Chi ha paura del robot? Luddismo 2.0 in arrivo con la rivoluzione robotica

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(In diretta dalla ESC Business School, Rennes, Francia)

Luddismo 2.0, tutto a dritta!

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L’ascesa delle macchine negli Stati Uniti ha cambiato profondamente, anche se in maniera sotterranea, il mercato del lavoro USA. Tutte quelle mansioni nel manifatturiero profondamente semplici e routinarie sono state sostituite con grandi risparmi per le aziende e netti miglioramenti della produttività. In termini meno sofisticati, le macchine hanno sostituito le persone. Che sono finite disoccupate.

Quindi è stata gestita con molta discrezione la cosa, quasi come se non fosse successa. Ma non in Giappone, dove i Robot vengono accolti dal primo ministro del governo di Shinzo Abe come un modo elegante per gestire il Paese e la sua popolazione che invecchia, una forza lavoro che diminuisce e una forte avversità all’immigrazione.

Il Giappone in realtà è un Paese già profondamente robotizzato. Abe però vuole di più e ha chiesto alla nazione la sua “rivoluzione robotica”, dando incentivi alle aziende in un piano quinquennale di R&S su macchine intelligenti da usare nel manifatturiero, grande distribuzione e sanità. Gli analisti prevedono un’espansione del mercato robotico dai 660 miliardi di yen odierni (circa 5,5 miliardi di euro) a 2400 miliardi di yen entro il 2020.

Hajime Shoji, head area Asia-Pacifico della BCG, intervistato da Bloomberg dice: “la carenza di manodopera è una questione così grave che le aziende non hanno altra scelta per aumentare l’efficienza e rimanere competitive. Il potenziale di crescita è enorme: entro il 2025 i robot potrebbero radere del 25% il corso del lavoro di una fabbrica in Giappone”.

Anche la GDO ha il suo pallino nella gestione automatizzata, e la Toho Holdings Co. ha investito 10 miliardi di yen in una nuova fabbrica, operativ da gennaio, profondamente robotizzata. Impiega circa 130 lavoratori, la metà rispetto a imprese comparabili. La produttività del robot rispetto al lavoratore è più alta del 77% per quel che riguarda la movimentazione di materiali e del 65% per il così detto voice-picking.

“Abbiamo voluto abbassare le nostre esigenze per la manodopera, era complesso trovare persone” spiega Mitsuo Morikubo, CEO della società.

“I nostri dipendenti gestiscono i lavori meno faticosi e più complessi dal punto di vista cognitivo”.

Robot di servizio e Colf

Le prossime frontiere della robotizzazione non sono però le automazioni nella produzione, bensì lo svolgimento dei servizi più semplici, come i servizi agli anziani: portare e muovere oggetti, aiutare la deambulazione, eseguire semplici compiti su comando.
Qualcosa già visto in “Io, Robot”, film con Will Smith dove gli anziani vengono aiutati da robot/androidi che si prendono cura della loro salute. Poi, nel film, incidentalmente, tentano di ammazzarli, ma siamo sicuri che la realtà sarà meno amara.

Il contrario: uomini che odiano i robot

Potrebbe accadere il contrario infatti. In un’area come quella dell’Asia-Pacifico, ad alta intensità di manodopera, l’automazione potrebbe portare ad un’ondata di disoccupazione. I robot di servizio potrebbero poi dare ilo da torcere alle varie colf, creando seri problemi a livello economico e – a ruota-  di ordine pubblico. Il luddismo non è uno scenario da considerare irrealistico.

 

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