Che fine ha fatto Schettino? E il comandante sudcoreano?

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Nel mondo ci sono stati, nel giro di breve, due eventi nefasti

Il naufragio della Costa Concordia, al largo dell’Isola del Giglio, e il naufragio del traghetto Sewol affondato il 14 aprile al largo delle coste meridionali della Corea del Sud.

Italia, Sud Corea.

Schettino a processo

Schettino a processo

In Italia

La Costa Concordia, una nave da crociera di 290 metri e larga quasi 30, è naufragata dopo aver battuto contro uno scoglio sottomarino vicino alla riva. La nave, da quel che si apprende, stava probabilmente facendo un’inchino all’Isola, pratica sembra nota agli isolani, un saluto, quando qualcosa è andato storto.

Il comandante, Francesco Schettino, ha preso male le misure per portare di nuovo la nave in rotta e quindi ne ha perso il controllo facendole colpire la costa.

Sulla nave si trovavano oltre 4000 persone, di cui 1000 erano addetti ai servizi, sparsi tra sala macchine, ponte di comando e servizi alberghieri. Sono morti in 32.

Queste vittime sono state imputate a Schettino, che aveva agito in modo del tutto inaccettabile per un ufficiale di grado: invece di agevolare le evacuazioni ed assicurarsi che tutte le persone fossero in salvo, come è da prassi (il comandante è l’ultimo che abbandona la nave), lui aveva preso un gommoncino e, dopo essere scappato da una scala di prua, era arrivato a terra durante le procedure di emergenza.

Quando Gregorio De Falco, il comandante della Capitaneria di Porto pronunciò il famoso “Schettino, torni a bordo cazzo!“, lui era già sulla battigia che osservava la nave inabissarsi su un lato e inghiottirsi via oltre 30 passeggeri.

In Italia il processo di primo grado è ancora in corso.

In Corea

In Corea succede che Lee Jun-Seok, capitano del Sewol, un traghetto, abbandoni la nave e i passeggeri usando i mezzi di soccorso giunti per dare una mano. Lasciava sulla nave ben 476 passeggeri, la cui maggior parte erano studenti in gita. I morti sono stati oltre 300. 

Sud Corea, I soccorsi attorno al traghetto inabissato

Sud Corea, I soccorsi attorno al traghetto inabissato

La tragedia avveniva il 14 aprile 2014 e a inizio 2015 Lee Jun-Seok, è stato condannato dalla corte di Gwangju a 36 anni di carcere. Lui che ne ha 69. E gliè andata bene: se fossero state confermate a suo carico le accuse di omicidio, sarebbe andato incontro la pena capitale. È stato condannato per “colpevole negligenza”, ed insieme a lui finiranno in carcere altri membri dell’equipaggio, condannati a 30 anni.

Ha fatto scalpore il fatto che il comandante avesse ordinato ai passeggeri di rimanere nelle loro cabineini attesa dei soccorsi, di fatto condannandoli, mentre lui e l’equipaggio alzavano i tacchi. Le indagini sono surate 7 mesi e il presidente sud coreano Park Geun-hye si è detto molto insoddisfatto delle pene, ritenute leggere.

Di nuovo in Italia

Schetino, durante le indagini, non è che se la sia passata proprio male.

È stato invitato ad un seminario organizzato il 5 luglio al circolo Areonautica Casa dell’Aviatore di Roma, da un ingegnere. Siccome l’incontro era organizzato da un professore della Sapienza, un certo Mastronardi, il rettore, indagato, si è molto indgnato; Luigi Frati ha dichiarato ” valgono i tre gradi di giudizio, come per me. Oppure no?”. Precedentemente aveva definito “una scelta indegna ed inopportuna invitare un rinviato a giudizio per reati così gravi all’università che è una comunità educante”.

 

Schettino non ha avuto esitazione nel rendere pan per focaccia con le dichiarazioni:
Vorrei sottolineare il pulpito da dove proviene la predica. Come scrive il Corriere della sera del 28 aprile 2014 – dice Schettino – il magnifico rettore risulterebbe plurindagato. Leggo con indignazione in merito alla condotta ed i trascorsi di Luigi Frati della Sapienza di Roma, il quale ha espresso principi di moralità inerenti il mio intervento che è stato solo un commento un video in 3D realizzato da alcuni tecnici. Qualora fosse vero – conclude il comandante – è veramente sconcertante venirne a conoscenza”.

Solo in Italia accadono queste cose. Schettino, poi, era stato ripreso alla guida di un gommone da diverse centinaia di cavalli benché gli fosse stata requisita la patente nautica (il limite senza patente è 40 cavalli), a prendere il sole. 

Quindi, con la celebrazione del processo, ha iniziato a giocare allo scarica barile, rimanendo però solo: tutti gli altri indagati patteggiando si erano sfilati. L’ultima è stata definire l’ira di De Falco una ritorsione, che aveva infangato la marina.

Schettino sul motoscafo senza patente

Schettino sul motoscafo senza patente

Schettino aveva detto di essere stato ghettizzato, preso di mira, ma il pubblico ministro lo aveva preso di petto: “Non ci sono altri imputati in questo processo, Schettino è qui da solo perché gli altri” che hanno patteggiato nel 2013 “hanno scelto un’altra strada processuale. L’unicità dell’imputato è dovuta a scelte sue. La sua condotta ha una peculiarità che lo mette al centro. Gli altri erano suoi subordinati, Schettino era il dominus della gestione dell’emergenza”.

 

Il pubblico ministero ha chiesto una condanna di 26 anni. E noi chiediamo gli venga comminata.

Aggioramento:

 

Schettino è stato condannato a 16 anni e 1 mese di reclusione.

 

 

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