Aziende acquisite da stranieri, che tragedia! La lista delle più grandi e recenti.

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Aziende acquisite da stranieri, che tragedia! La lista delle più grandi e recenti.

La HeidelbergCement che acquisisce Italcementi dei Pesenti, con un’offerta cash di 1,66 miliardi di euro non fa che riportare a galla la ferita che dilania l’Italia. L’esodo di grandi imprese che spariscono. L’Italia già ne ha poche, toglietele pure quelle che ha e diventa una nazione schiava di medio piccole.

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Schiavi dall’estero

Parole dure? No, se uno ci riflette. L’estro italiano ha fatto sì che gli imprenditori creassero le così dette Multinazionali Tascabili, aziende di medie dimensioni che riescono a raggiungere mercati lontani e a prosperare a discapito delle dimensioni. Ma per prodotti più mainstream e meno di nicchia, che garantiscono grandi quantità di lavoro e quindi fatturati, avere big player è importante.

Il caso della Francia e della Germania

La Francia forse è un caso limite, ma di sicuro molto lungimirante. Si è dotata di un apparato di multinazionali, tutte supportate più o meno direttamente dallo Stato (e ancora oggi è così) e grazie a quelle consente di tenere in vita un apparato di medie piccole imprese. E la Germania, ancora di più. Il paese europeo che più ci somiglia ha puntato molto sulla creazione di campioni nazionali, che si riforniscono tramite indotti di PMI. Le grandi multinazionali, poi, portano il prodotto finito a giro per il mondo.

Se all’Italia manca questo ponte, che fine faremo?

Costruire gruppi importanti è strategico, perché consente la sopravvivenza di un’economia in un momento in cui si affacciano sul mercato grandi imprese che vantano bacini nazionali di miliardi di persone (vedi: India e Cina, oppure USA e NAFTA). Inoltre consente di costruire competente manageriali da esportare: nelle imprese acquisite il management è sempre e categoricamente estero. Per un semplice motivo: fa il gendarme che cura gli interessi dell’impresa ammiraglia.

La Lista

Fa quindi molto male leggere quante imprese se ne sono andate e come il sistema non sia riuscito a fare quadrato per garantirsi la sopravvivenza. Un esempio su tutti? Lo smembramento della SME ha avvantaggiato i vari Nestlé svizzeri, o produttori cesarei francesi (Lactalis e Danone). Invece di fare un player nazionale, si è preferito dare all’estero. Quel che mi sorprende, poi, è l’inattività dei gruppi che rimangono. Perché Ferrero o Barilla non cercano di ingrandirsi tramite campagne aggressive di M&A e lasciano agli stranieri i concorrenti?
Perché siamo il Paese con più griffe di lusso nella moda ma non abbiamo una Holding alla LVMH, Koering o Richmont? Fortuna che Bonomi, cavaliere bianco bolognese, che ora ha in mano Aston Martin ed è l’unico fondo italiano che regala gioie (Ducati a parte), ci stia facendo un pensierino..

  1. Gelati Motta
  2. Antica Gelateria del Corso
  3. La Valle degli Orti
  4. Motta
  5. Alemagna
  6. Buitoni salse
  7. Sanpellegrino
  8. Levissima
  9. Recoaro
  10. Vera
  11. San Bernardo
  12. Acqua Panna
  13. Galbani
  14. Locatelli
  15. Invernizzi
  16. Carapelli
  17. Sasso
  18. Friol
  19. Ferretti
  20. Mochi
  21. Itama
  22. Riva
  23. Italcementi
  24. Krizia
  25. Loro Piana
  26. Bulgari
  27. Gucci
  28. Bottega Veneta
  29. Dodo
  30. Serio Rossi
  31. Brioni
  32. Valentino
  33. Cavalli
  34. Gianfranco Ferrè
  35. La Rinascente
  36. Poltrona Frau
  37. Fiat
  38. Lancia
  39. Lamborghini
  40. Ducati
  41. Alfa Romeo
  42. Edison
  43. Saras
  44. Wind
  45. Ansaldo Breda
  46. Fiat Ferroviaria
  47. Tibb
  48. Pirelli
  49. Merloni
  50. (e sfortunatamente altri..)

Nel 1993 gli svizzeri della Nestlè si comprarono il marchio Italgel (Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti) ed il Gruppo Dolciario Italiano (Motta e Alemagna). Quest’ultimo è poi ritornato in mani italiane grazie alla Bauli di Verona. Attualmente Nestlè controlla l’ex Italgel insieme a surgelati e salse Buitoni. Il colosso elvetico possiede anche l’acqua minerale Sanpellegrino e controllate (Levissima, Recoaro, Vera, San Bernardo e Panna). Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori sono proprieta’ di Lactalis, il Re del Camembert che si è comprato Parmalat nel luglio del 2011, mentre gli oli Cirio-Bertolli-De Rica sono stati presi nel 1993 da Unilever, che poi li ha ceduti nel 2008 alla spagnola Deoleo, già titolare di Carapelli, Sasso e Friol.
C’era una volta in Italia la prima multinazionale al mondo di yacht, la Ferretti. Che è stata acquistata da Shandong Heavy Industry-Weichai Group. Le collezioni di Krizia  è invece andato ai cinesi di Marisfrolg Fashion Co. Grandi predatori sono anche i francesi: Lvmh, titolare di Loro Piana e di Bulgari, e Kering che ha fatto man bassa di marchi, da Gucci a Bottega Veneta, da Pomellato a Dodo, da Sergio Rossi a Brioni. Valentino è nelle mani di Mayhoola Investments (Qatar) e quel che resta di Gianfranco Ferrè di Paris Group (Dubai), mentre La Rinascente appartiene alla thailandese Central Group of Companies. In mani americane e’ invece Poltrona Frau, rilevata da Haworth.

Parla francese Edison (Edf), e Saras è bilingue, controllata oltre che dai Moratti dai russi di Rosneft. E’ invece nelle mani della russa VimpelCom la compagnia telefonica Wind. Telecom è controllata, da poche settimane, dai francesi di Vivendi. Su Telecom si sta giocando una battaglia importante, in cui speriamo di riuscire a scamparla, in cui il Governo cerca tramite CDP di mettere un piedone nella compagnia. Fuori da Piazza Affari, State Grid of China ha il 35% di Cdp Reti, la scatola in cui sono detenute le partecipazioni di controllo di Terna e Snam, e Shanghai Electric il 40% di Ansaldo Energia.
L’industria ferroviaria nazionale è oggi completamente in mani straniere. La Fiat Ferroviaria è controllata da Alstom dal 2000, mentre la Tibb (Tecnomasio-Brown Boveri) è passata prima sotto la Daimler Benz-AdTranz (1996) e poi sotto la canadese Bombardier (2001).
E’ dello scorso 24 febbraio la vendita di AnsaldoBreda e del 40% di Ansaldo Sts alla giapponese Hitachi da parte di Finmeccanica. Sul fronte aerei, dell’anno scorso è lo sbarco di Etihad alla cloche di Alitalia.
Da marzo scorso Pirelli parla cinese: ChemChina è il nuovo socio forte del gruppo. Nell’ottobre 2014 la famiglia Merloni esce definitivamente dalla scena degli elettrodomestici: Whirlpool acquisisce il 56% del gruppo di Fabriano salendo al 60,4% ma intavolando una dura trattativa sugli esuberi conclusa solo la scorsa settimana.

 

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