Che botta di (caro) vita!

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Durante la conferenza di fine anno, l’attuale Presidente del Consiglio ha ricordato come il suo governo abbia abbassato le tasse per la prima volta nella storia (?), si sia prodigato per far ripartire l’economia (?), abbia fatto riforme necessarie (?) perchè ce lo chiede l’Italia (?), non l’Europa.

Fatto sta che dopo tutti questi bei discorsi, spunta fuori un dossier che mostra come le tariffe pubbliche siano aumentate in modo vertiginoso in Italia ( della serie: non ce ne eravamo accorti ), più che in ogni altro Paese fatta eccezione per la Spagna.

Si parla, qui, di tariffe amministrate, quindi che vengono decise dall’amministrazione, non dal mercato.

La CGIA di Mestre, autrice di questo report, dice che a fronte di una inflazione dal 2004 al 2014 del 20%..
l’acqua è aumentata del 79,5%, cioè 59,5% di aumento secco.
l’energia è aumentata del 48,2% cioè 28,2% secco.
i pedaggi sono aumentati del 46,5% cioè 26,5% secco.
i biglietti del treno del 46,3% cioè 26,3% secco.
il gas è aumentato del 49,2% cioè 29,2% secco.
i trasporti urbani del 41,6% cioè 21,6% secco.
i taxi del 31,6% cioè 11,6% secco.
i servizi postali del 27,9% cioè 7,9% secco.

Unica consolazione, i servizi telefonici, calati del 15,8%, cioè del 4,2% al netto dell’inflazione.

C’è da dire, come sottolinea anche Bortolussi, che i costi dell’acqua sono e rimangono ancora tra i più bassi d’Europa, ma questo è l’unico caso. Tutto il resto è fuori scala.

Come i rifiuti: “Gli aumenti dei rifiuti sono del tutto ingiustificati. Negli ultimi 7 anni abbiamo visto una caduta senza precedenti nei consumi delle famiglie, che quindi hanno prodotto meno rifiuti. Però, benché meno materiali da processari, i costi sono aumentati ogni anno.”; Il segretario della CGIA rincara:” si pensi che nell’ultimo anno, passando da Tares a Tari, gli italiani hanno pagato oltre il 10% in più, il 12,2%! L’inflazione nello stesso periodo è stata solo dello 0,3%”. Un +11,9% secco in un anno. E poi dicono che i consumi sono depressi.

Benché gli aumenti del gas, energia e trasporti siano riconducibili agli aumenti che hanno interessato le materie prime e i tassi di cambio ( solo recentemente c’è stata un’inversione sulle risorse naturali ), molti degli aggravi sono dipesi direttamente dalle gabelle fiscali.

Un ultimo appunto é quello sulle liberalizzazioni: “Benché si paghi di più rispetto a prima, i servizi resi sono, nel migliore dei casi, rimasti di pari qualità a quando lo Stato gestiva questi affari”.

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