In arrivo forti sconti sulla benzina! Petrolio sotto i 50$

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Benzina a 1,3 o 1,2? Diesel a 1€ al litro, anche in Italia?

Sembra un periodo buono per chi ha la macchina che consuma. Il prezzo del barile è sceso per la prima volta da quasi 6 anni sotto i 50 dollari al barile, confermando un trend che sta mettendo in ginocchio Russia e altri Paesi esportatori, ma che è frutto dell’incrocio tra una domanda in ascesa e una domanda in calo.

 

 

 

Offerta che aumenta

L’OPEC, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, un vero e proprio cartello economico che ha condizionato i mercati e le valutazioni come preferiva per oltre 40 anni, con la riunione di Vienna ha deciso di tenere la produzione invariata per mantenere le quote di mercato, in una situazione di prezzi in picchiata. Il primo produttore dell’OPEC, l’Arabia Saudita, si è detta intenzionata a mantenere la produzione al massimo, e di essere disposta ad accettare un barile a 20$. A inizio 2014 era a 100.

Benché si muova unita, all’interno ci sono numerosi malumori, a partire da tutti quei Paesi che col petrolio ci sopravvivono, come il Venezuela o l’Iran, in gravissima crisi per il prezzo ribassato. Infatti quei Paesi, come tutti quelli che puntano sull’export di risorse naturali, mettono a bilancio le previsioni sul prezzo e i barili che hanno intenzione di vendere, e su quelle entrate (previste) pianificano le spese sociali, gli investimenti militari e il welfare (quando c’è). La Russia, fuori dall’OPEC, come Paese esportatore sta vedendo diminuire giorno giorno le sue entrate pubbliche e questo ha avuto effetti disastrosi sulla moneta russa, il rublo, e sulle finanze pubbliche.

A rincarare la dose, un dossier dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha calcolato che, mentre nel 2014 le nazioni l’OPEC avevano ricavato 700 miliardi di dollari dalle spedizioni via nave del petrolio, ne potranno incassare solo 446 nei prossimi 11 mesi.

Nel disperato tentativo di rimetter a posto i bilanci, tutti gli Exporting Countries hanno tentato la strada della quantità per cercare di fare profitti: se i prezzi calano, bisognerà venderne di più per ottenere gli stessi guadagni. Se però tutti aumentano la produzione, l’offerta cresce in maniera esplosiva, e se la domanda non la segue (e non la sta seguendo), i prezzi calano ancora di più.

Ovviamente questo è un test per le compagnie americane che negli ultimi due anni hanno iniziato a produrre petrolio, bersaglio principale di questa scelta dell’OPEC. Con le nuove tecniche di estrazione, più costose delle convenzionali, gli americani hanno iniziato a vedere petrolio, cosa che non è andata giù ai vecchi produttori. Halliburton Company, una delle più grandi compagnie al mondo che fornisce apparecchiature per il fracking, la tecnica innovativa per estrarre petrolio, ha dichiarato l’11 dicembre che avrebbe licenziato 1000 lavoratori. Secondo Bloomberg Financial un prezzo inferiore ai 50$ è sotto il break even, il punto di copertura delle spese sostenute, per quasi tutti i principali produttori statunitensi, che infatti si preparano a fare tagli al budget.

E in Italia?

In Italia avremo numerosi vantaggi da un barile così basso. Fatta eccezione per le sofferenze che toccheranno Eni, che commercia petrolio, il Paese avrà una bilancia commerciale più leggera in uscita, visto che importa tutto il petrolio, e i derivati, come benzina e diesel, costeranno molto meno. Infatti iniziano già a spuntare i distributori che fanno prezzi impensabili solo qualche mese fa. La soglia della benzina a 1,2 e del diesel a 1 euro al litro inizia a sembrare possibile.

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