo Paese peggiore d’Europa, ci salviamo con la rimessa dal fondo. B) il costo del lavoro non è tenuto in considerazione.

Ease of doing business è un indicatore sintetico della Banca Mondiale, il cui elenco è reperibile qui, e dice: “A high ranking (a low numerical rank) means that the regulatory environment is conducive to business operation.” Ease of doing business, facilità di fare affari, e quindi investimenti, legato a regulatory environment, cioè insieme delle leggi e regolazioni. Su wikipedia inglese c’è la pagina: è un indicatore per misurare la facilità con cui è possibile fare affari, e si basa unicamente sull’ambiente legislativo e regolamentare.

Negare che gli oneri che uno si deve sobbarcare per avviare un’investimento non siano un elemento preso in considerazione è folle. Nella rendicontazione e nella scelta dell’investimento, sicuramente entrano in gioco i costi fissi che incideranno sul bilancio. Non solo, l’Italia sconta un fattore negativo, che è l’aver deciso di far pesare sul lavoro anche le assicurazioni sociali.

All’estero le assicurazioni sociali sono pagate dalla collettività, tasse in generale, mentre nel costo del lavoro sono compresi solo gli oneri contributivi, la pensione. Le assicurazioni, cioè quelle che ti coprono in caso di malattia sul lavoro, danni alla persona e così via sono pagati tramite la fiscalità generale e comportano un aggravio al momento dell’assunzione di un dipendente. Detto questo..

Costo del lavoro in Europa

Costo del lavoro in Europa nel 2013, dati OCSE

Un importante quotidiano nazionale si è reso conto che in Italia il lavoro è, per il Paese che è e il mercato che rappresenta, molto contenuto. Tra i “grandi” europei, solo il Regno Unito presenta costi minori, tra l’altro sobbarcandosi costi sociali enormi (disparità e disuguaglianza ai massimi storici). (E l’Italia, che è qualche gradino avanti, è il secondo Paese afflitto da disparità. Non è ovviamente una coincidenza.)

Certo, è di sicuro più costoso che in Cina o che in Bulgaria, e anche in Spagna, ma è meno costoso della Danimarca, del Lussemburgo, della Francia, dell’Olanda, della Finlandia, della Germania, dell’Austria.

Quindi, visto che questi Paesi ricevono più finanziamenti ed investimenti, tra europei il costo del lavoro dovrebbe avvantaggiarci (queste ricerche sono anteriori alle ultime manovre per ridurre il costo del lavoro: evidentemente avranno pochissimo effetto per gli investitori esteri).

Ma così non è: siamo fuori dalle classifiche. La verità è che nel considerare un investimento il costo del lavoro è compreso nella decisione di spostarsi su un certo mercato. Se investi in Europa occidentale, quindi Germania, Francia, Italia, UK, Paesi Bassi, sai che il costo il lavoro è comunque alto.

Quelle che vengono prese in considerazione sono due variabili molto più importanti:

  1. Il rendimento dell’investimento
  2. Il quadro normativo

Il rendimento è ovvio. Un investimento viene fatto perché abbia un rendimento, un Valore Attuale Netto superiore a zero. Si investe per guadagnare, almeno così fanno i privati. Quindi se l’impresa è un’impresa che vuole aprire un centro R&S guarderà alla qualifica dei laureati, alla loro preparazione. Se è un’impresa B2C, cioè che si rivolge al pubblico guarderà se il mercato comprerà il suo bene, o se la manifattura sarà buona abbastanza da poter esportare anche il bene all’estero, anche nel resto d’Europa. E al momento con il mercato interno in pieno fallout, le imprese B2C non hanno particolare interesse. Però prima della crisi il mercato interno tirava. Se non investivano nemmeno allora il problema evidentemente non era qui..

Ma era nel quadro normativo. Il quadro normativo comprende sì anche le leggi sul lavoro, ma abbiamo visto che l’Italia è un Paese molto conveniente per aprire uno stabilimento. Le possibilità di licenziare a costi contenuti sono alte, a differenza della Germania o dell’Olanda, della Francia o della Norvegia. Inoltre il costo del lavoro è contenuto a sua volta. Per quadro normativo si intende l’insieme di leggi che regola il commercio, cioè la giustizia civile. E qui l’Italia è messa in modo disastroso.

Vi do un esempio.

Poniamo che a Milano e a Lugano, il 1° gennaio 2015 siano state avviate 2 cause per insoluto, una variabile che l’Economist prendeva nel suo grafico qui sopra. Cause identiche: stesse circostanze, stesse somme, mettiamo un milione, però una tra due imprese milanesi, l’altra tra due imprese del Ticino. Dopo 4 anni in Italia l’impresa arriva al primo grado di giudizio. Ne mancano 2. A Lugano l’insoluto aveva già passato il terzo grado da un pezzo.

(fonte: OCSE, Giustizia civile: come promuovere l’efficienza)

In Svizzera servono 368 giorni in media, un anno, per andare dal primo grado alla cassazione. In Italia servono 2900 giorni per fare la stessa cosa.

A Lugano come a Berna, per il primo grado servono 130 giorni, 4 mesi. In Italia 520, 17 mesi. L’OCSE nel rapporto fa notare che non si tratti di investimenti in Giustizia, come quota PIL destinata alla macchina giudiziaria, bensì di impianto normativo. Cioè: non si tratta di dare soldi, ma di fare le leggi per bene, altroché! 

Il fatto che poi il codice italiano dia molta libertà ai giudici di interpretare le varie situazioni, per esempio sui licenziamenti, lasciando molto aleatorio il risultato di un processo, è un danno enorme. In Germania se non paghi un debito commerciale, chi ha subito il danno sa che entro un certo tot avrà ragione e sarà rimborsato. In Italia no: può succedere che un cavillo annulli il processo, può succedere che tirandola per le lunghe vada in prescrizione, può succedere che il giudice sia corrotto e chiuda il procedimento. È un danno enorme per gli affari.

Investimenti che portano lavoro

Investimenti che portano lavoro

E per attrarre investimenti esteri come si fa allora?

Per attrarre investimenti esteri in Italia ci sono soluzioni veloci, a zero spese e molto efficaci.

Prima di tutto, una riforma seria del codice civile e codice tributario. Riformare questi due codici può essere lungo: il codice civile è uno strumento fondamentale per il commercio, si gioca col fuoco. Come fare? Dove si può trovare velocemente un modello, magari anche in italiano (così che anche il senatore Razzi lo capisca), che sia sinonimo di efficienza, efficacia e sicurezza? Basta alzare un poco lo sguardo che.. spunta il Ticino. Il Ticino è un Cantone svizzero che ha come lingua ufficiale l’Italiano. Il PIL pro capite è il doppio che in Italia. Eppure sono come i lombardi, campani, toscani e veneti. Prendiamo a riferimento il codice civile ticinese, il suo diritto commerciale e il diritto tributario. Funzionano! Quelli italiani no! Una riforma così drastica avrebbe riflessi positivissimi sugli investitori, in Europa e anche in Italia stessa.

Potrebbero essere necessarie delle commissioni parlamentari per discutere, e potrebbero volerci uno o due anni (lavorando seriamente, è chiaro). Questo attrarrebbe immediatamente investitori, perché della Svizzera si fidano. Se li imiti e prendi le loro regole commerciali guadagni punti in credibilità. E poi non è che si perda niente di eccezionale. I codici italiani sono pieni di norme ridondanti, scritte in modo criptico e talvolta incomprensibili a chi non mastica linguaggio giuridico.

Seconda poi, cercare di imitare la Germania e la Svizzera dal punto di vista della burocrazia. La Svizzera non è vero sia poco burocratica, nel senso che è un Paese tutt’altro che privo di regole e controlli, che anzi uguagliano quelli dell’Italia. Solo che sono effettuati in modo snello e trasparente.  La Germania è a sua volta burocratizzata, ma meno del Bel Paese. Prendiamo i due modelli, guardiamo quali procedure e quali processi prendere da uno e quali dall’altro, dopo di che assembliamo un modello migliore da usare per noi.

Terzo, infine, avere un Parlamento più consapevole dei suoi doveri. Gli affari e gli investimenti si basano sulla sicurezza del diritto. È una condizione fondamentale. Un Parlamento che ha una linea di fondo nello sviluppo della legislazione, a prescindere dalle forze coinvolte e dalle maggioranze, fa sì che le imprese intravedano più o meno che situazione ci sarà tra tot anni. Se fai un’investimento in capitale fisso che ammortizzi in 30 anni, sarai interessato a capire che succederà con ragionevole probabilità in questo lasso temporale, no? Poi gli imprevisti sono imponderabili. Però avere un Parlamento serio dà un’immagine e una sicurezza che tranquillizza gli investitori industriali. Avere onorevoli che sono mezzi showman, altri che stanno lì a fare le belle statuine, altre che ricoprono incarichi delicati solo perché dotate di un gran bei seni, sicuramente spopolano sui siti internet. Ma non nei CdA delle imprese multinazionali.

Per attrarre investimenti esteri non serve altro. Certo, una tassazione più leggera, una scuola migliore, un mercato più vivo aiutano, ma queste cose, da sole, fanno l’80% del lavoro.

 

1 Comment to Come aumentare investimenti esteri in Italia pt.2

  1. Hello Web Admin, I noticed that your On-Page SEO is is missing a few factors, for one you do not use all three H tags in your post, also I notice that you are not using bold or italics properly in your SEO optimization. On-Page SEO means more now than ever since the new Google update: Panda. No longer are backlinks and simply pinging or sending out a RSS feed the key to getting Google PageRank or Alexa Rankings, You now NEED On-Page SEO. So what is good On-Page SEO?First your keyword must appear in the title.Then it must appear in the URL.You have to optimize your keyword and make sure that it has a nice keyword density of 3-5% in your article with relevant LSI (Latent Semantic Indexing). Then you should spread all H1,H2,H3 tags in your article.Your Keyword should appear in your first paragraph and in the last sentence of the page. You should have relevant usage of Bold and italics of your keyword.There should be one internal link to a page on your blog and you should have one image with an alt tag that has your keyword….wait there’s even more Now what if i told you there was a simple WordPress plugin that does all the On-Page SEO, and automatically for you? That’s right AUTOMATICALLY, just watch this 4minute video for more information at. Seo Plugin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.